Il Commissario europeo alla difesa e lo spazio, il lituano Andrius Kubilius, l’ha detto molto chiaramente nel suo discorso di questa mattina al Forum Europa a Bruxelles: o l’Unione ripensa la propria dottrina di difesa, nel senso di una maggiore integrazione, oppure, se e quando ci sarà un’aggressione non saremo pronti a fronteggiarla.

La situazione che si profila è decisamente preoccupante. Il disimpegno americano in UE, gli attacchi ibridi russi e i missili iraniani, fanno vacillare il sogno che la pace in Europa sia eterna, ma le sue istituzioni, con il tradizionale processo decisionale che Kubilius ha definito “lento”, non si sono ancora svegliate. “Dobbiamo risvegliarci da questo sogno per evitare l’incubo della guerra”, ha detto il Commissario.

“L’Europa non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non c’è più e che non tornerà” ha detto, citando le parole di von der Leyen nel suo discorso agli ambasciatori dell’Ue, per poi centrare il vero punto della questione, ossia che “i principi che regolano la nostra politica estera, la nostra politica di sicurezza e di difesa, le nostre istituzioni e i nostri processi decisionali non sono più adeguati al nuovo ordine mondiale”.

Il nodo del pilastro europeo della NATO

Da qui la necessità di rilanciare il ruolo dell’Ue e adattarlo ad un ordine internazionale completamente mutato. Una delle questioni centrali, a più riprese chiesta dagli stessi partner transatlantici, è il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, ossia la garanzia di maggiore autonomia operativa e di un’industria della difesa capace di reggersi sulle proprie gambe.

“L’europeizzazione della NATO nel continente europeo richiederà anche una minore dipendenza dalle risorse americane” ha detto il commissario, spiegando che l’obiettivo dell’Ue deve essere quello di rimpiazzare le 100.000 forze di rapido intervento statunitensi in Europa, con una forza di reazione rapida europea .

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Il vero ostacolo? Una politica e un’industria della difesa caratterizzata da duplicazioni, frammentazione, mancanza di standardizzazione e mancanza di razionalizzazione.

“Gli Stati Uniti sarebbero militarmente più forti se avessero 50 eserciti a livello statale, 50 politiche di difesa a livello di Stato sovrano e 50 bilanci della difesa, invece di uno federale?” ha chiesto Kubilius. “La risposta è ovvia. Allora perché pensiamo che la frammentazione in Europa in 27 politiche di difesa e 27 eserciti nazionali ci renderà abbastanza forti?”.

Sul fronte missilistico, in particolare, ha illustrato i numeri allarmanti. Nell’anno in corso l’Ucraina ha subito 2.000 attacchi missilistici russi, di cui 900 balistici, e per contrastarli necessita di circa 2.000 missili antibalistici ogni anno. Eppure la produzione americana di missili Patriot si attesta a soli 750 l’anno, e la guerra in Iran ha già consumato, nei primi cinque giorni, più di 800 intercettori.

“Ecco perché abbiamo bisogno di una produzione missilistica europea indipendente”, ha detto Kubilius, annunciando il proprio “missile tour” tra i principali produttori europei per sbloccare investimenti e nuovi strumenti di politica industriale.

Non è solo una questione di numeri, servono riforme

La questione è delicata perché non riguarda solo l’industria.

Aumentare le produzioni nazionali di armamenti è di fatto inutile, se non si abbina anche ad una maggiore integrazione delle industrie militari e a riforme nell’assetto istituzionale. Rapidità e coraggio nelle decisioni politiche, è questa la ricetta secondo il Commissario.

Anche se non l’ha detto apertamente, il messaggio era chiaro: non si può realizzare un’industria della difesa europea ed un esercito europeo se le decisioni devono essere prese ad unanimità dei membri in Consiglio, serve “una leadership politica unitaria”.

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Per questo motivo la proposta di istituire un “Consiglio di sicurezza europeo” che garantisca una forte leadership collettiva top-down per attuare grandi riforme. Come dovrebbe essere strutturato questo Consiglio di sicurezza e da chi dovrebbe essere composto, non è chiaro, l’unica cosa chiara per il commissario è che il processo decisionale dell’Ue deve diventare più rapido per adattarsi al tempo di guerra.

In questo senso per Kubilius la responsabilità di trovare un accordo sulle grandi riforme necessarie spetta di fatto “ai paesi europei più grandi”. “Negli ultimi dieci anni alcune di queste idee sono state proposte da leader diversi, [ma] non è successo nulla, quindi dobbiamo capire perché non ci siamo resi conto che non era successo, e andare avanti”.

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