Nel settantesimo anniversario della rivolta ungherese del 1956, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa sono intervenuti a Budapest alla cerimonia ufficiale organizzata dal governo del primo ministro Péter Magyar, con il presidente ungherese András Baka. Von der Leyen ha collegato la memoria della rivolta alle elezioni di aprile e ha ringraziato il governo Magyar per le riforme che hanno portato allo sblocco dei fondi europei. Costa ha invece insistito sul legame tra integrazione europea, prosperità e democrazia.
La rivolta cominciò il 23 ottobre 1956 con le proteste degli studenti di Budapest, che chiedevano riforme politiche, elezioni libere e il ritiro delle truppe sovietiche. L’intervento militare dell’Unione Sovietica pose fine all’insurrezione il 10 novembre. La cerimonia è stata trasmessa in diretta dal servizio audiovisivo della Commissione e i due discorsi sono disponibili in video.
Von der Leyen ha ricordato che i giovani ungheresi si mobilitarono “con intenzioni pacifiche, chiarezza morale e straordinario coraggio” e che la repressione sovietica fu brutale perché Mosca temeva che la richiesta di democrazia si diffondesse. “La libertà è un fuoco che si propaga”, ha detto. Ha citato Václav Havel per definire la speranza come la certezza che qualcosa abbia senso a prescindere dall’esito e ha ricordato i morti, gli arrestati, i giustiziati, alcuni minori di 18 anni, e i circa 200.000 ungheresi che lasciarono il paese.
Il passaggio centrale ha riguardato le elezioni di sei mesi fa. Secondo von der Leyen, l’80% degli ungheresi ha votato, la partecipazione più alta dalla fine del comunismo, e il risultato dimostra che l’arretramento democratico può essere invertito e che disinformazione e propaganda della paura possono essere sconfitte. “Siamo una sola famiglia”, ha detto, aggiungendo che la storia dell’Ungheria è parte della storia europea.
Rivolgendosi a Magyar, ha elencato le misure adottate dal governo: regole più severe contro frode e corruzione, maggiore trasparenza sulla spesa pubblica e adesione alla Procura europea (Eppo). Ha aggiunto che i fondi europei sono tornati, che l’accesso a Horizon Europe è stato ripristinato e che tutti gli studenti ungheresi possono partecipare di nuovo a Erasmus. Ulteriori sblocchi, dal Next Generation Eu ai fondi legati alla libertà accademica, sono attesi entro la fine dell’anno. Ha chiuso con una citazione di Albert Camus, scritta a un anno dalla rivolta, sull’impegno ad essere all’altezza di tanto sacrificio.
Le parole di Costa
Costa ha descritto il 1956 come la rivolta di un popolo contro il regime comunista totalitario per il diritto a vivere in libertà e democrazia. La repressione sovietica, ha detto, causò migliaia di morti e molti esili ma non sconfisse la rivolta, e lo stesso spirito si ritrova nel 1848 e nel 1989, quando gli ungheresi furono tra i pionieri della rimozione della cortina di ferro. L’adesione all’Ue nel 2004 ha confermato, a suo avviso, che la nazione ungherese “si trova al cuore dell’Europa”.
Il presidente del Consiglio europeo ha poi respinto l’idea che l’integrazione minacci le identità nazionali. L’Unione, ha affermato, rafforza gli Stati membri di fronte alle minacce comuni attraverso competitività, autonomia strategica, difesa e protezione delle frontiere comuni. Ha citato dati sull’Ungheria negli ultimi 22 anni: economia quasi triplicata, salari medi cresciuti di cinque volte, Ue destinataria di quasi l’80% delle esportazioni e di circa il 70% delle importazioni. Ha indicato anche che l’80% degli ungheresi ha fiducia nell’Unione come fonte di stabilità.
La distensione tra Bruxelles e Budapest
La visita di von der Leyen, la prima in Ungheria dal 2024, è stata presentata come segnale di distensione dopo gli anni di governo di Viktor Orbán. Il presidente francese Emmanuel Macron, indicato in un primo momento da Magyar tra i partecipanti, non è presente, come ha comunicato l’ambasciata francese, e anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invitato, non era atteso.
I passaggi sui fondi hanno alle spalle un accordo politico del 29 maggio che prevede lo sblocco potenziale di 16,4 miliardi di euro, tra fondi di ripresa e coesione, in cambio dell’adesione all’Eppo e del rafforzamento dell’autorità anticorruzione. Il 23 settembre la Commissione ha proposto di sbloccare 4,2 miliardi di fondi di coesione e di riaprire Erasmus+ e Horizon Europe alle università ungheresi che avevano adottato il modello delle fondazioni di interesse pubblico, proposta che attende l’approvazione degli Stati membri.
Didascalia: Partecipazione di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, alla cerimonia commemorativa del 70° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 [© European Union, 2026, licensed under CC BY 4.0[

