La deroga all’importazione delle pellicce di zibellino dalla Russia diventa un caso in Europa, mentre la Commissione europea si defila e invita il Parlamento europeo a rivolgere le proprie rimostranze direttamente agli Stati membri. A sollevare le polemiche è la decisione presa lo scorso luglio dal Consiglio dell’UE di escludere le pellicce di zibellino russo dal divieto di importazione introdotto nell’ambito delle sanzioni contro Mosca. Una scelta contestata da diversi eurodeputati, che chiedono a Bruxelles di spiegare perché sia stata concessa un’esenzione per un prodotto destinato al mercato del lusso mentre l’Unione europea continua a rafforzare le misure economiche contro la Russia.
A rispondere alle critiche, durante il dibattito che si è svolto giovedì 22 ottobre al Parlamento europeo di Strasburgo, è stato il commissario europeo per i Partenariati internazionali, Jozef Síkela, che ha attribuito la responsabilità della decisione ai governi nazionali, ricordando che la Commissione aveva inizialmente proposto un divieto esteso anche alle pellicce di zibellino.
“La Commissione ha proposto un divieto relativo alle importazioni delle pellicce russe, compresa quella di zibellino, come parte dei nostri sforzi per aumentare le pressioni sulla Russia. Il divieto è stato approvato in aprile, tuttavia nel mese di luglio gli Stati membri al Consiglio, all’unanimità, hanno deciso di introdurre un’esenzione per la pelliccia di zibellino russo, facendo quindi un passo indietro rispetto al divieto originario”, ha spiegato il commissario nella sua replica conclusiva.
Síkela si è quindi rivolto direttamente agli eurodeputati che avevano contestato la misura: “Qui mi attaccate, però dovete rivolgervi ai vostri governi piuttosto”. Il commissario ha ricordato che le sanzioni europee sono sottoposte a revisioni periodiche, ma che soltanto il Consiglio può decidere di adottarle o modificarle, attraverso una decisione unanime degli Stati membri.
Nel suo intervento iniziale, Síkela aveva spiegato che alcuni Paesi dell’UE avevano rappresentato la dipendenza delle rispettive industrie dalle importazioni di questa particolare tipologia di pelliccia, sostenendo che non fossero disponibili forniture alternative. Per questa ragione, i 27 avevano concordato un’esenzione specifica per le pellicce conciate o preparate di zibellino russo (Martes zibellina), mantenendo in vigore le restrizioni relative alle altre tipologie di pellicce.
La decisione, secondo il commissario, non compromette l’efficacia complessiva del regime sanzionatorio europeo, che continua a colpire settori strategici dell’economia russa, da quello finanziario ai trasporti fino all’energia. Síkela ha ricordato come la crescita economica della Russia abbia subito un forte rallentamento, mentre l’elevata spesa militare continua a esercitare pressioni sulle risorse finanziarie e sulla disponibilità di manodopera del Paese.
Corrado (PD): “Una decisione inspiegabile, sospetti sulle pressioni di Italia e Grecia”
Una spiegazione che non convince Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito democratico e componente del gruppo dei Socialisti e Democratici, che insieme ad altri 13 europarlamentari ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere chiarimenti sulle ragioni della deroga e sulle eventuali pressioni esercitate dai governi nazionali.
“La decisione della Commissione europea di fare un’eccezione alle sanzioni contro la Russia per le pellicce di zibellino è inspiegabile, sia perché le sanzioni, per essere efficaci, devono essere coerenti, e non è certo questo il momento di alleggerirle, sia perché non si capisce come mai si debba fare un’eccezione per prodotti frutto della crudeltà verso gli animali, il cui commercio andrebbe anzi ostacolato in ogni caso”, ha dichiarato Corrado a Focus Europe.
L’eurodeputata ha spiegato di aver chiesto chiarimenti anche sul possibile coinvolgimento di due Stati membri, Italia e Grecia, indicati da alcune ricostruzioni giornalistiche come i principali acquirenti europei delle pellicce russe.
“Proprio per questo, insieme a 13 colleghe e colleghi, ho presentato un’interrogazione alla Commissione affinché chiarisca le ragioni di questa decisione e l’eventuale ruolo delle pressioni di Italia e Grecia, indicate da alcune testate tra i principali Paesi acquirenti”, ha aggiunto Corrado.
Secondo l’esponente del PD, l’intervento di Síkela non avrebbe dissipato i dubbi sulle ragioni economiche alla base dell’esenzione, ma avrebbe piuttosto confermato il ruolo determinante degli Stati membri.
