Il Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche (European Fiscal Board, Efb), l’organismo indipendente che valuta l’applicazione delle regole di bilancio dell’Unione, ha criticato lunedì Commissione e Consiglio per l’uso eccessivo di discrezionalità e flessibilità nell’applicazione delle nuove regole fiscali, entrate in vigore nell’aprile 2024. Nel suo rapporto annuale, l’Efb avverte che le deroghe concesse ripetutamente ai singoli Stati membri rischiano di minare la credibilità di un impianto normativo entrato in funzione da poco più di un anno.
Le nuove regole prevedono che ogni Paese concordi con la Commissione un percorso di riduzione del debito individuale e su misura, da completare in un arco compreso tra quattro e sette anni, per avvicinare deficit e debito rispettivamente al 3% e al 60% del Pil. Se uno Stato non rispetta il percorso concordato, deve fornire spiegazioni oppure va incontro a una procedura disciplinare.
Un’applicazione ritenuta troppo debole
Secondo l’Efb, il meccanismo di “comply or explain” non è finora mai stato attivato formalmente: nessuno Stato membro ha dovuto presentare una dichiarazione ufficiale di giustificazione, e solo un Paese, la Bulgaria, ha subito conseguenze procedurali, con l’apertura di una nuova procedura per deficit eccessivo. Il comitato osserva che questo dato contrasta con lo scostamento diffuso tra i percorsi di spesa raccomandati e i risultati effettivi registrati dagli Stati membri, uno scarto che riflette sia la flessibilità intrinseca delle nuove regole sia la discrezionalità e la tolleranza mostrate da Commissione e Consiglio.
Il presidente dell’Efb, Pieter Hasekamp, ha dichiarato che “ogni deroga può apparire ragionevole dal punto di vista politico, ma le regole si giudicano nell’accumularsi dei precedenti, e un quadro normativo che si piega a ogni nuovo shock rischia di perdere il proprio scopo”. Nel rapporto, il comitato sintetizza il proprio giudizio complessivo osservando che “all’eleganza nella progettazione deve corrispondere la disciplina nell’attuazione”.
Le deroghe contestate dall’Efb prendono la forma delle cosiddette clausole di salvaguardia nazionali (National Escape Clauses, Nec), introdotte a partire da marzo 2025 per consentire scostamenti temporanei dagli obiettivi di bilancio a fronte di spese aggiuntive. Una prima clausola è stata attivata per la spesa in difesa, una seconda, nel 2026, per misure legate alla resilienza energetica. Secondo quanto riportato da Agence Europe, l’Efb segnala inoltre che l’Italia ha esercitato pressioni ripetute perché la Commissione estendesse il perimetro della clausola sulla difesa anche alla transizione climatica, una richiesta che il comitato cita come esempio della tendenza a cedere a nuove pressioni di spesa.

