Le grandi aziende tecnologiche statunitensi hanno un’influenza sproporzionata sulle istituzioni europee, superando le imprese europee sia nel numero di incontri con i responsabili politici dell’Unione sia nella spesa dichiarata per il lobbying. È quanto emerge da un’analisi del Financial Times basata sul registro per la trasparenza dell’Unione europea e sui database degli incontri della Commissione e del Parlamento europeo, condotta sul periodo successivo alle elezioni europee del giugno 2024.
Secondo i dati, Google e le sue controllate hanno tenuto 302 incontri con funzionari della Commissione ed eurodeputati, più di qualsiasi singola azienda europea. Apple ne ha avuti 257 e Amazon 239. Tra le prime venti organizzazioni per numero di incontri figurano solo tre realtà europee: TotalEnergies, Volkswagen e Airbus.
La classifica degli incontri
Al vertice della classifica non ci sono però le aziende tecnologiche, ma due organizzazioni ambientaliste: il WWF e Transport & Environment hanno tenuto ciascuna oltre 400 incontri dal giugno 2024, più di chiunque altro. Seguono la Camera di commercio americana e il governo cinese, entrambi sopra i 350 incontri, e poi una serie di associazioni di categoria europee come l’European Environmental Bureau, BusinessEurope, l’organizzazione dei consumatori BEUC e Copa-Cogeca, che rappresenta gli agricoltori. È solo a questo punto, intorno ai 300 incontri, che compare Google, seguita dal sindacato europeo ETUC, dall’associazione dell’industria chimica e da Apple. Più in basso, tra i 220 e i 250 incontri, si trovano il governo israeliano, Amazon, l’associazione dei costruttori d’auto ACEA, TotalEnergies, Volkswagen, la confederazione industriale tedesca BDI, l’ong Climate Action Network e Airbus.
Sul fronte della spesa dichiarata, invece, i Big Tech emergono con più chiarezza: Apple dichiara tra 8 e 9 milioni di euro l’anno, più di quasi tutti gli altri soggetti della lista, mentre BusinessEurope e Google si collocano poco sopra i 6 milioni. Diverse organizzazioni della classifica, tra cui WWF, Transport & Environment, l’European Environmental Bureau, il BEUC, il governo cinese e quello israeliano, non sono tenute a dichiarare i costi o non lo fanno, il che rende il confronto sulla spesa solo parziale.
Il dato sulla spesa conferma lo squilibrio quando si guarda al complesso del settore: Apple spende circa 9 milioni di euro l’anno a Bruxelles e Meta oltre 10 milioni, contro un totale combinato di circa 8,7 milioni per TotalEnergies, Volkswagen e Airbus insieme.
Le aree di pressione
Google ha tenuto 22 incontri sul solo “omnibus digitale”, il pacchetto che la Commissione sta discutendo per alleggerire le regole sull’intelligenza artificiale, ad esempio ampliando la possibilità per le aziende di addestrare i modelli su dati personali. Google, Amazon e Apple hanno inoltre discusso con i funzionari europei della regolamentazione proposta sul cloud e delle norme sulla sicurezza online dei minori.
“Il nostro impegno con i responsabili politici europei riflette l’ampiezza delle nuove normative che dobbiamo affrontare”, ha detto un portavoce di Google. Amazon e Apple hanno dichiarato di confrontarsi con i decisori politici su temi rilevanti per i loro clienti e per le loro attività. Airbus, Volkswagen e TotalEnergies hanno rifiutato di commentare.
Il paradosso delle ONG ambientaliste
Il registro per la trasparenza conta oggi quasi 18mila organizzazioni, numero raddoppiato dal 2016. Nonostante il numero elevato di incontri, le ONG ambientaliste non sono riuscite a impedire l’indebolimento di parti dell’agenda verde europea, perché incontrano soprattutto eurodeputati dei gruppi Verdi e di sinistra, minoritari in un’Assemblea di 720 seggi.
Il direttore di Transport & Environment, William Todts, ha detto che è diventato “molto più difficile” incontrare membri del Partito popolare europeo, il gruppo più numeroso del Parlamento, che ha spinto per ridimensionare parti della legislazione climatica dell’Unione in nome della riduzione degli oneri regolatori sull’industria europea. Secondo Todts, la spinta del PPE sulla semplificazione normativa è diventata “un cavallo di Troia per le lobby industriali, non solo per semplificare la legislazione ma per riaprirla e cambiarne completamente la direzione”. Un portavoce del PPE ha replicato che gli eurodeputati sono liberi di incontrare chi vogliono, aggiungendo che le ONG ambientaliste “non hanno più l’influenza e il sostegno che avevano in passato”. Le aziende statunitensi, a differenza delle ONG, incontrano invece eurodeputati di tutto lo spettro politico. Quest’anno almeno 22 incontri della Camera di commercio americana hanno riguardato i pacchetti “omnibus” che alleggeriscono le regole su pesticidi e altre tutele ambientali; il direttore di AmCham EU, Malte Lohan, ha detto che ridurre gli oneri regolatori “non è solo un obiettivo americano” ma “un imperativo europeo evidente”.
Il problema della trasparenza
Complessivamente, oltre il 63% degli incontri con organizzazioni iscritte al registro per la trasparenza ha coinvolto aziende o associazioni di categoria e industriali, contro circa il 23% con ONG o think tank. I parlamentari europei hanno inoltre tenuto circa 29mila incontri con organizzazioni non iscritte al registro, tra cui missioni diplomatiche come quella cinese e think tank come la Heritage Foundation, fondazione ultraconservatrice statunitense.
Mentre la Commissione può incontrare solo organizzazioni registrate, al Parlamento europeo gli eurodeputati sono tenuti a dichiarare tutti gli incontri ma “dovrebbero incontrare solo rappresentanti di interessi iscritti al registro per la trasparenza”, regola non vincolante. Raphaël Kergueno di Transparency International ha detto che “dobbiamo davvero porre domande difficili ai responsabili politici, perché sembrano dare più accesso alle aziende statunitensi che a quelle europee”, e ha chiesto di “chiudere urgentemente questa falla” rendendo obbligatorio per eurodeputati e assistenti incontrare solo lobbisti registrati.