“Il sospetto è che gli interessi economici di alcuni Stati membri abbiano fatto cambiare idea alla Commissione, come ha suggerito anche il Commissario Josef Sikela dicendo che la decisione sia stata votata all’unanimità dal Consiglio, e quindi dai governi nazionali”, ha osservato.
Corrado ha inoltre richiamato un voto dell’Eurocamera, che considera un segnale politico importante a sostegno della richiesta di ripristinare le restrizioni.
“Fortunatamente oggi il Parlamento europeo, approvando l’emendamento di una collega di The Left, si è espresso contro il ritiro delle sanzioni voluto dalla Commissione: un voto che dà grande forza alla nostra battaglia”, ha concluso l’eurodeputata.
Il mercato del lusso e le pressioni attribuite a Italia e Grecia
La controversia nasce dalla modifica delle restrizioni commerciali introdotte nei confronti della Russia. Ad aprile l’Unione europea aveva incluso le pellicce conciate o preparate tra i prodotti soggetti al divieto di importazione. A luglio, tuttavia, il Consiglio ha deciso di introdurre un’eccezione per quelle di zibellino russo, uno dei materiali più pregiati e costosi utilizzati dall’industria internazionale della pellicceria.
A ricostruire le possibili ragioni della decisione è stata anche Joanna Swabe, responsabile degli affari pubblici europei dell’organizzazione Humane World for Animals, in un intervento pubblicato il 20 ottobre su EUalive.
Secondo Swabe, l’esenzione rappresenta una concessione difficilmente giustificabile, considerato che riguarda un prodotto di lusso i cui capi finiti possono raggiungere prezzi di decine o persino centinaia di migliaia di euro. La difficoltà di reperire forniture alternative, utilizzata per motivare la deroga, non sarebbe quindi sufficiente a giustificare il mantenimento dei rapporti commerciali con la Russia in un settore privo di qualsiasi carattere essenziale.
Nell’analisi pubblicata da EUalive si richiama anche il possibile ruolo esercitato da Italia e Grecia, Paesi che avrebbero sostenuto l’esenzione per salvaguardare le proprie industrie della pellicceria. Una ricostruzione già avanzata da Humane World for Animals, che a settembre aveva denunciato la decisione e accolto favorevolmente le iniziative parlamentari di Corrado e della deputata italiana Eleonora Evi, autrice di un’interrogazione al governo italiano.
La questione sollevata dall’organizzazione riguarda anche il possibile precedente rappresentato dalla deroga. Se la necessità di tutelare una particolare filiera produttiva fosse considerata sufficiente per allentare le restrizioni, altri settori economici potrebbero chiedere trattamenti analoghi, indebolendo la coerenza delle misure europee contro Mosca.
Swabe richiama inoltre una contraddizione commerciale: mentre le pellicce grezze di zibellino russo rimangono soggette alle restrizioni, quelle conciate o preparate possono essere importate nell’Unione, consentendo alla Russia di continuare a ricavare entrate dalla vendita di un materiale di elevato valore e alle aziende europee di utilizzarlo nelle proprie produzioni.
Il nodo del benessere animale
La controversia si inserisce inoltre nel dibattito europeo sul futuro dell’industria delle pellicce. La Commissione sta valutando le iniziative da adottare in risposta all’iniziativa dei cittadini europei Fur Free Europe, sostenuta da oltre 1,5 milioni di persone, che chiede di vietare gli allevamenti di animali da pelliccia e l’immissione sul mercato europeo dei prodotti provenienti da tali allevamenti.
Secondo Humane World for Animals, consentire nuovamente l’importazione dello zibellino russo rappresenterebbe un segnale contraddittorio rispetto alle richieste di superamento di questa industria. L’organizzazione chiede pertanto alla Commissione di collaborare con il Consiglio per ripristinare il divieto, limitando le future deroghe alle sanzioni ai beni effettivamente necessari per ragioni civili o umanitarie.
Resta aperta soprattutto la questione delle responsabilità politiche. Se la Commissione rivendica di aver inizialmente proposto restrizioni più estese, il Consiglio ha successivamente introdotto un’eccezione approvata all’unanimità dai 27 governi. Ed è proprio su questa scelta che si concentrano le critiche degli eurodeputati, mentre Bruxelles ribadisce che il regime sanzionatorio contro la Russia resta complessivamente efficace e che l’Unione continuerà a esercitare pressioni economiche su Mosca per limitarne la capacità di finanziare la guerra contro l’Ucraina.
[a cura di Simone Cantarini]

