Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha accolto con favore l’impegno dell’Italia nell’attuare la storica sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi, che nel 2025 ha condannato Roma per non aver protetto adeguatamente la vita dei residenti colpiti da anni di grave inquinamento ambientale. Allo stesso tempo, Strasburgo ha invitato le autorità italiane a proseguire con decisione le misure per rimuovere definitivamente le cause del fenomeno.

Il caso riguarda il mancato intervento delle autorità di fronte all’inquinamento diffuso nelle aree della Campania — in particolare tra le province di Napoli e Caserta — causato per anni dallo smaltimento illegale, dall’interramento e dalla combustione di rifiuti.

Nel monitorare l’esecuzione della sentenza, il Comitato ha preso atto che le somme riconosciute dalla Corte per costi e spese sono già state versate ai ricorrenti, mentre resta ancora pendente la decisione sui danni non patrimoniali. Le misure individuali per proteggere i ricorrenti, sottolineano i delegati, dipendono però soprattutto dall’attuazione delle misure generali volte a eliminare le fonti dell’inquinamento.

Sul piano strutturale, il Comitato ha accolto positivamente la rapida adozione da parte dell’Italia di una strategia complessiva per affrontare il problema, che prevede interventi di decontaminazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree interessate, oltre alla nomina di un commissario straordinario incaricato di coordinare le operazioni.

Il piano, presentato al Consiglio d’Europa dal viceministro dell’Ambiente Vannia Gava e dal commissario per le bonifiche Giuseppe Vadalà, prevede circa 200 milioni di euro per il biennio 2026-2027 destinati alla bonifica dei territori contaminati.

Strasburgo ha tuttavia invitato le autorità italiane a proseguire l’attuazione della strategia assicurando aggiornamenti periodici, adeguate risorse finanziarie e un migliore coordinamento tra i soggetti coinvolti, oltre alla partecipazione della società civile. Il Comitato ha inoltre sottolineato la necessità che le operazioni di bonifica vengano realizzate rapidamente e coprano tutte le aree interessate.

I delegati hanno osservato che continuano a registrarsi episodi di smaltimento e combustione illegale di rifiuti e hanno preso nota della legislazione adottata nel 2025 per rafforzare la risposta penale a questi reati, chiedendo ulteriori informazioni sulla sua applicazione.

Particolare attenzione è stata posta anche al sistema di monitoraggio della strategia, affidato all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il Comitato ha invitato l’Italia a garantire che nel meccanismo di controllo siano presenti anche rappresentanti della società civile e associazioni indipendenti, come indicato dalla Corte.

Accolta positivamente anche la strategia di comunicazione avviata dalle autorità italiane e la creazione di una piattaforma pubblica per informare i cittadini sulla situazione sul territorio. Strasburgo ha però ribadito l’importanza che tutti i dati rilevanti siano accessibili attraverso un unico portale.

Le autorità italiane dovranno presentare un aggiornamento completo sui progressi entro il 15 dicembre 2026. Il Comitato dei ministri tornerà a esaminare il caso nella riunione sui diritti umani prevista per marzo 2027.

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