Le elezioni parlamentari russe, strettamente controllate dal potere, si sono concluse ieri (20 settembre) con il partito Russia Unita del presidente Vladimir Putin avviato verso un’altra netta vittoria, un risultato che i critici descrivono come il prodotto di un processo-farsa concepito per costruire legittimità attorno alla guerra in Ucraina.
Il voto di tre giorni per l’elezione della Duma di Stato, il primo scrutinio parlamentare russo dall’invasione su larga scala del 2022, è stato presentato dal Cremlino come un test del sostegno al conflitto, ormai entrato nel suo quinto anno. I primi dati ufficiali mostravano Russia Unita al 57,5% circa dopo lo scrutinio di una parte dei verbali, con un’affluenza dichiarata del 56,66%. I partiti della cosiddetta “opposizione controllata” autorizzata erano molto distanti.
Osservatori indipendenti ed esponenti dell’opposizione hanno definito il voto un rituale di ratifica. La Corte Suprema russa ha escluso il partito liberale Yabloko, l’unico gruppo registrato che criticava apertamente la guerra, dalla competizione per i seggi nazionali. I candidati di Yabloko rimasti in corsa hanno dovuto affrontare arresti di osservatori e segnalazioni di irregolarità, tra cui urne aperte, seggi privi di adeguate misure di sicurezza, rifiuti di consegnare schede cartacee e pressioni a favore del voto elettronico.
Leonid Volkov, collaboratore del defunto Alexei Navalny, ha suggerito che alcuni malfunzionamenti tecnici verificatisi a Mosca sembrassero finalizzati a indirizzare gli elettori verso il sistema online, più facilmente manipolabile.
L’Ucraina e l’Unione europea hanno condannato il voto nei territori occupati di Donetsk, Luhansk, Kherson, Zaporizhzhia e Crimea, definendolo illegale. Kyiv ha definito l’intero processo una “pseudo-elezione” e una “farsa”.
Gli analisti del think tank tedesco SWP hanno intitolato la loro analisi “Un’altra elezione-farsa in Russia”, sostenendo che, dopo due decenni di adattamento del sistema alle esigenze del Cremlino, la rappresentatività della Duma sia ormai prossima allo zero. Meduza e gli osservatori elettorali hanno documentato come il voto distribuito su tre giorni, l’ampliamento del voto elettronico e lo smantellamento di gruppi indipendenti di osservazione come Golos abbiano reso più facile commettere brogli.
Il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, ha annullato volontariamente la propria scheda scrivendovi “Per la pace”. Esponenti dell’opposizione in esilio hanno invitato i cittadini a formare code di protesta a mezzogiorno, provocando alcune file, ma il Cremlino ha presentato i risultati come prova dell’unità nazionale. La presidente della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova, ha affermato che le pressioni avevano soltanto rafforzato “l’unità del popolo”. Dmitry Medvedev ha dichiarato che Russia Unita aveva ottenuto un risultato dignitoso.
Il voto si è svolto sullo sfondo della guerra. Nella notte tra sabato e domenica, l’Ucraina ha lanciato quello che il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha definito il più grande attacco con droni mai condotto contro la regione della capitale. Le autorità russe hanno dichiarato che, complessivamente, sono stati intercettati più di 1.600 droni, di cui 450 diretti verso Mosca. Droni e missili hanno colpito la raffineria petrolifera Gazpromneft-Moscow a Kapotnya, provocando vasti incendi visibili in tutta la città, oltre a magazzini e almeno un edificio residenziale.
Nella regione di Mosca sono morte due o tre persone e circa 20 sono rimaste ferite. Zelensky ha confermato gli attacchi contro un importante impianto petrolifero e un sito logistico, utilizzando droni prodotti internamente, missili da crociera Flamingo e un nuovo missile balistico Pelican.
Sobyanin ha accusato l’Ucraina di aver tentato di interrompere le elezioni: “L’attacco senza precedenti è stato chiaramente pianificato con l’obiettivo di interrompere le elezioni. Il nemico non ci è riuscito”. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che avrebbe “continuato e intensificato i propri attacchi di precisione contro obiettivi militari a Kyiv” in risposta, accusando Kyiv di colpire i civili per sabotare la “volontà democratica” dei russi.
Le ritorsioni erano già iniziate. Un attacco russo notturno contro la regione di Kyiv ha ucciso quattro persone, tra cui tre bambini: una madre e i suoi due figli di tre anni, in un’abitazione privata. Frammenti di droni sono caduti in diversi quartieri della capitale. Le autorità ucraine hanno segnalato incendi in alcuni magazzini e danni ad attività commerciali nella regione di Kyiv. Gli analisti prevedono che la Russia possa intensificare gli attacchi contro la capitale ucraina con l’avvicinarsi dell’inverno e come dimostrazione di determinazione dopo l’attacco contro Mosca.
Le elezioni cambiano poco sul campo. Putin non dovrà affrontare una nuova elezione presidenziale prima del 2030. La nuova Duma continuerà a fungere da parlamento controllato dal potere, piuttosto che da organo di controllo dell’esecutivo.
Per l’Ucraina, il voto e gli attacchi che lo hanno accompagnato sottolineano l’intenzione di Mosca di proseguire la guerra indipendentemente dai costi sul campo di battaglia o dall’isolamento internazionale. Per i russi, il processo non ha offerto una scelta significativa sulla guerra che ha caratterizzato gli ultimi quattro anni. I risultati ufficiali definitivi sono attesi nel corso della settimana.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

