Questa mattina la borsa di Amsterdam ha aperto con il prezzo del gas a +25%, e la situazione potrebbe solo peggiorare. Sono previste impennate anche per il petrolio che potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a costare ai 120 dollari al barile, il prezzo più alto degli ultimi 10 anni.

L’aumento repentino dei prezzi fa seguito alla chiusura, da parte dei pasdaran iraniani, dello stretto di Hormuz, un piccolo corridoio marittimo di quasi 40 chilometri dal quale passano le riserve mondiali di petrolio e di gas.

Un quinto della produzione mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl) e circa un quarto di quella del petrolio transitano ogni giorno dallo stretto, facendo di questa lingua di mare uno dei nodi commerciali più importanti al mondo. Il petrolio e il gas finiscono poi nei mercati europei, nordamericani e asiatici.

Secondo Goldman Sachs, un’interruzione prolungata potrebbe far impennare i prezzi del gas europeo fino al 130%, costringendo gli Stati membri, già alle prese con scorte insolitamente basse, a cercare forniture alternative in vista del prossimo inverno.

L’escalation con l’Iran paralizza Hormuz: gas e petrolio in forte risalita, Europa di nuovo sotto pressione

Sul fronte petrolifero, il Brent, benchmark internazionale per il petrolio, ha superato brevemente gli 80 dollari al barile nella mattinata, ma le previsioni indicano una possibile corsa verso i 120 dollari. A pesare sono anche i danni alle infrastrutture saudite, con la raffineria di Ras Tanura, 550.000 barili al giorno di capacità, chiusa per precauzione dopo un attacco con droni.

La Commissione: “adesso arriva il caldo”

L’Unione europea deve correre ai ripari per evitare ulteriori complicazioni di una situazione di riserve di gas già molto critica.

I livelli di stoccaggio del gas dell’Unione europea, infatti, sono al di sotto del 30% della loro capacità operativa, il livello più basso dalla crisi del gas a seguito dell’aggressione all’Ucraina nel 2022, e questo potrebbe significare nel migliore dei casi un aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto nel continente, nel peggiore un aumento dei prezzi e una carenza di gas.

La Commissione ha rassicurato che non c’è “alcuna preoccupazione immediata in merito alla sicurezza dell’approvvigionamento” di energia, anche se è stato comunque convocato un gruppo di coordinamento sul petrolio, e la questione potrebbe essere discussa già oggi nel Consiglio di sicurezza.

Tuttavia, se è vero che i livelli di stoccaggio di gas rientrano comunque nelle previsioni della Commissione, è altrettanto vero che non tutti i Paesi membri sono in una situazione rosea. Secondo quanto riportato dall’autore del report trimestrale sul gas dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) Greg Molnár nell’Europa nord-occidentale, i livelli delle scorte sono scesi al di sotto del 20%, con quelle olandesi che hanno toccato il minimo storico del 10%.

Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea, ha rassicurato: “Le nostre forniture sono ben diversificate ma se fosse necessario siamo pronti a convocare anche un gruppo di coordinamento sul gas” se richiesto dagli Stati membri. “Ma non vediamo niente di preoccupante all’orizzonte” ha ribadito.

Alla fine di marzo finirà la “stagione del riscaldamento”, stando ai periodi stabiliti dalla politica di stoccaggio, e questa “è la buona notizia” ha detto la capa dei portavoce Paula Pinho. “Tutti abbiamo già iniziato a percepirlo, almeno in questa parte d’Europa, con l’aumento delle temperature”.

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