Domani (3 novembre), gli elettori americani si recheranno alle urne per le elezioni di metà mandato. La posta in gioco è alta e, come riportato dall’agenzia Reuters, la Casa Bianca non aspetta i risultati definitivi e da mesi si sta preparando allo scenario in cui i Democratici potrebbero conquistare il controllo del Congresso.

L’amministrazione di Washington ha già elaborato una strategia che dovrebbe consentire al presidente di portare avanti il proprio programma, bloccando al contempo le iniziative della nuova maggioranza e respingendo gli attacchi politici.

Governare attraverso i decreti presidenziali

Secondo quanto riferito da un funzionario dell’amministrazione e da altre due persone a conoscenza della strategia, la Casa Bianca ha trascorso diversi mesi a prepararsi a una possibile conquista del Congresso da parte dei Democratici.

Stando alle indiscrezioni raccolte in forma anonima, i consiglieri della Casa Bianca, in collaborazione con gli avvocati dell’amministrazione, hanno individuato una serie di provvedimenti esecutivi che permetterebbero al presidente di introdurre modifiche alle politiche in materia di immigrazione, dazi e bilancio senza l’approvazione del potere legislativo.

Per l’amministrazione di Donald Trump, tuttavia, questo modello di governo non rappresenta una novità. Gli esperti osservano che da tempo il presidente tende a ignorare in larga misura il Congresso, facendo affidamento sui decreti presidenziali e sugli ampi poteri dell’esecutivo.

Per realizzare questo scenario, ai Democratici basterebbe conquistare appena quattro seggi complessivi tra le due Camere. Attualmente, infatti, i Repubblicani detengono una maggioranza estremamente risicata sia alla Camera dei Rappresentanti (218 seggi contro 214), sia al Senato (53 contro 47).

Spostare gli equilibri a favore dell’opposizione, anche soltanto di pochi seggi, cambierebbe completamente il panorama politico di Washington e limiterebbe drasticamente la libertà d’azione legislativa del presidente.

Invece di cercare un compromesso fin dai primi giorni successivi a un’eventuale sconfitta dei Repubblicani, Trump punta allo scontro politico. Nel caso in cui il suo partito perdesse la maggioranza, il presidente prevede una fase di blocco di qualsiasi iniziativa dell’opposizione.

“Credo che diventerò il signor Veto”, ha dichiarato Donald Trump in un estratto di un’intervista al New York Post, pubblicato domenica. “E poi probabilmente, a un certo punto, inizieremo a raggiungere degli accordi”.

Se da un lato il potere di veto consente di bloccare efficacemente le leggi proposte dai Democratici, dall’altro un’eventuale conquista del Senato da parte dell’opposizione fornirebbe a quest’ultima un’arma particolarmente potente: la possibilità di respingere le nomine presidenziali ai più alti incarichi governativi e giudiziari, complicando notevolmente il funzionamento dell’amministrazione.

Lo spettro delle indagini parlamentari

Se il presidente può facilmente porre il veto alle leggi, il potere esecutivo non è invece in grado di bloccare completamente una delle principali prerogative del Congresso: la sua funzione di supervisione e controllo sull’attività del governo.

Dalle informazioni raccolte dall’agenzia Reuters emerge che è proprio la prospettiva di approfondite indagini condotte dalle commissioni parlamentari controllate dai Democratici a provocare la maggiore mobilitazione a Washington.

In risposta alle notizie relative alle audizioni e alle richieste di consegna di documenti che l’opposizione intende promuovere, la Casa Bianca è passata sulla difensiva.

Gli avvocati dell’amministrazione stanno già fornendo indicazioni ai funzionari nominati politicamente e ai vertici delle agenzie federali su come comportarsi di fronte alle iniziative del Congresso. Ai funzionari viene raccomandata una particolare cautela, soprattutto per quanto riguarda la produzione e la conservazione della documentazione scritta.

Inoltre, l’amministrazione sta cercando sostegno presso il Dipartimento di Giustizia, richiedendo pareri legali formali. Questi dovrebbero costituire la base per invocare il privilegio dell’esecutivo (executive privilege), che nella pratica permetterebbe di mantenere riservata una parte delle comunicazioni tra il presidente e i suoi consiglieri personali.

Indipendentemente da chi riuscirà infine a conquistare la maggioranza al Congresso, i prossimi mesi della politica americana si preannunciano come un periodo caratterizzato dalla messa alla prova dei limiti del potere e da intensi conflitti sulle rispettive competenze istituzionali.

Foto di: Donald Trump [White House]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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