Il primo ministro sloveno Janez Janša ha dichiarato ieri (26 ottobre) che la Slovenia accoglierebbe con favore qualsiasi decisione delle nuove autorità serbe volta ad accelerare i negoziati di adesione all’Unione europea, ma negherebbe il proprio consenso a qualsiasi progresso finché Belgrado non trasferirà alla Slovenia gli archivi completi degli ex servizi di sicurezza jugoslavi (UDBA) e degli organismi ad essi collegati riguardanti la Slovenia.

Scrivendo su X, Janša ha dichiarato: “Accoglieremo con favore qualsiasi decisione delle nuove autorità serbe di accelerare i negoziati di adesione all’Unione europea. Ma non daremo il nostro consenso ad alcun progresso finché la Serbia non invierà alla Slovenia tutti gli archivi dell’UDBA, del Servizio di sicurezza dello Stato, dell’Esercito Popolare Jugoslavo, del Segretariato federale per gli Affari interni e degli altri ex servizi della SFRJ relativi alla Slovenia”.

La dichiarazione è arrivata un giorno dopo la netta vittoria della Lista degli Studenti nelle elezioni parlamentari anticipate in Serbia e poco dopo che la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos si era congratulata con i vincitori, affermando che le porte dell’Unione europea erano aperte alla Serbia.

Janša ha condiviso un post dello scrittore e ricercatore sloveno Igor Omerza, autore del libro Komesarka – La commissaria – che esamina il presunto ruolo di Kos nell’ex polizia segreta jugoslava. Omerza ha citato le dichiarazioni di Kos e ha aggiunto che gli archivi dell’UDBA federale e serba e del servizio di controspionaggio militare dovrebbero essere aperti per primi, osservando che “lei non ne sarebbe felice”.

La richiesta riporta in primo piano accuse di lunga data, ampiamente riportate dai media sloveni ed europei, secondo cui Kos avrebbe collaborato con il Servizio di sicurezza dello Stato jugoslavo dell’epoca comunista alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta. Secondo le ricerche di Omerza e il materiale d’archivio pubblicato proveniente dal servizio di sicurezza dello Stato sloveno, i documenti fanno riferimento a un contatto operativo con i nomi in codice “TARA” e successivamente “BLANKA”, che Omerza collega a Kos.

I fascicoli descrivono attività legate alla sua nomina come giornalista presso la Deutsche Welle a Colonia e alle successive comunicazioni con i servizi. Kos ha ripetutamente negato tali accuse, affermando durante il processo di conferma del 2024 davanti agli organismi sloveni e al Parlamento europeo di non essere mai stata membro, collaboratrice o informatrice dei servizi segreti jugoslavi.

Nel marzo 2026 il Partito Popolare Europeo ha ottenuto un’audizione speciale presso la commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo per interrogare Kos sulle accuse. La vicepresidente del gruppo, Romana Tomc ha dichiarato che il gruppo voleva che Kos spiegasse perché, a loro giudizio, non avesse reso noto il proprio passato e perché potesse trovarsi in una situazione di conflitto di interessi nella gestione dei dossier sull’allargamento ai Balcani occidentali. La Commissione e l’ufficio di Kos hanno sostenuto che le questioni pertinenti fossero già state affrontate durante le audizioni di conferma.

I critici, tra cui Janša, hanno sostenuto che la questione non sia più esclusivamente interna e sollevi interrogativi sulla credibilità europea, considerato che Kos è responsabile del portafoglio relativo alla Serbia e agli altri Paesi dei Balcani occidentali.

La condizione posta da Janša collega di fatto il consenso della Slovenia a qualsiasi accelerazione del percorso della Serbia verso l’Unione europea – che potrebbe comprendere l’apertura di nuovi capitoli negoziali o altri progressi da parte del nuovo governo di Belgrado – al pieno accesso agli archivi pertinenti conservati a Belgrado.

La Slovenia chiede da tempo maggiore trasparenza sulle attività dei servizi jugoslavi sul proprio territorio, in particolare per quanto riguarda il periodo della dissoluzione della SFRJ. La richiesta riguarda non solo la polizia segreta civile, ma anche gli archivi militari e quelli del ministero federale dell’Interno relativi alla Slovenia.

Separatamente, il sindaco di Lubiana Zoran Janković, da lungo tempo vicino all’ex presidente serbo Aleksandar Vučić, si è congratulato con la Lista degli Studenti per la vittoria e ha augurato alla Serbia un “proficuo sviluppo”, descrivendo l’elevata affluenza alle urne come una vera celebrazione della democrazia.

Anche la Bulgaria insiste da tempo affinché la Macedonia del Nord apra integralmente gli archivi dell’ex polizia segreta jugoslava e dei servizi di sicurezza collegati risalenti al periodo comunista, come previsto dal protocollo bilaterale del 2022 nell’ambito del Trattato di buon vicinato; Sofia sostiene che tali documenti potrebbero documentare la repressione sistematica e le politiche antibulgare perseguite dopo la Seconda guerra mondiale nei confronti delle persone che si identificavano come bulgare.

In foto: Il primo ministro sloveno Janez Janša [gov.si, Public domain, via Wikimedia Commons]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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