L’Europa ha reso più difficile per la Russia l’accesso alla finanza occidentale, ma pare aver anche reso più preziose le alternative alla finanza occidentale. Questo non significa che le sanzioni abbiano fallito. Significa che l’Europa potrebbe stare contando soltanto metà della storia.

Le sanzioni vengono generalmente valutate sulla base di ciò che riescono a bloccare: beni congelati, transazioni impedite, esportazioni vietate, ricavi ridotti. Ma la pressione economica modifica anche gli incentivi: i flussi commerciali vengono dirottati, compaiono nuovi intermediari, i sistemi di pagamento si evolvono, e governi cercano alternative e i costi possono ripercuotersi lungo le stesse reti utilizzate per esercitare la pressione.

L’Europa ha bisogno di un “audit dell’adattamento” da affiancare ai suoi principali regimi sanzionatori. Non si tratterebbe soltanto una fotografia dei danni attuali, ma di un’analisi dei comportamenti e delle infrastrutture che le sanzioni incentivano per il futuro.

A più di quattro anni dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, circa 210 miliardi di euro di attività della banca centrale russa rimangono immobilizzati nell’Unione europea, mentre gli scambi di beni tra Bruxelles e Mosca sono crollati da 257,5 miliardi di euro nel 2021 a 58,1 miliardi nel 2025. Sono effetti reali. Ma anche il sistema economico circostante è cambiato.

Le sanzioni funzionano, i mercati si adattano

Il fatto che un prodotto sanzionato riesca a raggiungere la Russia non significa automaticamente che la sanzione abbia fallito. Se un’impresa può procurarsi un componente soltanto a un prezzo più elevato, attraverso un numero maggiore di intermediari e con tempi di consegna più lunghi, la restrizione sta comunque producendo un effetto.

Ma l’attrito modifica gli incentivi. Una ricerca della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS/EBRD) ha rilevato che, dopo l’ampliamento delle sanzioni nel 2022, le esportazioni dirette dell’Unione europea verso la Russia sono diminuite drasticamente, mentre sono aumentate quelle verso l’Armenia e l’Asia centrale. Il calo delle esportazioni dirette è stato di circa l’80% più marcato per i beni sanzionati rispetto agli altri prodotti, mentre le esportazioni di beni sanzionati verso queste tre economie sono aumentate in modo sproporzionato.

Questo è dirottamento commerciale. Non dimostra che ogni spedizione attraverso un Paese vicino costituisca un’elusione delle sanzioni. Dimostra però che chiudere un canale può aumentare il valore di un altro. Nel tempo, un dirottamento temporaneo può trasformarsi in nuove abitudini destinate a consolidarsi: nuovi fornitori, intermediari, sostituti e canali di regolamento dei pagamenti.

Una sanzione può continuare a danneggiare il Paese destinatario e, al tempo stesso, insegnargli silenziosamente come operare con una minore dipendenza proprio dal sistema che la sta imponendo.

Il paradosso del potere finanziario

Le sanzioni occidentali sono efficaci perché le istituzioni occidentali si trovano al centro della finanza globale. Il dollaro e l’euro continuano a dominare. Banche, assicurazioni e società occidentali che forniscono servizi marittimi sono profondamente integrate nel commercio transfrontaliero.

Questo crea una leva di potere. Ma crea anche un paradosso: quanto più potente diventa l’esclusione, tanto maggiore è l’incentivo a costruire alternative al sistema che esclude.

La Russia ha promosso il proprio sistema di messaggistica finanziaria SPFS e un maggiore utilizzo delle valute nazionali. L’Unione europea ha risposto vietando alle entità europee di collegarsi allo SPFS e imponendo restrizioni agli istituti finanziari di Paesi terzi che lo utilizzano. Nel 2026, inoltre, la BCE ha segnalato A7A5, una stablecoin legata al rublo progettata per facilitare il trasferimento di denaro da e verso la Russia in condizioni di sanzioni.

Nessuna di queste alternative è paragonabile alla profondità o alla credibilità del sistema finanziario occidentale. Non è necessario che lo sia. Il loro valore strategico consiste nel diventare più utilizzabili rispetto al passato. La centralità finanziaria conferisce alle sanzioni la loro forza; politiche che spingono altri soggetti a proteggersi da tale centralità possono, nel tempo, indebolire la capacità di pressione futura.

La pressione non viaggia in una sola direzione

La ricerca sulle sanzioni riconosce da tempo i cosiddetti “costi per il mittente”, ossia gli oneri economici e politici sostenuti dai Paesi che impongono le restrizioni.

Lo shock energetico europeo successivo al 2022 ha avuto molteplici cause: l’invasione russa, le riduzioni delle forniture, l’incertezza dei mercati e la stessa decisione dell’Europa di liberarsi gradualmente dalla dipendenza dall’energia russa. Le sanzioni, da sole, non spiegano le difficoltà.

Ma le conseguenze economiche non si sono mosse in una sola direzione. La BCE ha stimato che il deterioramento delle ragioni di scambio energetiche dell’area euro abbia prodotto una perdita cumulativa equivalente a 2,4 punti percentuali di PIL tra il terzo trimestre del 2021 e il terzo trimestre del 2022.

I governi europei hanno attenuato l’impatto sulle famiglie e sulle imprese attraverso sussidi e altre misure. Secondo i dati della Commissione europea, i sussidi energetici legati alla crisi sono ammontati a circa 187 miliardi di euro nel 2022 e 145 miliardi nel 2023. Utilizzando i dati sulla popolazione di Eurostat, ciò equivale a circa 742 euro per ogni residente dell’Unione nell’arco dei due anni.

