Il 24 gennaio scorso presso l’Università degli Studi Link Campus si è svolto l’evento conclusivo del Modulo Jean Monnet EDCSEU (Europarties, Democracy and Civil Society in the EU), ormai giunto al suo terzo ed ultimo anno. L’iniziativa ha combinato attività didattiche, workshop ed eventi, coinvolgendo studenti, accademici e professionisti, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sulle dinamiche politiche e istituzionali dell’UE. La giornata, organizzata in collaborazione con il CesUE e Euractiv Italia, ha rappresentato un’importante occasione per riflettere sul ruolo dei partiti politici europei dagli ultimi anni della guerra fredda ad oggi e sul ruolo della società civile nel processo d’integrazione. Il convegno ha segnato la chiusura di un percorso triennale iniziato nel 2022 con il progetto EDSEU, che ha approfondito il funzionamento del Parlamento europeo, l’evoluzione degli europartiti e il ruolo della società civile.

L’evento, svoltosi presso l’Antica Biblioteca, si è articolato in quattro sessioni tematiche che hanno toccato diversi aspetti della politica europea, dalla storia dei partiti all’influenza della società civile, fino alle sfide della democrazia e della sicurezza europea.
La prima sessione, moderata da Federico Castiglioni, ha analizzato l’evoluzione della sinistra italiana nel contesto dell’integrazione europea, concentrandosi sul fascicolo speciale della rivista Dimensioni e problemi della ricerca storica dedicato al tema. Gli interventi di Stefano Mangullo, Giulia Vassallo, Paola Lo Cascio e Andrea Ricciardi si sono soffermati sugli ultimi anni della guerra fredda, illustrando i loro contributi dedicati al mondo socialdemocratico, socialista e comunista in Italia. Gli studiosi hanno evidenziato l’eterogeneità di posizioni politiche sul tema del federalismo europeo anche all’interno dei più grandi partiti espressione di questi mondi, quali erano il PCI, il PSI e il PSDI. Un punto centrale del dibattito è stato il ruolo (spesso sottovalutato) di Nilde Iotti nella promozione di una prospettiva transnazionale e interparlamentare della politica europea.
La seconda sessione, moderata da Giorgio Grimaldi, ha esaminato l’impatto della società civile e delle lobby nelle politiche comunitarie. I ricercatori intervenuti hanno portato al tavolo prospettive sorprendenti ed inedite, come nel caso del contributo delle associazioni agricole, come Coldiretti, allo sviluppo della Politica Agricola Comune (PAC), oppure a casi specifici di collegamento tra territorio e politiche europee, come nel caso della realizzazione della linea ferroviaria Venezia-Monaco. Altri interventi come quello del prof. Luca Barbaini hanno approfondito il ruolo della Chiesa cattolica e dell’associazionismo cristiano nell’integrazione europea, mentre Raffaella Cinquanta ha discusso la teoria del “gradualismo” del Movimento Federalista Europeo, che ha sostenuto un’integrazione progressiva attraverso le istituzioni comunitarie.
Nel pomeriggio, la terza sessione, moderata da Giorgio Grimaldi, ha affrontato lo sviluppo e le sfide degli europartiti. In questo contesto, Paolo Gheda ha analizzato l’evoluzione del Partito Popolare Europeo (PPE) dal 1976 ad oggi, evidenziando le trasformazioni interne dovute all’allargamento dell’UE. Il tema è stato ripreso specularmente da Matteo Napolitano e Marco Stolfo, che hanno trattato rispettivamente l’influenza del Gruppo Liberale e Democratico e dell’Alleanza Libera Europea (ALE-EFA) nel Parlamento Europeo. Oltre ai gruppi tradizionalmente europeisti, anche quelli tradizionalmente euroscettici hanno ricevuto attenzione e menzione grazie all’intervento di Guido Levi che ha ripercorso la storia dell’euroscetticismo, mostrando come questo fenomeno abbia accompagnato l’integrazione europea sin dagli albori.
La quarta sessione, moderata dal prof. Tommaso Visone, ha esplorato le sfide democratiche e le riforme dell’UE in una crisi di insicurezza internazionale crescente nei suoi due aspetti, quello della Difesa e sicurezza e quello della resilienza democratica. L’ambasciatore Maurizio Melani ha esaminato in particolare il ruolo dei partiti nella politica di sicurezza e difesa comune (PESD), ripercorrendo il passaggio dall’Unione Europea Occidentale al Trattato di Maastricht. Francesco Gui ha invece discusso il recente rapporto Niinistö e le sue implicazioni per una difesa europea più integrata, soffermandosi sul ruolo dei partiti politici in questo processo. Focalizzando invece il tema della resilienza, Pier Virgilio Dastoli ha affrontato la crescita del nazionalismo in Europa, sottolineando la necessità di risposte politiche efficaci per contrastare le derive populiste e rafforzare la democrazia in vista di una modifica dei Trattati. Il panel è stato concluso da Maria Teresa Morelli e Lorenzo Parolin, i quali hanno illustrato esempi di successo e ispirazione provenienti dalla società civile per un’Europa più forte e democratica. In particolare, la prof.ssa Morelli ha dedicato spazio al contributo delle associazioni femminili all’integrazione europea, mentre Lorenzo Parolin ha presentato l’esperienza dello spazio transfrontaliero Euregio come modello per un’Europa che vada al di là della sovranità nazionale.
Il convegno ha offerto una panoramica completa sullo stato attuale dell’integrazione europea e sulle sue prospettive future. Dai dibattiti è emersa la necessità di un maggiore coinvolgimento della società civile, di una riforma dei meccanismi democratici dell’UE e di una visione più coesa delle politiche di sicurezza e difesa. La giornata ha visto anche una chiosa da parte di Gabriele Ceraso e Salvatore Scariano, i quali, presentando delle ricerche su Einaudi, Craxi e le politiche per la transizione energetica e la neutralità climatica dell’UE, hanno reso evidente lo spirito inclusivo e dinamico che ha reso il modulo così attrattivo per tanti studenti e dicenti. La giornata si è chiusa con un forte richiamo alla necessità di continuare a studiare e approfondire il processo di integrazione europea, per affrontare le sfide globali con un’Unione più solida, democratica e inclusiva.
Articolo scritto da Federico Castiglioni.

