Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inasprito sabato (10 ottobre) il suo scontro con Volodymyr Zelensky. “Penso sia tempo che l’Ucraina abbia un nuovo presidente”, ha dichiarato Trump, avvertendo il leader ucraino che “farebbe meglio a smetterla una volta per tutte” di colpire le raffinerie di petrolio russe.
Le dichiarazioni sono arrivate un giorno dopo che Trump aveva annunciato un accordo con Vladimir Putin per la fornitura di diesel, cogliendo di sorpresa i negoziatori ucraini ed europei riuniti a Miami. La delegazione ucraina – guidata dal capo dell’Ufficio presidenziale Kyrylo Budanov – ha quindi deciso di interrompere anticipatamente i colloqui.
Parlando alla Casa Bianca, Trump ha suggerito che l’Ucraina abbia bisogno di “un nuovo leader in grado di raggiungere un accordo”, sostenendo che Zelensky abbia avuto diverse opportunità ma “per qualche motivo non lo fa mai”. Trump ha inoltre affermato che la guerra “non sarebbe mai dovuta iniziare” a causa della precedente “incompetenza” e che il conflitto è costato all’Ucraina circa il 30% del suo territorio, provocando enormi perdite umane da entrambe le parti.
Le dichiarazioni arrivano dopo una serie di eventi, verificatisi il 9 ottobre, che hanno evidenziato le crescenti tensioni sul fronte dell’energia e delle leve negoziali nel conflitto. I negoziatori degli Stati Uniti, tra cui gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, dell’Ucraina – guidati dal capo dell’Ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, insieme al direttore del Servizio di intelligence esterna Rustem Umerov – e i partner europei si sono incontrati a Miami per discutere di de-escalation, resilienza energetica, esportazioni di grano, garanzie di sicurezza e possibili percorsi per porre fine alla guerra prima dell’inverno.
Gli incontri erano inizialmente previsti su due giorni, ma si sono conclusi dopo il primo in seguito all’annuncio sull’accordo per il diesel. Witkoff ha definito i colloqui costruttivi, mentre fonti ucraine hanno riferito che la delegazione ha deciso di abbreviare la propria permanenza.
La “bromance” con Putin
Lo stesso giorno, Trump ha avuto una telefonata di circa 90 minuti con il presidente russo Vladimir Putin. Secondo Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, la conversazione è stata “molto sostanziosa e amichevole”, al punto che nessuno dei due leader voleva essere il primo a riagganciare: la chiamata si è conclusa simultaneamente per entrambi.
Putin avrebbe ridimensionato le prospettive di una ripresa a breve dei colloqui di pace trilaterali, citando i recenti attacchi ucraini con droni. Durante la telefonata, o in concomitanza con essa, i due leader avrebbero raggiunto un accordo sulla fornitura di diesel russo ai mercati statunitense e globale.
Trump ha annunciato pubblicamente l’accordo: la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di diesel, con ulteriori quantitativi – 500.000 tonnellate a novembre e altre forniture successivamente – in funzione delle condizioni delle raffinerie. L’accordo sarebbe sostenuto da una licenza temporanea del Tesoro statunitense volta ad allentare le sanzioni.
Trump ha presentato l’intesa come essenziale per ridurre i prezzi record del diesel, recentemente superiori ai 6 dollari al gallone negli Stati Uniti, a beneficio di agricoltori, allevatori e camionisti in vista delle elezioni di metà mandato. Ha inoltre sottolineato i vincoli derivanti sia dal conflitto in Ucraina sia dalle più ampie interruzioni delle forniture causate dalle tensioni in Medio Oriente.
Zelensky ha condannato la decisione definendola una “decisione debole da parte di partner forti, non giusta e non onesta”, e ha affermato che la delegazione ucraina a Miami veniva utilizzata come “cortina fumogena”. Il presidente ucraino ha insistito sul fatto che qualsiasi pausa negli attacchi alle raffinerie ucraine debba essere reciproca, e quindi accompagnata dalla cessazione da parte russa degli attacchi contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche ucraine. Funzionari ucraini hanno inoltre lasciato intendere che Kyiv continuerà a colpire le raffinerie russe.
Funzionari statunitensi hanno dichiarato che Trump ha raggiunto l’accordo sul diesel dopo che Zelensky avrebbe ignorato molteplici richieste – secondo quanto riferito circa sei – di interrompere gli attacchi unilaterali contro gli impianti russi di produzione di diesel, che Washington considera dannosi per i consumatori americani.
Durante i colloqui di Miami, Witkoff e Kushner hanno informato la parte ucraina dell’imminente accordo e delle motivazioni alla base della decisione. Fonti ucraine hanno sostenuto che gli inviati avrebbero prospettato la possibilità di limitare la condivisione di informazioni di intelligence da parte degli Stati Uniti qualora Kyiv avesse continuato gli attacchi. Un funzionario statunitense ha negato che vi sia stata una minaccia formale, affermando che gli inviati hanno sottolineato come gli Stati Uniti restino un partner forte, che fornisce munizioni e intelligence, e che l’Ucraina non dovrebbe intraprendere azioni dannose per i consumatori americani.
Trump aveva già fatto pressione su Zelensky sulla questione, anche in dichiarazioni di settembre in cui lo aveva esortato a “smetterla di far saltare in aria il carburante diesel in Russia”, sostenendo che gli attacchi – oltre agli altri conflitti in corso – stiano contribuendo ad aggravare le carenze globali.
La sequenza degli eventi mette in evidenza la posizione di forza di Putin e la sua capacità di influenzare il presidente degli Stati Uniti. L’eurodeputato francese Bernard Guetta (R | Renew), intervenendo su LCI, ha dichiarato che, “se Donald Trump fosse un agente russo, non avrebbe potuto fare un lavoro migliore per Mosca; e se avesse perso la testa, non avrebbe potuto fare di peggio”.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

