Il Parlamento europeo ha approvato oggi con 415 voti favorevoli, 193 contrari e 28 astensioni il secondo rapporto intermedio sullo Stato di diritto in Ungheria, denunciando una “persistente e crescente violazione” dei valori fondamentali dell’Unione.
Il voto mostra una larga maggioranza trasversale, composta da Verdi, S&D, Renew e gran parte del PPE, schierata a favore del rapporto. A opporsi, altrettanto compattamente, sono stati i Conservatori e Riformisti europei (ECR), Europa delle nazioni sovrane (ESN) e i Patrioti per l’Europa, segnando una frattura politica netta nell’emiciclo europeo sulla “questione ungherese”.
Il testo esamina criticità in 12 settori, dal sistema elettorale alla magistratura, fino alla libertà accademica e alla corruzione, certificando secondo i deputati un ulteriore deterioramento della situazione nel Paese governato da Viktor Orbán.
Per la relatrice, l’eurodeputata olandese Tineke Strik (Verdi/ALE), la fotografia scattata dal Parlamento non lascia margini di ambiguità: “L’Ungheria ha continuato e aumentato le violazioni dei valori europei. Il sistema mediatico è nelle mani della propaganda governativa, mentre media indipendenti e ONG subiscono intimidazioni”.
Partecipazione record al Budapest Pride nonostante il divieto di Orbán
Decine di migliaia di persone sono scese in strada sabato per partecipare al Budapest Pride, sfidando apertamente il divieto imposto dal governo ungherese e segnando un’importante manifestazione di resistenza in difesa dei diritti LGBTQ nell’Unione europea.
“Crediamo che ci siano tra …
Strik denuncia inoltre, durante la conferenza stampa di questo pomeriggio, che la Corte suprema ungherese “mina il primato del diritto UE” riesaminando le sentenze della Corte di giustizia prima della loro applicazione nazionale.
Sul fronte della corruzione, parla di un sistema “istituzionalizzato”, aggravato dagli ostacoli posti al funzionamento dell’autorità anticorruzione. La relatrice richiama anche il caso dell’organizzatore del Budapest Pride, che rischia un’accusa riservata alle organizzazioni criminali “per aver difeso i diritti delle persone LGBT+”.
Consiglio e Commissione europea sono responsabili
Secondo il Parlamento, tali dinamiche mettono a rischio l’intero pacchetto di fondi europei destinati a Budapest. Viene inoltre criticata la scelta della Commissione di sbloccare parte delle risorse di coesione, decisione che l’Eurocamera ha impugnato dinanzi alla Corte, così come l’immobilismo del Consiglio europeo di fronte ai ricatti di Orbán.
“Ogni ulteriore ritardo del Consiglio nell’avanzare con l’Articolo 7 (TUE) sarebbe una violazione dello Stato di diritto da parte del Consiglio stesso” ha affermato con forza Sophie Wilmès di Renew, anche lei relatrice ombra del report. “L’inazione del Consiglio e della Commissione ha permesso di minare i valori europei”.
Anche l’eurodeputato polacco Krzysztof Śmiszek (S&D) richiamato l’episodio in cui il Consiglio europeo ha deciso di chinare il capo di fronte alle minacce di veto del Presidente ungherese, additando a quest’ultimo la mancanza di spirito di solidarietà che contraddistingue l’Unione. Il vero problema sta però nel voto ad unanimità degli Stati membri, necessario per azioni in ambiti importanti dell’UE, come è stata quella del sostegno europeo all’Ucraina, dove Orbán acconsentì ad abbandonare la stanza dei bottoni così che gli altri 26 leader potessero approvare il pacchetto di aiuti per l’Ucraina, a condizione però che venissero scongelati i fondi europei per l’Ungheria.
Tutto come previsto al Consiglio europeo, dove la nuova normalità è l’Unione a 26
Come anticipato dal presidente António Costa, il Vertice del Consiglio europeo iniziato ieri si è concentrato su discussioni strategiche, evitando dispute semantiche o schermaglie verbali.
Questo, però, ha aggiunto una certa dose di imprevedibilità. A differenza di quanto accaduto
Per il Parlamento, si legge nel rapporto, l’Ungheria è ormai “un regime ibrido di autocrazia elettorale” e servono passi concreti verso la possibile sospensione dei diritti di voto in Consiglio.
Chi difende i cittadini ungheresi?
“L’indipendenza giudiziaria è stata significativamente compromessa” ha detto nella conferenza stampa il relatore ombra del PPE, Michał Wawrykiewicz, sottolineando la crisi strutturale della magistratura ungherese. “Il Consiglio giudiziario nazionale è stato eroso e sostituito da meccanismi di controllo politico: un esempio grave di violazione dello Stato di diritto”.
L’eurodeputato polacco ha poi ricordato che il rapporto “non è una questione di lotte partitiche”, ma riguarda la protezione dei cittadini ungheresi. “La domanda è: gli ungheresi vogliono vivere in un Paese senza garanzie democratiche? La risposta arriverà alle prossime elezioni, ma fino ad allora il nostro dovere è difenderli” ha concluso Wawrykiewicz.
Il Parlamento ha poi chiesto alla Commissione di concludere al più presto l’indagine sui presunti episodi di spionaggio perpetrati da funzionari ungheresi nelle istituzioni europee, che coinvolgerebbe anche l’attuale commissario all’Allargamento, Olivér Várhelyi. I deputati insistono affinché gli esiti portino a “conseguenze tangibili”.

