Lunedì 26 ottobre sono stati depositati in contemporanea in 25 tribunali sedi di corte d’appello i ricorsi contro la nuova legge elettorale promossi dalla Rete per un voto libero e uguale, che riunisce una trentina di associazioni della società civile. I ricorrenti sono oltre 300, tra cui l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Il coordinatore della Rete, Roberto Zaccaria, ha definito l’iniziativa “una cosa senza precedenti”, perché i ricorsi sono presentati in simultanea e sulla base di una traccia comune.
La prima udienza è fissata il 16 dicembre davanti al Tribunale di Trento, mentre per gli altri tribunali non sono ancora state comunicate le date. Altri ricorsi sono attesi nei prossimi giorni: l’avvocato Pietro Adami, che ha coordinato il deposito, ha indicato quelli per le minoranze linguistiche, in Valle d’Aosta e per i friulanofoni e gli sloveni, e quello sulla circoscrizione Estero, che sarà presentato a Roma. Gli avvocati coinvolti sono 110. I ricorsi sono rivolti contro la presidenza del Consiglio dei ministri.
Il percorso verso la Corte costituzionale
Un cittadino non può rivolgersi direttamente alla Consulta. Deve promuovere un’azione civile davanti a un giudice ordinario, chiedendo di accertare se la legge lede il suo diritto a un voto libero e uguale. Se il giudice ritiene la questione rilevante e non manifestamente infondata, sospende il giudizio e trasmette gli atti alla Corte. Per questo è stato scelto di depositare i ricorsi in molte sedi: è sufficiente che un solo tribunale sollevi la questione. Il deposito non sospende l’efficacia della legge e non obbliga la Corte a pronunciarsi prima delle elezioni politiche del 2027.
Zaccaria prevede i primi rinvii a gennaio e auspica una sentenza della Consulta entro la fine di marzo. Il costituzionalista Enrico Grosso ha sostenuto che “molti giudici italiani adesso sono nelle condizioni di valutare” i ricorsi. Ha inoltre precisato che questi riguardano solo “i nodi tecnici che la Corte costituzionale in passato ha già posto”, senza rilievi di natura politica, e che anche le forze di maggioranza dovrebbero “caldeggiare questo giudizio” per rassicurare i cittadini.
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I motivi di incostituzionalità
I ricorsi si fondano su un testo comune, redatto da Grosso, che ciascuna sede ha poi adattato. Le censure riguardano la proporzionalità e la ragionevolezza del premio di maggioranza, la sua assegnazione attraverso liste bloccate, la ripartizione nazionale dei seggi e il premio nazionale al Senato, che secondo i ricorrenti lega l’elezione di una Camera a quella dell’altra e si scontra con la base regionale prevista per il Senato dall’articolo 57 della Costituzione. Si contestano anche i capilista bloccati e le candidature multiple.
Altri profili riguardano l’equilibrio di genere, perché per i capilista non è previsto alcun limite del 60 per cento per ciascun sesso, l’obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio, che per i ricorrenti introduce elementi di investitura diretta del premier, e l’aumento delle firme richieste per presentare le liste, che per i partiti non rappresentati in Parlamento passano da 1.500 a 6.000 per collegio. Tra i ricorrenti figurano anche l’Anpi e la Cgil.
La legge e i precedenti della Corte
La legge 180 del 2026, denominata Stabilicum, è in vigore dal 24 ottobre. Prevede un sistema in prevalenza proporzionale con un premio di governabilità, preferenze con capilista bloccati, soglie di sbarramento e l’indicazione del candidato premier da parte delle coalizioni, il cui nome non compare sulla scheda. Il premio scatta per la coalizione che supera il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere. Dai partiti di maggioranza non sono arrivate repliche ufficiali ai ricorsi.
I ricorrenti si richiamano alla sentenza 1 del 2014, con cui la Corte dichiarò illegittimi il premio senza soglia minima e le liste bloccate del Porcellum. A favore della legge viene invece richiamata la sentenza 35 del 2017 sull’Italicum, che salvò il premio al 40 per cento e i capilista bloccati e bocciò il ballottaggio. Lo Stabilicum prevede una soglia più alta e non contempla il ballottaggio.

