Il conflitto in Medio Oriente ha portato a un aumento dei prezzi dell’energia a livelli che non si vedevano dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022, mettendo sotto pressione le principali economie globali. Il tema verrà affrontato lunedì in video conferenza dai ministri delle Finanze del G7 a presidenza francese. In una nota diramata dal dicastero di Parigi, si legge che la riunione “esaminerà la situazione nel Golfo dal punto di vista economico” e “gli eventi degli ultimi giorni”.

Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico, Financial Times, durante la riunione in videoconferenza i ministri del G7 potrebbero discutere il rilascio congiunto di petrolio dalle riserve, coordinato dall’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) con l’obiettivo di contrastare l’impennata dei prezzi del petrolio in seguito al conflitto iniziato il 28 febbraio con i raid di Stati Uniti e Israele contro l’Iran che ha duramente colpito i Paesi del Golfo produttori di idrocarburi e praticamente azzerato il traffico di navi cisterna nello Stretto di Hormuz.

Secondo fonti vicine ai colloqui citate dal Financial Times, finora tre paesi del G7, tra cui gli Stati Uniti, hanno espresso il loro sostegno all’idea. I 32 membri dell’AIE detengono riserve strategiche nell’ambito di un sistema di emergenza collettivo progettato per fronteggiare le crisi dei prezzi del petrolio. Una fonte ha affermato che alcuni funzionari statunitensi ritengono che un rilascio congiunto di 300-400 milioni di barili, ovvero il 25-30% degli 1,2 miliardi di barili di riserva, sarebbe appropriato.

L’incontro avviene mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sotto pressione per fermare il forte aumento del prezzo del petrolio greggio dall’inizio della guerra. Venerdì, il prezzo di un barile di West Texas Intermediate (WTI), il riferimento statunitense, è balzato di oltre il 35,63 percento in una settimana, raggiungendo i 90,90 dollari. Tuttavia, domenica, all’apertura delle contrattazioni, il prezzo di riferimento del petrolio statunitense è balzato sopra i 100 dollari al barile, attestandosi intorno ai 109 dollari al barile, un livello mai visto da quando la Russia ha lanciato l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Un barile di greggio Brent, il riferimento internazionale, si aggirava intorno ai 110 dollari. Anche il prezzo del gas è aumentato di circa il 40 percento nell’ultima settimana.

L’aumento dei prezzi del petrolio registrato la scorsa settimana ha innescato ricadute globali, minacciando un’impennata inflazionistica che potrebbe danneggiare in modo duraturo la crescita economica in tutto il mondo.

Le scorte petrolifere di emergenza furono istituite nell’ambito della creazione dell’AIE nel 1974, in seguito all’embargo petrolifero arabo, che fece impennare i prezzi del greggio e provocò gravi carenze di carburante in tutto il mondo occidentale.

Le riserve sono progettate per consentire ai grandi paesi consumatori di petrolio di rispondere a shock energetici significativi. Dalla creazione dell’AIE, gli Stati membri hanno effettuato cinque rilasci collettivi con gli ultimi due che sono avvenuti nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Come indicato sempre dal Financial Times, l’Agenzia internazionale per l’energia sta affrontando il problema e la scorsa settimana ha organizzato una riunione d’emergenza per valutare le opzioni per affrontare l’emergente crisi dell’approvvigionamento petrolifero.

Sulla base di un documento riservato citato sempre dal quotidiano britannico, i 32 membri dell’AIE avrebbero a disposizione oltre 1,24 miliardi di barili di scorte pubbliche – con USA e Giappone che disporrebbero di circa 700 milioni di barili – oltre ad altri 600 milioni di barili circa di scorte industriali che potrebbero fluire sui mercati e che sarebbero sufficienti per coprire circa un mese della domanda totale di petrolio nei Paesi dell’AIE e oltre 140 giorni di importazioni nette.

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