Questa mattina all’alba, un’ondata di droni Shahed, prodotti da un’azienda iraniana, ha colpito la capitale, mentre i cittadini si recavano a scuola e in ufficio. Nessuna vittima, ma la paura è tornata a farsi sentire fra gli abitanti.
L’alba di questa mattina ha portato con sé il suono delle sirene e il fragore delle esplosioni. Alle 8:26 ora locale, le sirene antiaeree hanno squarciato il silenzio mattutino di Kyiv, cogliendo di sorpresa migliaia di residenti già in strada per iniziare la giornata lavorativa e scolastica.
Circa venti minuti dopo, la contraerea ucraina è entrata in azione contro un’ondata di droni di tipo Shahed, quasi trenta secondo i canali di monitoraggio, diretti verso le infrastrutture energetiche della città.
Il sindaco Vitali Klitschko ha rassicurato la popolazione via Telegram ribadendo che non c’è stato nessun incendio e nessuna vittima. I detriti dei droni abbattuti sono caduti nel centro della città e nei quartieri occidentali di Solomianskyi e Svyatoshynskyi.
L’allarme è rientrato alle 9:57, dopo oltre un’ora di tensione. Il colonnello Yurii Ihnat, portavoce dell’Aeronautica militare ucraina, ha precisato che nell’attacco non sono stati impiegati missili balistici, contrariamente ad alcune voci iniziali.
Ciò che rende questo attacco particolarmente significativo non è tanto la sua portata, quanto il momento scelto dai militari russi: l’ora di punta del mattino, quando le strade sono affollate e le scuole stanno aprendo i battenti. Una scelta che sembra pensata per massimizzare il trauma psicologico sulla popolazione civile, come descritto dagli intervistati dal The Kyiv Independent.
L’attacco di oggi non è un episodio isolato.
Appena due giorni fa, nella notte tra il 13 e il 14 marzo, la Russia aveva già lanciato un’offensiva combinata con missili e droni contro il territorio ucraino.
Nel corso dell’inverno appena trascorso, Mosca ha sistematicamente preso di mira le infrastrutture civili – reti elettriche, impianti di riscaldamento, centrali idriche – in quello che gli analisti militari descrivono come un tentativo deliberato di piegare la resistenza ucraina attraverso il gelo e il logoramento della popolazione.

