L’industria petrolifera e del gas europea lancia l’allarme: le nuove e severe regole dell’Unione europea volte a ridurre drasticamente le emissioni di metano dai combustibili fossili potrebbero avere un forte effetto controproducente, arrivando a interrompere le forniture di gas naturale e petrolio greggio già da gennaio 2027.
Uno studio commissionato dalle associazioni industriali IOGP Europe e FuelsEurope, realizzato dai consulenti energetici di Wood Mackenzie e pubblicato il 9 marzo, traccia un quadro piuttosto allarmante. Avverte che fino al 43% delle importazioni di gas naturale dell’Unione (circa 114 miliardi di metri cubi, sulla base dei livelli del 2024) e fino all’87% delle importazioni di petrolio greggio (circa 9,8 milioni di barili al giorno) potrebbero non essere conformi alle nuove regole.
Il risultato? Possibili carenze di approvvigionamento, prezzi dei carburanti alle stelle, chiusura di raffinerie e un colpo alla sicurezza energetica proprio mentre l’Europa si sta ancora riprendendo dagli shock di approvvigionamento degli ultimi anni.
Le norme in questione fanno parte del Regolamento europeo sulle emissioni di metano (spesso chiamato EUMR), entrato in vigore nel 2024 come parte della strategia dell’Unione europea per contrastare il cambiamento climatico. Il metano – un potente gas serra che si disperde durante la produzione di petrolio e gas – è responsabile di una quota significativa del riscaldamento globale e l’Unione vuole ridurne drasticamente le emissioni.
A partire da gennaio 2027, gli importatori di gas naturale, petrolio greggio e carbone dovranno dimostrare che il combustibile proviene da Paesi o aziende che utilizzano sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) almeno rigorosi quanto quelli previsti nell’Unione. In alternativa, i fornitori potranno rispettare uno standard volontario elevato previsto dalla partnership internazionale Oil and Gas Methane Partnership (OGMP 2.0 livello 5). La non conformità potrebbe comportare pesanti sanzioni, per cui alcuni fornitori potrebbero semplicemente smettere di vendere all’Europa piuttosto che rischiare.
Il problema, secondo lo studio, è che quasi nessun Paese esportatore soddisfa attualmente gli standard di equivalenza MRV richiesti dall’Unione. La produzione globale pronta a rispettare lo schema volontario coprirebbe solo una frazione della domanda – circa il 26% nel 2027, con una crescita lenta fino al 28% entro il 2030. Inoltre, i sistemi di certificazione necessari per dimostrare la conformità non dovrebbero essere completamente operativi entro la scadenza prevista.

