I Paesi del Golfo si dicono pronti a rispondere agli attacchi lanciato dall’Iran in risposta alla campagna di raid condotta da Stati Uniti e Israele e iniziata lo scorso 28 febbraio e che ha visto tra le vittime anche la guida suprema iraniana, Ali Khamenei.
Dopo una riunione straordinaria in video conferenza del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Qatar, Oman, Emirati, Bahrein e Kuwait – Paesi tutti sotto attacco – hanno affermato che “alla luce dell’aggressione iraniana ingiustificata, gli Stati del Ccg prenderanno tutte le misure necessarie per difendere la loro sicurezza e stabilità e per proteggere i loro territori, cittadini e residenti, compresa l’opzione di rispondere all’aggressione”.
Il Consiglio ha espresso piena solidarietà tra i Paesi del CCG, uniti contro questi attacchi, sottolineando che la sicurezza dei suoi Stati è indivisibile e che qualsiasi aggressione contro uno Stato membro costituisce un attacco diretto a tutti i paesi del CCG, in conformità con la Carta del CCG e l’Accordo di difesa congiunta.
Secondo quanto riferisce una nota del CCG, i ministri dei sei Paesi del Golfo hanno affermato il diritto legale di rispondere, in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che garantisce il diritto all’autodifesa individuale e collettiva in caso di aggressione, e di adottare tutte le misure necessarie per preservare la propria sovranità, sicurezza e stabilità.
Gli attacchi lanciati dall’Iran contro i Paesi del Golfo rappresentano uno scenario completamente differente rispetto alla risposta di Teheran nella cosiddetta “guerra dei 12 giorni” del giugno 2025, quando i Paesi della regione erano stati risparmiati dai missili e dai droni di Teheran anche a seguito del ruolo di mediazione svolto da Qatar e Oman.
Come sottolinea un’analisi del Middle East Council on Global Affairs, l’Iran ha lanciato i suoi attacchi nel Golfo nonostante le ripetute rassicurazioni di diversi paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, tra cui quelli che da tempo ospitano basi militari statunitensi, che né il loro territorio né il loro spazio aereo sarebbero stati utilizzati per lanciare operazioni offensive contro l’Iran, in nome dell’impegno a mantenere la neutralità ed evitare di dare a Teheran qualsiasi pretesto per attaccare.
Dal 28 febbraio, Teheran ha lanciato circa 400 missili e 800 droni nell’area del Golfo, uccidendo almeno quattro persone e ferendone più di cento. Tra gli obiettivi, le basi statunitensi e degli alleati come Francia e Regno Unito, ma anche gli aeroporti internazionali del Kuwait e di Abu Dhabi, hotel ed edifici residenziali e lunedì, anche infrastrutture energetiche che hanno spinto anche Paesi come Qatar e Oman storicamente mediatori dei conflitti tra Iran e Stati Uniti.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane afferma di aver colpito delle petroliere nelle acque del Golfo e di aver deciso di chiudere lo Stretto di Hormuz, tagliando le esportazioni di energia del Golfo verso i mercati internazionali, compromettendo sia l’economia regionale che quella globale.
Lunedì mattina i droni iraniani hanno colpito la raffineria saudita di Ras Tanura sulla costa orientale del Paese con una capacità di 550.000 barili di petrolio al giorno, costringendo la chiusura di una parte degli impianti.
Gli attacchi hanno avuto conseguenze anche sui data center dell’unità cloud di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti, che secondo quanto riferito dall’azienda, stanno riscontrando problemi di connettività. In particolare, una delle zone dell’unità cloud AWS negli Emirati Arabi Uniti è rimasta ancora oggi senza corrente elettrica, dopo che l’azienda ha dichiarato che degli “oggetti” hanno colpito il data center, provocando scintille e incendi.
Nel frattempo, lunedì mattina, la rappresaglia iraniana ha colpito anche il complesso dell’ambasciata statunitense a Kuwait City. Non ci sono state segnalazioni immediate di danni o vittime. Il ministero degli Interni del Kuwait ha dichiarato di aver intercettato all’alba un numero imprecisato di droni diretti contro il piccolo Paese ricco di petrolio.
Francia, Regno Unito e Germania valutano la difesa degli alleati del Golfo
Domenica sera, Francia, Germania e Regno Unito hanno dichiarato di essere pronti a difendere i propri interessi e quelli dei loro alleati nel Golfo, se necessario.
“Gli attacchi sconsiderati dell’Iran hanno preso di mira i nostri più stretti alleati e minacciano il nostro personale militare e i nostri civili in tutta la regione”, hanno affermato in una dichiarazione congiunta.
“Adotteremo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni alla fonte”, hanno aggiunto.
Questa mattina, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot ha ribadito che Parigi è “pronta2 a difendere i Paesi del Golfo e la Giordania dall’Iran, se necessario.
“Ai Paesi alleati che sono stati deliberatamente presi di mira dai missili e dai droni delle Guardie Rivoluzionarie (iraniane) e trascinati in una guerra che non hanno scelto – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Iraq, Bahrein, Kuwait, Oman e Giordania – la Francia esprime il suo pieno sostegno e la sua completa solidarietà”, ha affermato. “È pronta… a partecipare alla loro difesa”.

