Il primo ministro belga Bart De Wever ha presentato lunedì mattina a re Filippo le dimissioni del suo governo, dopo che i negoziati notturni sul bilancio 2026-2027 si sono chiusi senza un accordo. L’udienza a Palazzo Reale era fissata per le 9:30.
Il nodo è un pacchetto da 10 miliardi di euro tra tagli alla spesa e aumenti delle imposte, che la coalizione discute da mesi e che, secondo Reuters, De Wever ritiene necessario per tenere sotto controllo i conti pubblici. I nazionalisti fiamminghi dell’N-VA, di cui De Wever è leader, e i liberali dell’MR chiedono riduzioni della spesa sanitaria, mentre i partner socialisti e centristi insistono per una maggiore tassazione dei patrimoni. Il vicepremier David Clarinval (MR) ha accusato i socialisti fiamminghi di Vooruit di aver chiesto meno tagli e più tasse.
Il governo deve risparmiare queste risorse per restare entro i limiti di spesa dell’Unione europea. Il debito pubblico belga supera i 735 miliardi di euro, oltre il 110 per cento del PIL a fronte di una soglia del 60 per cento, e il mancato accordo ha fatto salire i rendimenti dei titoli di Stato. De Wever ha avvertito del rischio di un circolo vizioso in cui lo Stato si indebita solo per pagare gli interessi sul debito esistente e ha più volte escluso di iniziare il 2027 con i dodicesimi provvisori, cioè con una spesa mensile limitata a un dodicesimo di quella dell’anno precedente.
Le dimissioni non portano automaticamente a nuove elezioni. Il re può accettarle, respingerle o lasciarle in sospeso, e anche in caso di accettazione resta possibile la formazione di un altro governo sulla base degli attuali equilibri parlamentari. Il quotidiano De Tijd ha scritto che il sovrano probabilmente non le accetterà subito. Nel novembre 2025 De Wever aveva già chiesto al re più tempo per trovare un’intesa sul bilancio, ottenendo una proroga di 50 giorni.
Per la politologa Caroline Sägesser, intervistata dalla RTBF, non si può escludere che questa volta ci sia una reale volontà di lasciare e non soltanto una manovra di pressione sugli alleati. L’economista Bruno Colmant indica come rischio principale non tanto le dimissioni quanto l’assenza di prospettive di riforme strutturali, con tre anni di gestione di bilancio senza interventi di fondo.
Il governo De Wever, la coalizione detta “Arizona” formata da N-VA, MR, Les Engagés, Vooruit e CD&V, è entrato in carica il 3 febbraio 2025, dopo quasi otto mesi di trattative seguite alle elezioni del giugno 2024. De Wever è stato il primo nazionalista fiammingo a guidare l’esecutivo belga. La crisi si apre inoltre mentre il Belgio è al centro della discussione europea sui fondi russi congelati, in gran parte custoditi dal depositario Euroclear a Bruxelles.
Il primo ministro belga Bart De Wever [© European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons]

