György Matolcsy, ex governatore della Banca nazionale d’Ungheria e storico collaboratore di Viktor Orbán, è stato arrestato. Gli inquirenti indagano su irregolarità legate a centinaia di miliardi di fiorini di denaro pubblico.

György Matolcsy, che dal 2013 al 2025 ha guidato la Banca nazionale d’Ungheria (MNB), è stato arrestato. Il suo avvocato, Pál Bátki, ha reso noto che l’assistito è sospettato di frode economica con ingenti perdite finanziarie e di aver fatto uso di un documento privato falsificato.

La difesa ha presentato ricorso contro l’arresto, giudicandolo ingiustificato: secondo l’avvocato, l’ex governatore conduce una vita familiare stabile e non ci sono motivi per tenerlo in detenzione.

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Irregolarità per centinaia di miliardi di fiorini

Al centro del caso ci sono alcune fondazioni create dalla banca centrale ungherese, alle quali, durante la gestione Matolcsy, sono state trasferite enormi somme di denaro pubblico. Le fondazioni avrebbero dovuto investirle per farle fruttare, ma una parte dei fondi è finita in una rete di società collegate tra loro, attive tra l’altro nel settore immobiliare e nell’acquisto di quote di aziende estere.

Secondo gli ispettori ungheresi, in questo modo sarebbero stati gestiti circa 500 miliardi di fiorini, circa 1,3 miliardi di euro. Dai controlli è emerso che la spesa non era stata adeguatamente sorvegliata e che alcuni investimenti potrebbero aver causato perdite enormi. Ora gli inquirenti cercano di stabilire chi sia responsabile delle irregolarità e che fine abbiano fatto i fondi pubblici.

Da anni la stampa ungherese racconta di operazioni sospette legate alle fondazioni della MNB. I giornalisti hanno indagato anche sui rapporti d’affari della cerchia dell’ex governatore, a partire dal figlio Ádám Matolcsy e dall’imprenditore Bálint Somlai.

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La resa dei conti con l’era Orbán

Per anni Matolcsy è stato tra i più stretti collaboratori di Viktor Orbán, nel cui governo era stato ministro dell’Economia prima di passare alla guida della banca centrale.

Dopo la vittoria di Péter Magyar alle elezioni di aprile, il caso delle fondazioni MNB è diventato uno dei capitoli dei conti con il governo precedente. Il partito di maggioranza, Tisza, ha istituito una commissione parlamentare per accertare le responsabilità delle irregolarità.

A fine settembre sono stati fermati due ex ministri del governo Orbán. Balázs Hankó, ex ministro della Cultura, è sospettato di cattiva gestione che, secondo la procura, avrebbe provocato perdite per 17,3 miliardi di fiorini. Si tratta di denaro di un fondo pubblico per la cultura che sarebbe finito, tra gli altri, a gruppi vicini a Fidesz e sarebbe servito a finanziare la campagna elettorale del partito.

Miklós Seszták, ex ministro dello Sviluppo, è invece sospettato di aver accettato tangenti per oltre 12 miliardi di fiorini in relazione a contratti della compagnia di autobus statale Volánbusz e ad altri appalti pubblici. Entrambi sono stati posti in custodia cautelare e respingono le accuse, sostenendo che le indagini siano politicizzate.

Articolo tradotto da Giacomo Cellupica. Leggi qui l’originale pubblicato da Focus Europe Poland.

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