Si è svolto ieri, a Strasburgo, un dibattito infuocato nell’eurocamera che ha visto destra e sinistra lanciarsi accuse reciproche sulle responsabilità, da una parte delle repressioni violente e dall’altra della complicità nell’escalation delle proteste in corso in Francia.
Le proteste, iniziate il 21 settembre nel liceo parigino di Saint-Exupéry di Créteil, si sono ben presto allargate a tutto il Paese coinvolgendo anche i sindacati e collettivi. Secondo fonti governative dallo scoppio delle manifestazioni sono stati 215 i feriti tra gli studenti e 715 tra gli agenti di polizia. Uno studente di 15 anni a Lens, una città nel nord della Francia, al confine col Belgio, ha perso una mano raccogliendo una granata lanciata dalla polizia per disperdere la folla, mentre a Tours un ragazzo di 16 anni ha perso la vista da un occhio a causa, si ipotizza, di un proiettile di gomma.
Oltre 20mila persone sono attese oggi a Parigi per la giornata di mobilitazione indetta dai sindacati studenteschi e dai collettivi, alla quale dovrebbero partecipare anche le università, nonché Confédération Paysanne, uno dei principali sindacati agricoli della Francia. Un gruppo di sindacati nazionali del settore dell’istruzione hanno indetto lo sciopero nazionale, proprio nella giornata di oggi ed hanno invitato i propri iscritti a partecipare alla mobilitazione.
Le proteste hanno fatto emergere una crisi strutturale del sistema scolastico francese fatto di classi sovraffollate, edifici non adeguati e mancanza di insegnanti. Quello che gli studenti chiedono sono maggiori risorse e condizioni di studio migliori.
La discussione è arrivata anche al Parlamento europeo, dove il gruppo dei conservatori e riformisti ha messo al voto la richiesta di avviare un dibattito parlamentare sull’escalation delle rivolte studentesche in Francia e sul ruolo dei partiti di estrema sinistra nell’istigare alla violenza. L’accusa era rivolta ai banchi di The Left (Sinistra) e, in particolare, al partito francese La France insoumise, che dall’inizio supporta le proteste.
Almeno due istituti sono stati incendiati nel corso delle proteste studentesche in Francia
La proposta è stata approvata grazie ai voti dell’estrema destra – Patrioti ed Europa delle Nazioni Sovrane – ma anche grazie all’appoggio dei Popolari, che hanno scelto di sostenere la proposta di ECR di discutere il ruolo dei partiti di estrema sinistra, anziché la richiesta dei Socialisti di una comunicazione della Commissione sulle situazioni sociali ed educative dei giovani in Europa, a seguito delle proteste in Francia.
“In questo momento ci sono eurodeputati radicali eletti, rappresentati qui nell’Emiciclo, che parlano di violenza legittima e che impediscono alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro” ha detto l’europarlamentare Marion Maréchal (ECR) riferendosi ai colleghi de La France insoumise (The Left).
Netta la risposta della co-presidente di The Left, la francese Manon Aubry: “Se lei si fosse presa la briga anche solo di ascoltarli (gli studenti), signora Maréchal, sarebbe pienamente consapevole che si stanno mobilitando per condizioni migliori perché hanno classi sovraffollate, i loro insegnanti non vengono sostituiti e vedono il loro futuro universitario deciso da un sistema di ammissione ingiusto. Sono orgogliosa di essere al fianco dei nostri alunni e studenti”.
Anche dai banchi di S&D si è alzata un’accusa a Maréchal, da parte della connazionale Emma Rafowicz, di gioire delle proteste in corso, sostenendo che “essere patrioti significa difendere il popolo francese, difendere i servizi pubblici, non trarre profitto da queste crisi per i propri interessi”.
Il dibattito ha avuto una connotazione strettamente nazionale, fatto di accuse reciproche fra i gruppi politici, alle quali la Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva della Commissione, ha riposto cercando di riportare la discussione sul piano europeo. “Il diritto di riunione pacifica è una libertà fondamentale nella nostra Unione Europea e le autorità hanno il dovere di rispettarlo. Ma quando le proteste sfociano nella violenza, lo spazio per il dialogo si riduce”. Cercando poi di bilanciare le posizioni ha sostenuto il diritto di ogni Stato membro di “far rispettare la legge e ogni dimostrante ha il diritto di attendersi un intervento di polizia proporzionato e conforme alla legge: entrambi i principi vanno di pari passo”.