Non si tratta letteralmente di una tassa e il costo non dovrebbe essere attribuito esclusivamente alle sanzioni; si tratta piuttosto di un equivalente pro capite dell’onere sui bilanci pubblici derivante dallo shock energetico più ampio e dalla risposta politica.

Conta anche la distribuzione dei costi. La BCE ha rilevato che le famiglie con i redditi più bassi destinavano circa il 12% del reddito disponibile all’elettricità, al gas e al riscaldamento, rispetto al 4% del quintile con i redditi più elevati, e subivano perdite proporzionalmente maggiori in termini di potere d’acquisto.

La decisione di esercitare una pressione economica è collettiva; l’adattamento, invece, è spesso individuale. Qualsiasi seria valutazione delle sanzioni dovrebbe quindi chiedersi: chi viene colpito e chi sta effettivamente pagando?

Il petrolio russo offre un esempio evidente. Le restrizioni non hanno eliminato la necessità di trasportarlo; hanno aumentato il valore delle reti di navigazione e di servizi capaci di operare al di fuori dei tradizionali canali occidentali. La Commissione europea afferma di aver inserito nell’elenco delle sanzioni centinaia di navi legate alla cosiddetta “flotta ombra” russa.

L’attività economica può scomparire, diventare più costosa oppure spostarsi altrove. Misurare soltanto ciò che è scomparso rischia di far passare inosservate le infrastrutture create per sostituirlo.

Quando le esenzioni legali falliscono nella realtà

L’Iran mostra un’altra conseguenza inattesa. I medicinali e i beni umanitari sono generalmente esenti dalle sanzioni, ma i medicinali non attraversano i confini internazionali semplicemente perché una norma stabilisce che possono farlo.

Le banche devono elaborare i pagamenti, le valute estere devono essere disponibili e i fornitori devono essere disposti ad accettare il rischio legato alla conformità normativa.

Questo favorisce il fenomeno dell’eccesso di conformità (overcompliance), o della riduzione del rischio (de-risking). Human Rights Watch ha documentato come il timore delle sanzioni secondarie abbia dissuaso banche e imprese internazionali – comprese istituzioni europee – dal partecipare a scambi umanitari consentiti con l’Iran. Una revisione sistematica di 24 studi ha inoltre riscontrato gravi problemi nell’accesso ai medicinali tra i pazienti iraniani.

Le sanzioni non spiegano ogni carenza in Iran: anche la gestione interna, la corruzione e le inefficienze negli approvvigionamenti hanno un ruolo. Ma una transazione può essere legalmente esentata e al tempo stesso economicamente impossibile se l’infrastruttura necessaria per realizzarla non funziona in modo affidabile.

Le esenzioni umanitarie dovrebbero essere valutate sulla base della loro effettiva applicazione nella realtà, non semplicemente sulla base della loro esistenza sulla carta.

Dall’adattamento a un’economia mondiale divisa

La preoccupazione di lungo periodo riguarda la possibilità che il mondo si divida in blocchi economici rivali. Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha avvertito che l’economia europea, fortemente aperta, è esposta attraverso il commercio, i flussi finanziari, la tecnologia e l’energia.

Gli scenari di grave frammentazione non sono previsioni relative alle sanzioni odierne contro la Russia, ma mostrano perché la direzione del processo sia importante: blocchi economici rivali possono generare perdite persistenti quando commercio, finanza e tecnologia diventano meno efficienti.

Per l’Europa, il paradosso strategico è evidente. L’integrazione nel sistema finanziario internazionale le conferisce oggi un potere coercitivo. Ma se l’uso ripetuto di tale potere spinge governi e imprese a costruire sistemi paralleli e a ridurre la dipendenza dagli intermediari occidentali, una parte dell’infrastruttura che sostiene quella leva di potere può lentamente erodersi.

Cinque domande per sanzioni più intelligenti

L’Europa non ha automaticamente bisogno di sanzioni più deboli o più forti. Ha bisogno di misurazioni migliori. Ogni importante pacchetto di sanzioni dovrebbe essere sottoposto a cinque domande:

  • Efficacia. Sta contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo politico o strategico per cui è stato imposto, anziché limitarsi a produrre un danno economico misurabile?
  • Adattamento. Quali fornitori, intermediari, rotte marittime, tecnologie e canali di pagamento stanno sostituendo quelli sottoposti a restrizioni?
  • Ricadute negative. Quali costi economici, fiscali e distributivi stanno tornando sulle famiglie, sulle imprese e sui governi europei?
  • Funzionalità umanitaria. Le esenzioni previste dalla legge funzionano nella pratica oppure le barriere finanziarie e normative hanno reso inaccessibili le transazioni consentite?
  • Frammentazione. La misura sta incentivando la creazione di infrastrutture finanziarie e commerciali che potrebbero ridurre in futuro la capacità di pressione dell’Europa?

L’Europa dovrebbe chiedersi non semplicemente se le sanzioni producano sofferenza, ma se la leva di potere che acquistano giustifichi l’adattamento, i costi e le reti alternative che lasciano dietro di sé.

Le sanzioni non dovrebbero essere giudicate soltanto da ciò che riescono a fermare, ma anche da ciò che il sistema economico costruisce in risposta ad esse.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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