L’Italia entra nel mirino della Commissione europea per quanto riguarda le direttive sulle “Case green” e sulla plastica monouso. Bruxelles ha avviato una procedura di infrazione nei confronti di 19 Stati membri, tra cui l’Italia, per il mancato invio entro il 31 dicembre 2025 della proposta di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici prevista dalla direttiva sulle cosiddette “case green”. Dall’altro, l’esecutivo UE ha deciso di fare un passo ulteriore nei confronti dell’Italia sul recepimento della direttiva sulla plastica monouso, inviando un parere motivato per una trasposizione ritenuta ancora incompleta e non corretta, oltre che per la violazione delle regole procedurali europee sulla trasparenza nel mercato interno.

Sul dossier relativo agli edifici, la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 19 Paesi che non hanno trasmesso nei tempi previsti il progetto di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Si tratta di uno strumento ritenuto centrale per tradurre in pratica gli obiettivi della direttiva rifusa sulla prestazione energetica nell’edilizia. Bruxelles sottolinea infatti che “Tali piani nazionali di ristrutturazione degli edifici sono uno strumento essenziale e strategico che consente agli Stati membri di trasformare il loro parco immobiliare in una risorsa ad alte prestazioni, efficiente sotto il profilo energetico e decarbonizzata entro il 2050. Definendo percorsi di ristrutturazione prevedibili e chiare traiettorie a lungo termine, tali piani sosterranno la piena attuazione della direttiva rifusa sulla prestazione energetica nell’edilizia e garantiranno la necessaria stabilità e prevedibilità degli investimenti”.

Nel disegno della Commissione, questi piani dovrebbero offrire una traiettoria chiara per la riqualificazione del patrimonio edilizio, accompagnando gli Stati membri verso gli obiettivi climatici ed energetici aggiornati e creando un quadro più stabile per gli investimenti. La nota comunitaria insiste anche sull’impatto diretto che la misura dovrebbe avere sui consumi energetici e quindi sulle famiglie.

“Tali piani – conclude la nota – sono fondamentali per migliorare la prestazione energetica degli edifici e contribuire in tal modo a ridurre le bollette energetiche. La presentazione tempestiva dei progetti di piani consente alla Commissione di valutare efficacemente la strategia di ciascuno Stato membro, garantendo che i piani messi a punto siano completi, attuabili e allineati agli obiettivi aggiornati nazionali e dell’UE in materia di clima ed energia. La Commissione invita ora gli Stati membri interessati a presentare i loro progetti di piani senza indebito ritardo. Questi Stati membri dispongono ora di 2 mesi per rispondere alle lettere di costituzione in mora. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato”.

Per l’Italia, dunque, questa procedura si trova ancora alla sua fase iniziale: la lettera di costituzione in mora rappresenta il primo passaggio formale dell’infrazione e lascia al governo due mesi di tempo per rispondere, colmare il ritardo o fornire chiarimenti a Bruxelles.

Per quanto riguarda la direttiva europea sulla plastica monouso, in questo caso la Commissione ha deciso di inviare all’Italia un parere motivato, ritenendo che il recepimento nazionale della direttiva non sia tuttora conforme al diritto dell’Unione. La normativa europea, ricorda Bruxelles, punta a prevenire e ridurre l’impatto di alcuni prodotti di plastica sull’ambiente e sulla salute umana, favorendo al tempo stesso la transizione verso un’economia circolare basata su modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, con effetti positivi anche sul funzionamento del mercato interno.

Secondo la Commissione, l’Italia non ha recepito oppure ha recepito in modo non corretto alcune disposizioni chiave della direttiva. Le criticità principali riguardano l’introduzione di una soglia minima nella definizione stessa di “plastica”, l’esenzione di alcuni prodotti in plastica biodegradabile dall’applicazione di determinate norme e una limitazione della responsabilità dei produttori nella copertura dei costi di raccolta dei rifiuti. Per l’esecutivo europeo, restringere in questo modo l’ambito di applicazione della direttiva rischia di indebolirne l’approccio preventivo e di favorire un aumento del rilascio nell’ambiente di frammenti plastici persistenti e microplastiche. Non solo: una portata diversa della direttiva da uno Stato membro all’altro finirebbe, secondo Bruxelles, per avere effetti negativi anche sul buon funzionamento del mercato unico.

A questo si aggiunge un rilievo di natura procedurale. La Commissione contesta infatti all’Italia anche la violazione degli obblighi previsti dalla direttiva sulla trasparenza del mercato interno, perché la legislazione nazionale di recepimento della direttiva sulla plastica monouso sarebbe stata adottata prima della scadenza del periodo di standstill di tre mesi previsto dalle regole europee. Bruxelles ricorda di aver inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora già nel maggio 2024, ma dopo aver esaminato la risposta italiana ha concluso che la trasposizione resta ancora non corretta.

[a cura di Simone Cantarini]

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