Dal rapporto teso con gli Stati Uniti, a un ordine mondiale che allo stato di diritto e alle relazioni pacifiche tra Stati ha sostituito la politica di potenza, passando per le criticità di un’Europa ancora divisa e schiacciata tra Washington, Pechino e Mosca. Sono questi alcuni dei temi che sono stati al centro del discorso di apertura del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco che si concluderà il prossimo 15 febbraio.

Il cancelliere tedesco reduce dal Consiglio europeo informale del 12 febbraio ha formulato una dura diagnosi di un ordine globale “in via di distruzione”, riprendendo il titolo della Conferenza di quest’anno: “Under Destruction”.

Secondo Merz, l’ordine mondiale così come è esistito per decenni “non esiste più”, mentre l’Europa si trova di fronte a una nuova era della politica delle grandi potenze, dove però gli Stati Uniti non saranno abbastanza potenti da “fare da soli”.

“Avete scelto un motto cupo per questa conferenza, ‘sotto distruzione’, e probabilmente significa che l’ordine internazionale basato sui diritti e sulle regole è attualmente in fase di distruzione”, ha affermato il cancelliere tedesco.

Per Merz il “momento unipolare” che si era verificato all’indomani della caduta del muro di Berlino, con l’ascesa degli Stati Uniti come superpotenza mondiale, è ormai superato, e il nuovo ordine globale della politica di potenza mette in maggiore pericolo anche le nazioni più forti. “Il ritorno alla politica di potenza non è radicato solo nella rivalità tra grandi potenze”, ha precisato, suggerendo che ciò riflette l’irrequietezza e l’agitazione dei tempi precedenti la rivoluzione.

“È l’espressione del desiderio di molti stati democratici di una leadership forte in un mondo globalizzato in cui gli stati democratici in particolare si stanno avvicinando molto ai limiti della loro capacità di agire”, ha osservato, ricordando che questo nuovo contesto segna la fine dell’”ordine basato sulle regole” che i poteri democratici hanno utilizzato per prevenire o mediare i conflitti dalla fine della Seconda guerra mondiale.

“Sembra che la politica delle grandi potenze offra risposte forti e facili, almeno ai grandi attori e almeno a prima vista”, ha affermato.

“Sotto questa illusione, la politica delle grandi potenze si allontana da un mondo in cui la crescente connettività si traduce in stato di diritto e relazioni pacifiche tra gli Stati. La politica delle grandi potenze ha le sue regole. È veloce, dura e spesso imprevedibile”.

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Rachel Ellehuus è direttrice generale del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra.

Il rapporto tra Stati Uniti ed Europa si è rotto

L’elefante nella stanza era ovviamente il rapporto tra Stati Uniti ed Europa mutato profondamente dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e con Washington che ha messo nero su bianco sia nella National Security Strategy (NSS) che nella National Defense Strategy (NDS) le critiche al modello europeo e il disimpegno nei confronti dell’Europa anche sul piano della difesa, mettendo al primo posto l’interesse nazionale e la deterrenza nei confronti della Cina.

Alla conferenza dello scorso anno, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, con un discorso duro e provocatorio, aveva bacchettato l’Unione europea e i suoi Stati membri delineando i contorni di una frattura crescente nei valori condivisi, in particolare sulla libertà di espressione e su come tutelarla, tra Stati Uniti ed Europa che è andata via via crescendo nell’ultimo anno, culminando con gli attacchi dello stesso Trump al World Economic Forum di Davos dello scorso 21 gennaio.

Nel suo intervento, il cancelliere ha affrontato direttamente quella che ha definito una “scomoda verità”: il rapporto transatlantico tra Stati Uniti ed Europa, che ha sostenuto la sicurezza occidentale per decenni, è ora in dubbio. Il cancelliere tedesco – che a margine della conferenza di Monaco ha incontrato il segretario di Stato USA, Marco Rubio – ha fatto un riferimento diretto al discorso di Vance osservando che da allora “si è aperto un divario tra Europa e Stati Uniti”, ha affermato Merz. “Il vicepresidente J.D. Vance lo ha detto molto apertamente qui alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco un anno fa, e aveva ragione”.

Merz ha ammesso di non condividere la diagnosi di Vance e ha parlato al contrario di valori europei, compresi quelli in diretto disaccordo con le decisioni e le convinzioni dell’amministrazione Trump, in particolare il suo ritiro dalle organizzazioni multilaterali e l’abbandono degli sforzi per combattere l’emergenza climatica.

“Le guerre culturali del MAGA (Make America Great Again) negli Stati Uniti non sono nostre”, ha precisato Merz, ribadendo che la libertà di parola in Europa “finisce dove le parole pronunciate sono dirette contro la dignità umana e la nostra legge fondamentale”.

Merz ha inoltre aggiunto di non credere nei dazi doganali e nel protezionismo, sbandierati dall’amministrazione americana, ma nel libero scambio. “Ci atteniamo agli accordi sul clima e all’Organizzazione Mondiale della Sanità perché siamo convinti che le sfide globali possano essere risolte solo insieme”.

