Decine di migliaia di cittadini cechi si sono radunati sabato nella spianata di Letná, a Praga, in una delle più grandi manifestazioni antigovernative dal 2019, esprimendo una forte opposizione al primo ministro Andrej Babiš e alle politiche del suo governo di coalizione.

Gli organizzatori del movimento Million Moments for Democracy hanno stimato una partecipazione superiore alle 200.000 persone, anche se le cifre ufficiali variano; molti partecipanti sventolavano bandiere ceche ed europee come simbolo del loro orientamento filo-UE.

La manifestazione, tenutasi sotto slogan come “Non ci lasceremo rubare il futuro”, si è concentrata sui timori di un arretramento democratico sotto la leadership di Babiš. Il miliardario populista, il cui partito Azione dei Cittadini insoddisfatti (ANO | PfE) è tornato al potere nel dicembre 2025 formando una coalizione con partner di destra ed estrema destra, tra cui il partito anti-immigrazione Libertà e Democrazia diretta (SPD | ESN) e il partito dei Morotisti (M | PfE), è stato criticato per alleanze viste come un orientamento del Paese verso modelli illiberali simili a quelli di Ungheria e Slovacchia.

I manifestanti hanno espresso preoccupazione per i tagli previsti alla spesa per la difesa, per possibili limitazioni all’indipendenza dei media pubblici e per un percepito allontanamento dal forte sostegno all’Ucraina nel contesto dell’invasione in corso da parte della Russia.

Molti hanno accusato il governo di adottare una linea di politica estera più filo-russa, respingendo posizioni chiave dell’Unione europea su ambiente, migrazione e aiuti a Kyiv. Gli oratori hanno messo in guardia contro l’erosione delle istituzioni democratiche, incluse le ONG, e hanno evidenziato le preoccupazioni per una proposta di legge sugli “agenti stranieri” che potrebbe colpire la società civile.

La manifestazione si è svolta in modo in gran parte pacifico, richiamando lo spirito degli storici raduni a Letná durante la Rivoluzione di velluto che contribuirono a rovesciare il comunismo. I partecipanti hanno esibito cartelli che criticavano “l’arroganza del potere” di Babiš e hanno espresso sostegno al presidente Petr Pavel, che si è scontrato con il governo su diverse questioni. Bandiere dell’UE e della NATO erano molto visibili, sottolineando l’impegno della folla verso le alleanze occidentali e l’integrazione.

La coalizione di Babiš ha affrontato crescenti proteste da quando è entrata in carica, inclusi precedenti raduni a febbraio a sostegno del presidente nel contesto di dispute sulle nomine ministeriali. I critici sostengono che l’agenda nazionalista del governo rischi di isolare la Repubblica Ceca dalle politiche principali dell’Unione europea e di indebolirne il ruolo nel sostegno all’Ucraina.

Come una delle più grandi manifestazioni di malcontento pubblico degli ultimi anni, il raduno di ieri segnala una polarizzazione crescente nella società ceca. Con l’amministrazione Babiš impegnata a bilanciare la propria base populista con le pressioni filo-occidentali, l’ampiezza della partecipazione suggerisce che l’opposizione resta forte e organizzata. Resta incerto se ciò si tradurrà in un cambiamento politico, ma ha certamente posto le questioni della democrazia, dell’allineamento all’UE e della sicurezza regionale al centro del dibattito nazionale.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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