Prosegue il braccio di ferro tra Italia e Spagna sulla questione migratoria dopo la crisi scoppiata nell’exclave spagnola di Ceuta lo scorso 30 luglio, quando in poco più di un giorno circa 72.000 persone entrarono dal Marocco. Una situazione che ha innescato un duro scontro tra Madrid e Roma dopo la decisione del governo Meloni di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne con la Spagna. Lunedì il governo di Roma ha deciso di prorogare per altri 15 giorni il ripristino dei controlli alle frontiere aeree e marittime sui viaggiatori in arrivo dalla Spagna, introdotto lo scorso primo agosto. La misura ha suscitato l’immediata reazione della Spagna, che a sua volta ha deciso di prorogare di quindici giorni i controlli alle frontiere sui passeggeri che, via mare o via aerea, entrano nel territorio nazionale dall’Italia. I controlli erano stati introdotti lo scorso 8 agosto da Madrid per un periodo iniziale di un mese, dopo che l’Italia aveva rifiutato di revocare la sospensione dell’accordo Schengen con la Spagna.

Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, ha giustificato la mossa definendola “necessaria” e “motivata” dall’analisi compiuta dagli specialisti “nel comitato di analisi della sicurezza delle frontiere”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un evento a Napoli, Piantedosi ha affermato: “L’abbiamo limitata a 15 giorni perché se da una parte l’analisi fatta dagli specialisti indica che permangono le motivazioni per cui fu fatta questa misura, d’altra parte sicuramente è apprezzabile lo sforzo che sta facendo il governo spagnolo insieme all’Unione Europea per giusto superamento della situazione che si è creata”.

Anche il vicepremier e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha accolto la scelta del governo, sottolineando che essa è “provvisoria e motivata dalla necessità di garantire la sicurezza delle frontiere italiane ed europee, e impedire qualsiasi infiltrazione, a cominciare da quella jihadista”.

Tajani ha precisato che “l’Italia continuerà a lavorare con tutti i Paesi dell’Unione europea, in spirito di collaborazione anche con la Spagna, avendo come obiettivo quello di contrastare l’immigrazione illegale e favorire, invece, flussi migratori controllati e regolari”.

Dure critiche alla decisione del governo sono arrivate dalle opposizioni. La vicepresidente del M5s Vittoria Baldino ha accusato l’esecutivo di aver aperto uno scontro con la Spagna, uno dei Paesi che con l’Italia condivide la condizione di frontiera esterna dell’UE e che in passato ha fatto fronte comune con Roma sulla gestione dei flussi migratori. Secondo Baldino, i controlli sarebbero stati introdotti sulla base di un “allarme finto”, perché agli eventi di Ceuta non sarebbe seguita un’emergenza migratoria sul territorio europeo, mentre la scelta del governo rischierebbe di compromettere i rapporti con Madrid.

Critico anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi, secondo il quale la proroga risponde più alla “propaganda nazionalista di Meloni” che a reali esigenze di sicurezza. Magi contesta in particolare l’assenza di dati su quanti migranti transitati da Ceuta siano stati effettivamente intercettati alle frontiere italiane e avverte che il ripristino dei controlli rischia di indebolire “uno dei pilastri dell’Unione europea”, la libera circolazione. Più Europa ha annunciato che chiederà alla presidente del Consiglio di risponderne in Parlamento.

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Intanto la Spagna mette in dubbio l’esistenza stessa di un flusso secondario tale da giustificare il mantenimento dei controlli. Secondo quanto ricostruito dalla stampa spagnola, a un mese dalla crisi di Ceuta la grande maggioranza delle persone entrate nell’exclave ha infatti già fatto ritorno in Marocco. Intervistato lunedì da Cadena SER, il premier Pedro Sánchez ha riferito che delle circa 70.000 persone entrate irregolarmente tra il 30 e il 31 luglio ne rimangono a Ceuta circa 5.000, di cui 1.200 minori, mentre la maggior parte delle altre è rientrata volontariamente in Marocco. Sánchez ha inoltre rivendicato la gestione della crisi da parte di Madrid e chiesto maggiore solidarietà europea, ricordando che la Spagna aveva accolto migranti arrivati in precedenza a Lampedusa.

La Spagna critica anche la posizione del governo italiano secondo cui dalla crisi di Ceuta deriverebbe un concreto rischio per la sicurezza interna e di infiltrazioni terroristiche.

A inizio agosto, il governo italiano aveva motivato la reintroduzione dei controlli anche sulla base di valutazioni dell’intelligence circa possibili nuovi ingressi di massa e il rischio che tra i migranti potessero infiltrarsi soggetti legati al terrorismo jihadista. Già nelle scorse settimane, tuttavia, El País aveva rilevato come le autorità spagnole non avessero confermato alcune delle valutazioni attribuite loro dal governo italiano, in particolare sulla possibilità di una nuova ondata di decine di migliaia di persone a Ceuta.

A rafforzare le obiezioni spagnole ci sono anche i risultati finora limitati dei controlli introdotti reciprocamente dai due Paesi. La Vanguardia aveva già sottolineato a metà agosto che le verifiche effettuate dalla Spagna sui viaggiatori provenienti dall’Italia non avevano prodotto arresti né particolari problemi di sicurezza: nei primi giorni erano stati controllati oltre 5.000 passeggeri su 462 voli, con l’impiego di 725 agenti, senza aumenti significativi dei tempi di attesa. I controlli hanno riguardato prevalentemente cittadini extracomunitari.

Nell’intervista alla Cadena SER, la prima di ampio respiro dopo le vacanze estive trascorse nel pieno dell’emergenza, Sánchez ha ribadito che all’origine della crisi vi sarebbe la “distorsione” e la diffusione sui social network di una lettura errata di una sentenza del Tribunal Supremo, la STS 814/2026, emessa il 29 giugno e resa pubblica l’8 luglio, che limita l’applicazione delle cosiddette “restituzioni a caldo” a chi tenta di raggiungere Ceuta e Melilla a nuoto. Il presidente ha collegato la diffusione di questa disinformazione a reti legate a Russia e Israele, oltre che a un’“internazionale di ultradestra” che, a suo dire, strumentalizza sistematicamente il tema migratorio contro la Spagna e contro l’Unione europea.

Sánchez ha escluso una partecipazione del Marocco alla crisi, sostenendo di non disporre di alcuna informazione proveniente dal CNI o dalle forze di sicurezza che indichi un coinvolgimento delle autorità marocchine, e ha rivendicato una “cooperazione istantanea” da parte di Rabat fin dal 30 luglio. Ha riconosciuto che nei giorni precedenti l’ingresso di massa si erano tenute riunioni tra le autorità di Ceuta e il governo centrale, ma ha precisato che nessuna informazione condivisa in quelle sedi anticipava la portata della crisi del 30 e 31 luglio, negando al contempo che vi sia contraddizione tra le versioni fornite in precedenza dalla ministra della Difesa, Margarita Robles, e dal ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, sui rapporti del CNI.

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