Il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sui primi tre articoli della nuova legge elettorale, il cosiddetto Stabilicum, nella terza e ultima lettura del testo. La richiesta è stata presentata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani sugli articoli 1, 2 e 3, che contengono le norme sulle preferenze nella versione modificata dal Senato e la ridefinizione del collegio del Trentino. Il voto finale è fissato per giovedì 8 ottobre alle 12.30, a scrutinio segreto, quindi senza la copertura della fiducia.

La seduta di oggi è iniziata alle 14 con la discussione e la posizione delle tre questioni di fiducia. Martedì 6 ottobre l’Aula voterà la fiducia sugli articoli 1 e 2, mentre mercoledì 7, a partire dalle 9, sono previste le dichiarazioni di voto e il voto sull’articolo 3, seguito dall’esame dell’articolo 8, che estende il voto fuorisede ai caregiver, e dagli ordini del giorno. Giovedì le dichiarazioni di voto finali cominceranno alle 10.30.

La fiducia, votata per appello nominale, evita che sui singoli articoli possa essere chiesto lo scrutinio segreto, ma non copre il voto sull’intero provvedimento, per il quale le opposizioni intendono chiedere il voto segreto.

La tenuta della maggioranza

Il passaggio che preoccupa maggiormente il centrodestra è il voto finale. Il precedente è quello del 14 luglio, quando alla Camera l’emendamento sulle preferenze con capolista bloccati, presentato da Fratelli d’Italia con Noi Moderati e Udc, fu respinto con 188 voti contrari e 187 favorevoli: la maggioranza andò sotto per un voto. Giovedì scorso le questioni pregiudiziali di costituzionalità sono state invece respinte a scrutinio segreto con 229 voti contrari e 151 favorevoli, con i membri del governo presenti in Aula dopo la convocazione decisa dalla presidente del Consiglio. “I numeri sono chiari”, ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, primo firmatario della proposta, ha dichiarato in un’intervista al Tempo che “se il provvedimento non passa si va a casa”. Giorgia Meloni ha più volte avvertito che un eventuale affossamento del testo da parte di franchi tiratori avrebbe conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo. Sul piano costituzionale, l’articolo 94 distingue il voto contrario a una proposta del governo dalla revoca della fiducia, quindi una bocciatura a scrutinio segreto non comporterebbe automaticamente le dimissioni dell’esecutivo. Senza l’approvazione definitiva della riforma si voterebbe con il Rosatellum.

Il contenuto del testo e le critiche

Lo Stabilicum prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza fisso per la lista o la coalizione più votata che superi la soglia del 42%, con la scelta degli eletti affidata a un meccanismo misto di preferenze e capilista bloccati. Per le forze che non siedono già in Parlamento il numero minimo di firme per collegio sale da 1.500 a 6mila, mentre restano esentate le formazioni con due gruppi o con almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025, il caso di Italia Viva e Azione e non quello di +Europa o Futuro nazionale.

Le opposizioni contestano soprattutto le firme, che devono essere raccolte senza piattaforme digitali, l’assenza dell’alternanza di genere tra i capolista e i dubbi sulle prerogative del Quirinale legati all’indicazione del candidato premier sulla scheda. Il segretario di +Europa Riccardo Magi, che ha avviato lo sciopero della fame contro l’obbligo delle 6mila firme, ha parlato in Aula di una “ossessione della governabilità” del centrodestra. Futuro nazionale di Roberto Vannacci e Azione di Carlo Calenda hanno annunciato il voto contrario, mentre Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e +Europa convergono nel rifiuto del testo partendo da obiezioni diverse.

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