I leader di nove Stati dell’UE meridionali si riuniscono mercoledì a Spalato per il vertice MED9, evento clou della presidenza croata del gruppo, con i due membri più grandi che arrivano in un clima di tensione politica molto diversa. Emmanuel Macron è in città. Pedro Sánchez no: i media croati e Siol, partner di EUalive in Slovenia, hanno riferito che il primo ministro spagnolo ha annullato la partecipazione all’ultimo minuto a causa delle elezioni anticipate da lui indette.

Il MED9 è un club informale, non un’istituzione. È stato istituito a Bruxelles nel dicembre 2013 su iniziativa dei ministri degli Esteri di Cipro e della Spagna, per coordinare gli Stati membri meridionali su questioni che Bruxelles spesso considerava marginali. Il primo vertice dei leader si è tenuto ad Atene nel 2016, all’epoca ancora sotto la denominazione di MED7, e ha prodotto una dichiarazione sulla disoccupazione giovanile, gli investimenti e la migrazione. La Slovenia e la Croazia hanno aderito al vertice di Atene del 2021, e la formazione è diventata MED9. I nove – Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna – rappresentano un terzo degli Stati membri e, secondo i dati croati, circa il 40 per cento del territorio dell’UE, il 41 per cento del PIL e il 45 per cento della popolazione. Tutti fanno parte dell’area dell’euro; tutti tranne Cipro fanno parte dello spazio Schengen. Lo scopo del gruppo è esercitare un’influenza: nove voti allineati hanno un peso maggiore di uno solo, in particolare in materia di bilancio, migrazione, energia e vicinato meridionale.

Quest’anno la presidenza spetta alla Croazia, all’insegna di un Mediterraneo più sicuro, più sostenibile e più resiliente. Il primo ministro Andrej Plenković ospiterà il vertice presso il Radisson Blu di Spalato il 6 e 7 ottobre, dopo un anno di incontri tra ministri degli Esteri e incontri settoriali. L’ordine del giorno segue tali linee guida: sicurezza e migrazione irregolare, energia e resilienza, tutela ambientale e risorse idriche, declino demografico e relazioni con i paesi del vicinato meridionale, compresa l’attuazione del Patto per il Mediterraneo elaborato sotto la guida della commissaria Dubravka Šuica. Un ulteriore obiettivo è quello di definire una linea comune in vista del Consiglio europeo della prossima settimana, con il prossimo bilancio dell’UE tra i negoziati che il gruppo intende affrontare congiuntamente. Saranno presenti Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa, così come il principe Alberto II di Monaco, invitato per il suo impegno nella conservazione dell’ambiente marino, e il principe ereditario giordano Al Hussein bin Abdullah.

Il primo ministro sloveno, Janez Janša, è arrivato martedì e ha tenuto un breve incontro bilaterale con Plenković. Il padrone di casa croato ha dichiarato che hanno discusso della cooperazione contro la migrazione irregolare e della prospettiva europea dei paesi dell’Europa sud-orientale, e che i due governi intendono risolvere le questioni in sospeso e approfondire i legami politici ed economici. La Slovenia è il terzo partner commerciale della Croazia; lo scambio di merci tra i due paesi ha raggiunto gli 8,4 miliardi di euro lo scorso anno. Siol ha sottolineato che l’incontro di Spalato rappresenta il momento culminante di una presidenza la cui agenda di lavoro è stata definita da Zagabria come incentrata su sicurezza, migrazione ed energia.

Le assenze e il bagaglio di questioni irrisolte contano più di quanto il comunicato sia disposto ad ammettere. La cancellazione di Sánchez priva il formato del suo cofondatore proprio nel momento in cui ci si aspetterebbe normalmente che la Spagna esercitasse un peso determinante in materia di bilancio e migrazione. Sánchez ha indetto le elezioni per il 29 novembre dopo che il parlamento ha respinto le sue misure in materia di alloggi, nel bel mezzo di una delle crisi di accessibilità abitativa più acute d’Europa. Una discussione del MED9 su demografia, coesione e vicinato meridionale proseguirà senza il leader del Paese che negli ultimi anni ha accolto la quota maggiore di arrivi dal Mediterraneo.

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Macron è presente, una settimana dopo la giornata più intensa di una rivolta studentesca iniziata nelle periferie di Parigi a metà settembre e che Sébastien Lecornu ha definito la più violenta agitazione studentesca degli ultimi decenni. I dati del Ministero dell’Interno stimano a circa 256.000 i partecipanti alle marce di martedì; gli organizzatori ne hanno dichiarati 450.000. Le rivendicazioni riguardano la carenza di insegnanti, il sovraffollamento e il degrado degli edifici, in un Paese il cui debito è vicino al 120 per cento del PIL e i cui rendimenti obbligazionari hanno toccato livelli che non si vedevano dall’inizio degli anni 2000. La Francia è a sette mesi dalle elezioni presidenziali, alle quali Macron non potrà candidarsi. Può ancora parlare a nome di Parigi in materia di rotte migratorie, interconnessioni energetiche e Patto per il Mediterraneo. Non può però offrire in modo credibile un mandato interno consolidato per qualsiasi impegno di spesa che il vertice possa comportare.

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Questo formato si è sempre rivelato più efficace nell’allineare le posizioni che nel renderle vincolanti. Nel 2016 Atene ha chiesto investimenti e una politica migratoria comune; negli anni successivi sono stati prodotti sia il Patto sia una serie di misure unilaterali alle frontiere. Spalato metterà alla prova se un gruppo che comprende l’Italia di Meloni, una Francia in fermento e una Spagna in piena campagna elettorale possa ancora agire all’unisono prima che i leader si siedano al tavolo delle trattative a Bruxelles.

Questo articolo si basa su un servizio del partner di EUalive, Siol.net.

Leggi qui l’articolo originale di EUAlive.

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