La Commissione europea critica duramente la decisione di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, prevista nel 2026, e avverte che i finanziamenti europei alla Fondazione potre]bbero essere sospesi.
In una dichiarazione congiunta, la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef hanno condannato la scelta della Fondazione Biennale di permettere alla Russia di tornare alla manifestazione dopo anni di assenza. Mosca non partecipava dal 2021 e il padiglione era rimasto chiuso nelle edizioni successive all’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022.
“L’Unione europea è stata chiara nella sua posizione sulla guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina”, affermano Virkkunen e Micallef. “La cultura promuove e tutela i valori democratici, il dialogo aperto e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma di propaganda”.
Secondo Bruxelles, consentire alla Russia di partecipare all’evento culturale più prestigioso al mondo rischia di contraddire la linea politica adottata dall’UE dall’inizio della guerra. “Questa decisione non è compatibile con la risposta collettiva dell’Unione all’aggressione russa”, si legge nella nota, che avverte che la Commissione potrebbe valutare ulteriori misure, tra cui la sospensione o la revoca di una sovvenzione europea attualmente destinata alla Fondazione Biennale.
La posizione di Bruxelles si inserisce in un più ampio fronte di critiche. I ministri degli Esteri e della Cultura di 22 paesi europei hanno invitato gli organizzatori a riconsiderare la partecipazione russa, sostenendo che offrire a Mosca una piattaforma culturale internazionale mentre continua la guerra contro l’Ucraina invierebbe “un segnale profondamente problematico”.
Anche Kiev ha espresso forte opposizione. Le autorità ucraine sostengono che la presenza russa alla Biennale rischi di normalizzare l’aggressione militare e di trasformare la cultura in uno strumento di soft power del Cremlino, denunciando inoltre i presunti legami tra la commissaria designata del padiglione russo e l’industria militare russa.
La decisione ha alimentato un acceso dibattito anche nel mondo dell’arte. Alcuni artisti e curatori sostengono che la Biennale debba restare uno spazio di dialogo culturale, mentre altri parlano di un possibile “whitewashing” culturale della guerra.
La Biennale di Venezia, una delle principali piattaforme artistiche internazionali, storicamente lascia ai singoli paesi la gestione dei propri padiglioni nazionali. Tuttavia, la scelta di consentire il ritorno della Russia – in un contesto di guerra ancora in corso – rischia ora di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro tra diplomazia, cultura e politica europea.

