Migliaia di allevatori si sono riuniti martedì nella capitale della Romania, Bucarest, per protestare contro le restrizioni imposte a seguito di focolai di peste dei piccoli ruminanti, una malattia che colpisce ovini e caprini, tra cui misure che prevedono l’abbattimento degli animali nelle zone in cui vengono rilevati i focolai. La manifestazione è poi degenerata in violenti scontri con le forze dell’ordine, che hanno fatto uso di gas lacrimogeni dopo che i manifestanti hanno sfondato le barricate e lanciato bastoni e altri oggetti.

I manifestanti, provenienti da tutta la Romania, si oppongono anche alle restrizioni sulla vendita e la movimentazione degli animali e al divieto di esportazione di ovini e caprini vivi imposto dalla Commissione europea a causa della malattia.

La manifestazione si è svolta in Piazza Victoriei, di fronte alla sede del governo rumeno. Vi hanno partecipato diverse migliaia di allevatori di ovini e caprini, nonché di bovini, provenienti da centinaia di chilometri di distanza. Erano presenti anche alcuni sostenitori del partito di estrema destra AUR e sostenitori dell’ex candidato presidenziale Călin Georgescu.

Gli allevatori hanno riferito a PressOne, partner di EUalive e Focus Europe, che le restrizioni nazionali imposte a seguito dell’individuazione di diversi focolai hanno impedito a molti di loro di vendere i propri animali.

La protesta rifletteva anche le più ampie pressioni economiche che gli agricoltori si trovano ad affrontare. La siccità ha compromesso l’approvvigionamento di foraggio, mentre il costo di mangimi, carburante, fertilizzanti e macchinari agricoli ha aggravato le difficoltà del settore.

Alcuni manifestanti, tuttavia, sono andati oltre la semplice opposizione alle misure in sé, mettendo in dubbio la reale esistenza della malattia. Un allevatore di pecore ha dichiarato a PressOne: “È come il Covid, una manipolazione, vogliono farci mangiare la plastica”.

La protesta si è gradualmente fatta tesa, con i manifestanti che hanno forzato il cordone di sicurezza istituito dalla gendarmeria rumena e si sono diretti verso Rue Paris.

Secondo la gendarmeria di Bucarest, i manifestanti hanno lanciato bastoni di legno contro gli agenti e hanno sfondato le barriere di sicurezza. I gendarmi hanno risposto con gas lacrimogeni.

Secondo la gendarmeria, più di 20 persone hanno avuto bisogno di assistenza medica, e quattro di loro sono state trasportate in ospedale per ulteriori cure. Un altro aggiornamento delle autorità ha indicato che 24 persone necessitavano di assistenza medica, tra cui otto gendarmi.

Secondo la polizia di Bucarest, oltre 30 persone sono state portate presso le stazioni di polizia per controlli e possibili provvedimenti legali. Quattro uomini sono stati anch’essi condotti in commissariato, e tre di loro sono stati multati per un totale di 11.000 lei rumeni (circa 2.091 euro).

Le violenze hanno anche causato disagi alla circolazione nella zona, con i manifestanti che hanno bloccato Victoriei Passage e diverse strade, con ripercussioni sul traffico stradale e tranviario.

Durante gli scontri sono stati aggrediti anche diversi giornalisti. La polizia di Bucarest ha dichiarato di aver avviato un’indagine dopo la diffusione di immagini che mostravano due giornalisti presumibilmente vittime di aggressioni fisiche e di aver preso provvedimenti per identificare i responsabili.

In un episodio riportato, una giornalista di Snoop stava filmando degli uomini che rimuovevano pietre da una pensilina del tram e le lanciavano contro una barriera della gendarmeria, quando un uomo mascherato ha colpito la sua telecamera e l’ha minacciata. In seguito, la giornalista ha incontrato di nuovo lo stesso uomo in Piazza Victoriei ed è stata minacciata ancora una volta.

I leader politici rumeni hanno condannato le violenze, pur riconoscendo le rimostranze degli agricoltori.

Il primo ministro ad interim Ilie Bolojan ha affermato che le manifestazioni pacifiche sono un’espressione di democrazia, ma che “nulla può giustificare coloro che si strumentalizzano queste manifestazioni e incitano alla violenza”. Ha messo in guardia contro i tentativi di spingere la Romania verso quella che ha definito una “pericolosa destabilizzazione”.

Anche il ministro dell’Agricoltura ad interim Tanczos Barna ha condannato le violenze, affermando che la protesta degli agricoltori era stata “dirottata e trasformata in atti di vandalismo” da persone che non rappresentavano gli interessi degli agricoltori. Allo stesso tempo, ha affermato che molte delle richieste degli agricoltori erano “assolutamente giustificate” e ha fatto notare che i loro rappresentanti erano stati ricevuti per un colloquio presso il ministero dell’Agricoltura martedì.

Il leader dell’AUR, George Simion, ha difeso i manifestanti dopo gli scontri, affermando che erano stati “bravi e fin troppo pazienti” e sostenendo che la loro insoddisfazione si era accumulata negli ultimi due anni.

Il presidente rumeno Nicușor Dan ha definito le violenze in piazza Victoriei “estremamente gravi” e ha condannato fermamente i tentativi di trasformare una protesta legittima in scontri di piazza.

La Gendarmeria di Bucarest ha dichiarato che gli incidenti hanno costituito una grave violazione dell’ordine pubblico e hanno comportato atti di vandalismo e lancio di oggetti contro gli agenti delle forze dell’ordine. Sono in corso indagini penali per presunti reati contro l’ordine pubblico, danneggiamento, aggressione e altri atti di violenza.

La Romania è senza un governo pienamente operativo da maggio, quando il parlamento ha destituito il primo ministro Ilie Bolojan, e il presidente Nicușor Dan dovrebbe nominare un nuovo primo ministro questa settimana prima di recarsi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Articolo tradotto da Simone Cantarini. Leggi qui l’articolo originale su EuAlive.

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