I nuovi dati relativi a salari, potere d’acquisto e costo della vita mostrano che la Grecia è scesa allo stesso livello della Bulgaria, il Paese a lungo descritto come il membro più povero dell’Unione europea.

Nel 2025, entrambi hanno registrato un PIL pro capite pari al 68% della media europea, se misurato in standard di potere d’acquisto, secondo Eurostat. Si tratta di un valore inferiore del 32% rispetto alla media del blocco, pari a circa 41.600 euro.

Il dato evidenzia un deterioramento durato un decennio della posizione relativa della Grecia. Nel 2019 la Grecia era ancora terzultima, davanti a Croazia e Bulgaria, con lo stesso indice del 68%. Nel 2025 è scivolata all’ultimo posto a pari merito, mentre altri Paesi membri dei Balcani hanno registrato miglioramenti. Croazia e Romania si attestano ora al 78% della media, la Slovenia al 91% e Cipro al 98%. L’indice della Grecia non è diminuito: sono stati gli altri Paesi a crescere più rapidamente.

I salari nominali in Grecia rimangono più elevati rispetto alla Bulgaria. Una volta tenuto conto dei prezzi, tuttavia, il vantaggio si riduce o scompare. Secondo alcuni calcoli, i lavoratori greci hanno già superato verso il basso i lavoratori bulgari in termini di potere d’acquisto per ora lavorata. Le spese quotidiane – alimentari, energia, servizi e soprattutto abitazione – assorbono una quota significativa dei bilanci familiari in entrambi i Paesi, ma il peso di queste spese si manifesta in modo diverso.

La proprietà immobiliare cambia il quadro

Le statistiche sui redditi non tengono conto della ricchezza delle famiglie detenuta sotto forma di immobili. Da questo punto di vista, la Bulgaria appare più forte. Circa l’86% dei bulgari vive in una casa di proprietà, ben al di sopra della media europea del 68%. Il dato è rimasto pressoché invariato per vent’anni e colloca la Bulgaria tra i Paesi dell’Unione con il più alto tasso di proprietà immobiliare, dietro soltanto a Romania, Slovacchia e Ungheria.

L’elevata percentuale di proprietari è caratteristica di gran parte dell’Europa orientale e meridionale, in seguito alle privatizzazioni avvenute dopo la fine del comunismo. Ciò significa che una parte consistente della ricchezza familiare è immobilizzata in case e appartamenti, anziché essere detenuta sotto forma di depositi bancari o azioni. Essere proprietari non garantisce abitazioni di elevata qualità e le differenze regionali all’interno della Bulgaria sono ampie. Ciononostante, si tratta di una forma di sicurezza che le classifiche ufficiali basate su salari e PIL non riescono a cogliere.

La ripresa della Grecia dopo la crisi del debito ha prodotto una crescita reale e migliorato i dati di finanza pubblica. Questi progressi, tuttavia, non si sono tradotti in un miglioramento dello standard di vita relativo. La Bulgaria, partendo da una base molto più bassa, ha ridotto il divario in termini di potere d’acquisto mantenendo al contempo un debito pubblico e una disoccupazione inferiori. I due Paesi occupano ora lo stesso gradino in fondo alla classifica dell’Unione: uno a causa di una stagnazione relativa, l’altro grazie a un processo di recupero.

Il confronto non significa semplicemente che i bulgari siano “più ricchi”. Ricorda piuttosto che gli standard di vita sono qualcosa di più del PIL nominale e che la situazione patrimoniale delle famiglie, in particolare la proprietà immobiliare, conta tanto quanto lo stipendio mensile.

Un segnale evidente dell’aumento degli standard di vita dei bulgari è rappresentato dalla dimensione dei viaggi e degli acquisti immobiliari in Grecia. Ogni estate centinaia di migliaia di persone attraversano il confine: oltre 260.000 soltanto nel luglio 2025 e quasi tre milioni di arrivi nel 2024, secondo i dati della Banca di Grecia. Molti non viaggiano più soltanto come turisti: migliaia hanno acquistato case per le vacanze lungo la costa settentrionale della Grecia, soprattutto nelle zone di Kavala, Halkidiki e della Riviera Olimpica.

Alla fine del 2024, oltre 3.200 cittadini bulgari avevano dichiarato di possedere immobili in Grecia, in forte aumento rispetto alle poche centinaia di cinque anni prima. Gli agenti immobiliari locali di alcuni villaggi costieri affermano che oggi i bulgari rappresentano la metà degli acquirenti di seconde case.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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