Anne Carson è la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura. L’Accademia svedese le ha conferito il riconoscimento per “una produzione letteraria audace e inventiva che, attraverso un dialogo libero con la tradizione classica, crea nuove forme di letteratura contemporanea”.

Carson è una delle figure più originali della letteratura anglofona contemporanea. La sua opera sfugge alle classificazioni convenzionali: unisce poesia, prosa, saggistica, traduzione, teatro e studi letterari, spingendosi persino verso forme legate all’opera lirica e alle arti visive.

La scrittrice è nata nel 1950 a Toronto. Si è specializzata in filologia classica e per anni si è dedicata allo studio della lingua e della letteratura dell’antica Grecia. In seguito ha insegnato in diverse università, sia in Canada sia negli Stati Uniti.

La sua fascinazione per il mondo antico risale agli anni scolastici, quando un insegnante di latino la aiutò a iniziare lo studio del greco antico. Questo interesse è rimasto uno degli elementi centrali della sua produzione letteraria.

Ciò non significa, tuttavia, che Carson scriva letteratura storica. Al contrario, utilizza miti, testi e personaggi dell’antichità per raccontare le questioni che riguardano l’essere umano contemporaneo: l’amore, il desiderio, la solitudine, la perdita e l’identità.

Una letteratura senza confini definiti

Una delle caratteristiche più distintive della sua opera è la libertà con cui supera i confini tra i generi letterari. Carson riesce a combinare nella stessa opera poesia, narrazione, riflessione filosofica e analisi letteraria. I suoi testi spesso non assomigliano ai libri tradizionali e la stessa autrice ha descritto il proprio approccio alla poesia come la creazione di un oggetto o di un’immagine, anziché di un semplice testo.

Un esempio significativo è Float, pubblicato nel 2016: un libro composto da 22 piccole pubblicazioni, leggibili in qualsiasi ordine. L’Accademia svedese ha indicato proprio quest’opera come esempio della sperimentazione di Carson sulle possibilità della letteratura.

Ancora più insolito è Nox, del 2010. Il libro si presenta come un oggetto pieghevole a fisarmonica, contenente testi, fotografie, lettere e altri materiali. Carson lo ha concepito come una sorta di epitaffio letterario dedicato al fratello scomparso.

Il mito antico come racconto del presente

Una delle opere più note di Carson è Autobiography of Red, pubblicata nel 1998. Si tratta di un romanzo in versi ispirato a frammenti dell’opera del poeta greco antico Stesicoro.

Il protagonista è Gerione, un mostro alato della mitologia greca che, secondo il racconto tradizionale, viene ucciso da Eracle. Carson trasforma questa vicenda in una narrazione contemporanea sulla crescita, l’amore, il desiderio e il cuore spezzato.

È proprio questo approccio alla tradizione classica a risultare fondamentale per comprendere la sua opera. Il suo obiettivo non è semplicemente riproporre le storie del passato: parte da un mito, da un frammento o da un personaggio già esistente per costruire un racconto completamente nuovo.

Un’operazione simile è alla base di Norma Jeane Baker of Troy, del 2019, in cui Carson intreccia la storia di Elena di Troia con la figura di Marilyn Monroe e la tragedia di Euripide. Carson è anche un’apprezzata traduttrice di testi classici. Ha tradotto, tra gli altri, opere di Saffo, Euripide e Sofocle.

Le sue traduzioni, tuttavia, non sono semplici tentativi di trasferire fedelmente i testi antichi in lingua inglese. L’Accademia svedese ha sottolineato che, nel suo caso, le traduzioni della letteratura antica possono essere considerate opere letterarie autonome.

Questo è un aspetto essenziale della sua produzione. Carson non considera la lingua soltanto uno strumento per trasmettere significati: la interessano anche l’origine delle parole, il loro suono, la loro ambiguità e le possibilità espressive che emergono dal loro accostamento.

Gli esordi con un saggio sull’amore

Il primo libro della futura Nobel a suscitare un’ampia attenzione fu Eros the Bittersweet, pubblicato nel 1986. Carson vi analizzava il concetto di amore e desiderio attraverso la letteratura e la filosofia dell’antica Grecia.

In seguito ha pubblicato, tra le altre opere, Autobiography of Red, The Beauty of the Husband, Men in the Off Hours, Red Doc>, Nox e Float.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti prestigiosi, tra cui la Guggenheim Fellowship, la MacArthur Fellowship, il Lannan Literary Award e il Griffin Poetry Prize. Nel 2020 le è stato conferito anche il Premio Principessa delle Asturie per la Letteratura.

“È rimasta molto sorpresa”

La notizia del Nobel ha raggiunto Carson in Islanda. Come ha riferito Ingrid Carlberg, segretaria permanente dell’Accademia svedese, la scrittrice è rimasta molto sorpresa dall’annuncio. Durante una breve conversazione telefonica avrebbe detto soltanto di trovarsi in quel momento in Islanda e di “ascoltare il vento”.

Carson è legata all’Islanda da molti anni e dal 2022 possiede anche la cittadinanza islandese. È la seconda canadese a ricevere il Nobel per la Letteratura: prima di lei, nel 2013, il premio era stato assegnato ad Alice Munro, una delle autrici più importanti della letteratura anglofona contemporanea.

L’anno scorso il Nobel per la Letteratura era andato a un autore dell’Europa centrale e orientale, l’ungherese László Krasznahorkai. Era stato premiato per il romanzo Sátántangó – Il tango di Satana – definito “un’opera coinvolgente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte”.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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