Friedrich Merz ha affermato che le nazioni europee sono giunte a “una conclusione diversa” su come affrontare le sfide poste da un nuovo ordine mondiale guidato dalla politica delle grandi potenze.

Mentre Washington e Donald Trump perseguono un approccio isolazionista, basato sul principio “America First”, l’Europa, ha affermato Merz, non deve accettare un nuovo scenario globale dominato dalle grandi potenze “come un destino inevitabile”.

“Non siamo in balia di questo mondo, possiamo plasmarlo”, ha affermato Merz, sostenendo che gli europei possono farlo se “si fanno avanti insieme con determinazione e fiducia nelle nostre forze”.

“In questo modo, supereremo la tempesta e preserveremo la nostra libertà, apriremo nuove porte e coglieremo nuove opportunità. Se faremo le cose per bene, usciremo ancora più forti da questo periodo difficile”, ha affermato il leader tedesco.

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La Russia non è ancora disposta a parlare seriamente

Il cancelliere tedesco ha anche parlato della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina ormai quattro anni fa e dei tentativi di dialogo con Mosca portati avanti dagli Stati Uniti anche a scapito di Kyiv, ribadendo il sostegno degli alleati occidentali all’Ucraina.

“Per un anno, la Germania e l’Europa hanno assunto il ruolo guida più importante”, ha affermato Merz sottolineando lo sforzo europeo al fianco di Kyiv. “Abbiamo imposto a Mosca perdite e costi inauditi. E se Mosca accetterà finalmente di fare la pace, sarà anche per questo, perché questa è un’espressione dell’autoaffermazione europea”, ha aggiunto.

Merz ha parlato dei vari tentativi, finora fallimentari, di dialogo con Mosca, osservando la mancanza di fiducia nei confronti della leadership russa. In una breve sessione di domande e risposte condotta dal presidente della conferenza, l’ambasciatore Wolfgang Ischinger, il cancelliere tedesco ha anche criticato la visita del primo ministro ungherese Viktor Orbán a Mosca nel 2024, pur senza nominarlo: “C’era qualcuno dell’Unione Europea, un primo ministro, che si è recato a Mosca di sua spontanea volontà…Non aveva alcun mandato; è andato lì, ma non ha ottenuto nulla. Nella settimana successiva, abbiamo assistito ai più pesanti attacchi alle infrastrutture civili, alle abitazioni private e agli ospedali che avessimo mai visto fino a quel momento”.

Per Merz, quindi, dai vari tentativi di colloqui è emerso che la Russia non è ancora disposta a parlare seriamente. “Questa guerra – ha poi aggiunto il cancelliere tedesco – finirà solo quando la Russia sarà almeno economicamente, e potenzialmente militarmente, esausta”.

Il leader della CDU/CSU ha inoltre ribadito che per gli europei la libertà non può più essere data per scontata, ricordando che il prodotto interno lordo della Russia ammonta attualmente a circa 2.000 miliardi di euro, ovvero dieci volte meno di quello dell’UE, ma allo stesso tempo l’Europa “non è comunque 10 volte più forte della Russia oggi”.

“Il nostro potenziale militare, politico, economico e tecnologico è enorme, ma da molto tempo non lo sfruttiamo nella misura necessaria. Quindi la cosa più importante è accendere la lampadina nella nostra mente adesso”. Secondo Merz è necessario, per gli europei, “capire che nell’era delle grandi potenze la nostra libertà non è più scontata”, ma è in gioco e quindi occorre “dimostrare fermezza e determinazione per affermare questa libertà”.

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L’UE deve diventare un “pilastro autosufficiente” della NATO

Proprio affrontando il ruolo dell’Europa a fronte del disimpegno degli Stati Uniti, Merz ha affermato che l’UE deve diventare un “pilastro autosufficiente” della NATO, ad esempio con un ombrello nucleare europeo.

“L’Europa deve liberarsi dalla dipendenza autoinflitta dagli Stati Uniti e “stabilire una nuova partnership transatlantica”, ha affermato Merz. L’Europa non deve cancellare la NATO, ma deve “costruire un pilastro europeo forte e autosufficiente all’interno dell’alleanza, nel proprio interesse”, ha affermato Merz. L’obiettivo deve essere quello di affermarsi “con rinnovata forza, rinnovato rispetto e rinnovato amor proprio”.

Per raggiungere l’indipendenza militare europea, Merz prevede un ruolo più forte dell’Europa nella deterrenza nucleare della NATO e ha affermato di aver già avviato i primi colloqui sulla questione con il presidente francese Emmanuel Macron.

Il leader della CDU ha inoltre sottolineato che la Germania rispetterà i propri obblighi legali, tra cui il divieto di possedere armi nucleari proprie. La deterrenza nucleare della NATO si basa attualmente in gran parte sulle armi nucleari statunitensi dislocate in Europa, Germania inclusa.

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