La procura ungherese ha chiesto al Parlamento di revocare l’immunità del primo ministro Péter Magyar e di due ex ministri dell’era Viktor Orbán, nell’ambito di procedimenti penali distinti. Gli sviluppi segnano una nuova fase dello scontro tra il governo guidato dal Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza | PPE) e le istituzioni giudiziarie, dopo anni di critiche sull’indipendenza della procura ungherese.
Le richieste sono state annunciate dal procuratore capo ad interim István Lajtár e riguardano accuse di natura diversa. Magyar è indagato per un episodio risalente al 2024: secondo gli inquirenti, avrebbe sottratto il telefono a un uomo che lo stava filmando in una discoteca per poi gettarlo nel Danubio.
Il premier ha dichiarato di essere favorevole alla revoca della propria immunità, accusando tuttavia la procura di voler collegare il suo caso alle indagini che coinvolgono i due ex ministri Balázs Hankó e Miklós Seszták. Magyar sostiene da tempo che l’indagine nei suoi confronti sia politicamente motivata e ha definito il procedimento una “farsa”. Il caso aveva inoltre già raggiunto nel 2025 il Parlamento europeo (quando l’attuale premier era eurodeputato) che respinto la richiesta di revoca della sua immunità.
Per quanto riguarda Hankó, che sotto il governo Orbán svolgeva l’incarico ministro della Cultura e dell’Innovazione, questo è indagato di appropriazione indebita di circa 47 milioni di euro di fondi pubblici. Secondo gli investigatori, le risorse sarebbero state utilizzate, almeno in parte, per finanziare la campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 2026 e per procurare benefici personali ad altre persone.
Il suo caso aveva coinvolto direttamente l’Unione Civica Ungherese (Fidesz | PfE) – partito di Orbán – nel mese di luglio, quando la procura aveva sequestrato i server del partito nell’ambito dell’indagine. Allora l’ex premier aveva reagito accusando le autorità di portare avanti un’indagine strumentale con l’obiettivo di rendere il partito “legalmente non operativo”.
Simile per entità è il reato per cui è indagato Seszták, ex ministro dello Sviluppo nazionale. L’altro fedelissimo di Orbán avrebbe presumibilmente ricevuto tangenti per milioni di euro in relazione all’acquisto di autobus usati a prezzi ritenuti gonfiati.
Le nuove iniziative giudiziarie arrivano mentre è in corso un confronto istituzionale sulla nomina del prossimo procuratore capo. Il presidente András Baka ha proposto lunedì (21 settembre) il procuratore specializzato in crimini informatici Zoltán Szathmáry. Magyar ha però annunciato che i parlamentari del Tisza si opporranno alla candidatura, mettendo in dubbio la capacità di Szathmáry di ristabilire la fiducia dell’opinione pubblica nella procura e di garantirne l’indipendenza.
Una delle proposte che ha permesso a Tisza di vincere le elezioni ad aprile era proprio quella di fare luce sui presunti casi di corruzione e abuso d’ufficio maturati durante i sedici anni di governo di Orbán e di rivoluzionare una magistratura che – per più di un decennio – si era trovata scacco dell’esecutivo. Proprio per le pressioni del partito di Magyar, si era dimesso a luglio il precedente procuratore capo, di cui ora si cerca un successore.
In questo scenario, le prossime decisioni del Parlamento sulla revoca delle immunità e sulla nomina del procuratore capo potrebbero quindi diventare un passaggio cruciale nel tentativo del nuovo governo di ridefinire i rapporti tra politica e magistratura in Ungheria.

