Dalla prospettiva di un’uscita della Germania dal sistema dell’euro alla proposta di abbandonare Schengen e chiudere le frontiere ai migranti, passando per la contestazione delle politiche europee sul clima e la difesa dei motori a combustione. La linea tracciata dalla leader di Alternative für Deutschland (AfD), Alice Weidel, nel Sommerinterview della ZDF riporta al centro del dibattito tedesco le conseguenze economiche e politiche del programma del partito, che continua a crescere nei sondaggi e punta apertamente a conquistare responsabilità di governo nei Länder e, in prospettiva, a livello federale.

Nell’intervista, la leader di AfD ha lanciato un duro attacco alla coalizione di governo formata dai cristiano-democratici e dai socialdemocratici, rispettivamente guidati dal cancelliere Friedrich Merz (CDU) e dal ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD).

“Non voglio più essere presa in giro da quegli idioti seduti lassù che promettono una cosa e poi fanno esattamente l’opposto”, ha affermato Weidel, secondo cui la Germania starebbe assistendo a un processo di distruzione. “O sono incapaci, o è deliberato. Il signor Merz è incapace. Anche il signor Klingbeil è incapace”, ha detto Weidel, il cui partito siede nel Parlamento europeo nel gruppo di estrema destra Europa delle Nazioni sovrane (EsN), lo stesso in cui è migrato l’europarlamentare Roberto Vannacci dopo la sua uscita dalla Lega – parte dei Patrioti per l’Europa – e la fondazione di Futuro nazionale. Da notare che lo scorso 7 luglio il Parlamento europeo ha autorizzato l’Autorità per i partiti politici e le fondazioni politiche europee (APPF) a verificare se EsN rispetti le condizioni per la registrazione e il finanziamento previste dal regolamento europeo sullo statuto dei partiti politici.

Nel colloquio con la ZDF, Weidel ha criticato la barriera eretta contro l’AfD dall’alleanza CDU/CSU, definendola “la cosa più antidemocratica che esista”.

Nell’intervista, la leader dell’AfD ha poi nuovamente criticato l’inadeguatezza della protezione delle frontiere tedesche. Weidel ha affermato che il problema della migrazione inizia al confine. “Lo chiuderemo, ci ritireremo da Schengen in modo che persone come quelle di Ceuta non possano più venire da noi”, ha detto, riferendosi all’afflusso di migranti nell’exclave spagnola in Marocco.

Weidel ha criticato il fatto che i rifugiati siriani non vengano rimpatriati nemmeno dopo la fine della guerra civile. “Ci dissero allora che, se i motivi della fuga non fossero più validi, sarebbero stati tutti rimpatriati. Nulla di tutto ciò è accaduto”. In Germania vivono 1,3 milioni di siriani. Se l’AfD dovesse governare, tutti i siriani verrebbero “rimpatriati”. La Germania deve smettere di “concedere la cittadinanza a persone che sono effettivamente costrette a lasciare il nostro Paese”.

Il pericolo di un’uscita dall’euro

A suscitare il forte dibattito politico e tra gli economisti sono state però le dichiarazioni di Weidel sull’euro, con la leader di AfD che ha ribadito l’intenzione del suo partito di uscire dalla moneta unica qualora dovesse salire al potere, confermando quanto scritto nel programma elettorale federale. “La Germania stava decisamente meglio prima dell’introduzione dell’euro. Stiamo assistendo a un diffuso impoverimento di ampi segmenti della popolazione lavoratrice”. Weidel ha sottolineato “che non siamo più una valuta forte, ma che al contrario l’euro si sta indebolendo, con tutte le conseguenti perdite finanziarie per i cittadini comuni”.

La reazione degli economisti alla posizione di Weidel non si è fatta attendere. Il presidente del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW), Marcel Fratzscher, in una dichiarazione all’Handelsblatt ha accusato la leader di AfD di un notevole grado di incompetenza in materia di politica economica, osservando che un’uscita dall’euro provocherebbe forti perdite di reddito e occupazione. Il presidente del DIW, uno dei principali istituti tedeschi di ricerca economica, ha inoltre contestato direttamente l’affermazione secondo cui la Germania stesse meglio prima dell’euro, definendola “semplicemente falsa”.

Anche Monika Schnitzer, presidente del Consiglio tedesco degli esperti economici (Sachverständigenrat), ha attaccato la proposta. Secondo Schnitzer, pensare che il ritorno al marco possa automaticamente migliorare la situazione economica tedesca è sostanzialmente “retrogrado” ed “economicamente sbagliato”.

Secondo Schnitzer, una nuova valuta tedesca tenderebbe con ogni probabilità ad apprezzarsi fortemente, rendendo i prodotti tedeschi più costosi all’estero e colpendo proprio uno dei pilastri dell’economia tedesca, le esportazioni. Per Schnitzer, quindi, l’idea che basti tornare alla D-Mark per recuperare la prosperità del passato è “economicamente falsa”.

Dura anche la presa di posizione degli industriali, con la direttrice generale del Bundesverband der Deutschen Industrie (BDI), Tanja Gönner, secondo cui, dal punto di vista dell’industria, l’AfD non è decisamente un partito favorevole all’economia, perché le sue proposte aumenterebbero l’incertezza anziché favorire crescita e investimenti. Forti critiche sono giunte anche da Markus Söder, presidente della Baviera e leader della CSU, il quale ha definito la combinazione tra uscita dall’euro e uscita da Schengen proposta dall’AfD “il peggior programma possibile per fare a pezzi l’economia”.

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