È impietoso il quadro tracciato dalla Corte dei Conti Europea (ECA) nel suo rapporto sullo stato delle comunità energetiche, secondo la quale il sogno di una rivoluzione energetica guidata dai cittadini europei si scontra con una realtà fatta di burocrazia, norme confuse e infrastrutture inadeguate.

L’Unione Europea aveva riposto grandi aspettative nelle comunità energetiche, ossia le strutture giuridiche che permettono a cittadini, enti locali e piccole imprese di produrre, gestire, condividere e consumare energia in modo collettivo, come leva strategica per centrare i propri obiettivi climatici.

Secondo le previsioni iniziali, entro il 2030 queste iniziative avrebbero dovuto coprire il 17% della capacità eolica e il 21% di quella solare dell’intero continente. Le due principali direttive di riferimento, la RED II del 2018 sull’energia rinnovabile e la IEMED del 2019 sul mercato interno dell’elettricità, avevano fornito il quadro giuridico per queste strutture. Ma a quasi un decennio dall’avvio di queste ambizioni, il bilancio è deludente.

Uno degli obiettivi concreti prevedeva che ogni comune europeo con oltre 10.000 abitanti ospitasse almeno una comunità energetica basata su fonti rinnovabili entro il 2025. Nonostante la Commissione europea non abbia ancora pubblicato dati ufficiali su questo traguardo, i numeri raccolti dagli stessi auditori parlano chiaro: il target è stato ampiamente mancato.

L’eccesiva burocrazia scoraggia i cittadini

Tra i fattori che più pesano sul ritardo figura l’incertezza normativa. Le definizioni europee ambigue hanno generato confusione su cosa si qualifichi esattamente come comunità energetica, come strutturarla, come ripartire l’elettricità prodotta e come vendere l’energia in eccesso. Questo “nebbia giuridica”, come la definisce il rapporto, rischia di scoraggiare la partecipazione dei cittadini e, in ultima analisi, di impedire la creazione stessa di queste comunità.

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Il problema è particolarmente acuto per i condomini, che ospitano quasi la metà della popolazione europea. In questi contesti, la prospettiva di dover costituire una nuova persona giuridica, in aggiunta alle già esistenti strutture di amministrazione condominiale, appare a molti come un ulteriore livello di burocrazia difficile da giustificare.

“L’energia gestita dai cittadini rimane un’idea allettante, ideale in teoria ma difficile da realizzare nella pratica”, ha affermato João Leão, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “L’UE deve ora eliminare gli ostacoli giuridici e tecnici affinché tale idea possa funzionare efficacemente sul campo”.

Ai problemi normativi si aggiungono quelli tecnici.

I ritardi o i rifiuti di connessione alla rete dovuti alla congestione delle reti di distribuzione stanno rallentando concretamente lo sviluppo delle comunità energetiche. C’è poi il nodo del disallineamento tra produzione e consumo: i pannelli solari generano il picco di energia intorno a mezzogiorno, mentre la domanda domestica si concentra nelle ore mattutine e serali.

La soluzione tecnica esiste, si tratterebbe di abbinare i nuovi impianti rinnovabili a sistemi di stoccaggio dell’energia consentirebbe di equilibrare domanda e offerta in tempo reale, alleviare la pressione sulla rete e aumentare l’autoconsumo locale. Eppure, sottolineano gli auditori, la Commissione europea non ha ancora inserito il supporto allo stoccaggio come priorità per le comunità energetiche, perdendo così una preziosa opportunità di accelerarne la crescita.

Le raccomandazioni della Corte dei Conti europea

Per sbloccare il potenziale inespresso delle comunità energetiche, la Corte dei Conti europea chiede interventi su tre fronti.

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In primo luogo, servono regole più chiare e uniformi a livello europeo, che eliminino l’ambiguità normativa e semplificano le procedure. In secondo luogo, è necessario rafforzare gli incentivi per i cittadini e, in particolare, per le famiglie vulnerabili, che potrebbero beneficiare maggiormente di una riduzione delle bollette grazie all’autoproduzione. In terzo luogo, occorre una politica europea organica di sostegno allo sviluppo dei sistemi di stoccaggio dell’energia.

“L’UE deve ora spazzare via gli ostacoli legali e i blocchi tecnici per far funzionare questo sistema in modo efficace sul campo”, ha dichiarato João Leão, il membro della Corte dei Conti responsabile dell’audit. Un invito esplicito alla Commissione affinché traduca le buone intenzioni in politiche concrete e finanziamenti mirati.

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