Teheran parla per la prima volta da settimane di progressi nei negoziati con l’Oman sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Nonostante un cauto ottimismo, le autorità iraniane sottolineano che un accordo rimane ancora lontano e che la disputa sul controllo di una delle più importanti rotte marittime del mondo continua a dividere gli attori regionali e globali.

I negoziati tra Teheran e Mascate, in corso da alcune settimane, si concentrano sull’elaborazione di meccanismi per garantire una navigazione sicura, nel rispetto dei diritti sovrani di entrambi gli Stati rivieraschi.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, li ha definiti “fruttuosi” e ha confermato i progressi raggiunti, senza tuttavia indicare una data per la loro conclusione. Nonostante il dichiarato avvicinamento delle posizioni, i funzionari iraniani sottolineano che le effettive condizioni della navigazione nello Stretto di Hormuz non sono finora cambiate.

Come ha precisato Baghaei, i negoziati si svolgono esclusivamente con il Sultanato dell’Oman e “si concentrano su un accordo riguardante il percorso e le modalità per garantire al mondo un passaggio marittimo sicuro”. Si tratterebbe di una soluzione temporanea volta a mantenere la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.

“Altre parti possono contribuire positivamente oppure svolgere un ruolo di sabotaggio dell’accordo”, ha dichiarato Baghaei, respingendo al contempo qualsiasi insinuazione secondo cui sarebbe il contenzioso tra Iran e Oman a costituire la fonte del pericolo per la navigazione.

“Lo Stretto di Hormuz è stato chiuso a causa degli attacchi americano-sionisti contro l’Iran”, ha affermato. Ha aggiunto che “il blocco americano contro l’Iran, l’assedio americano e gli attacchi americani continuano tuttora” e che, finché gli Stati Uniti continueranno a violare i propri impegni, l’Iran agirà per tutelare i propri interessi nazionali, garantendo al contempo la sicurezza dello stretto.

Un canale bilaterale con Mascate, non con Washington

I colloqui tra Iran e Oman non si svolgono però in un vuoto regionale. Secondo diplomatici qatarioti, sono in corso negoziati più ampi sullo Stretto di Hormuz che coinvolgono Iran, Stati Uniti, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Baghaei ha tuttavia dichiarato esplicitamente che non esistono negoziati diretti tra Iran e Stati Uniti.

Gli Stati Uniti insistono affinché venga assunto un impegno pubblico a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e, con l’avanzare dei negoziati, hanno sospeso gli attacchi militari precedentemente annunciati. L’annuncio della sospensione è coinciso con le dichiarazioni iraniane sui progressi dei colloqui, circostanza che alcuni osservatori interpretano come un segnale di una più ampia distensione.

“Tutti i Paesi della regione possono ritenere opportuno partecipare a questi colloqui, ora o in futuro”, ha affermato Baghaei, aggiungendo che “l’aggressione americana contro l’Iran non ha riguardato soltanto l’Iran, ma tutti i Paesi della regione”, poiché la presenza militare statunitense e l’utilizzo del territorio degli Stati del Golfo hanno accresciuto le tensioni nell’intera area. L’Iran, ha assicurato, apprezza gli sforzi dei partner regionali volti a porre fine all’escalation.

Il portavoce ha inoltre dichiarato che l’Iran “non ha problemi con nessuno degli Stati della regione”, privilegia la pace e si aspetta rapporti improntati al reciproco rispetto con i Paesi vicini. “La risposta difensiva dell’Iran non è diretta contro i popoli della regione, ma contro la presenza americana, e le società della regione chiedono sempre più ai propri governi di rimuovere le basi militari statunitensi dai loro territori”, ha sottolineato.

La disputa sulla natura del controllo

Oggetto dei negoziati tra Iran e Oman è la definizione di un nuovo accordo temporaneo sulla navigazione nello Stretto di Hormuz, comprendente mappe delle possibili rotte – inclusa l’ipotesi di una “corsia centrale” o di una “rotta intermedia” – nonché un quadro giuridico e operativo per la gestione del traffico marittimo. I funzionari iraniani ribadiscono che gli accordi con l’Oman hanno carattere bilaterale, riguardano esclusivamente la sicurezza della navigazione e non risolvono la questione se lo stretto debba essere considerato “aperto” o “chiuso”.

Teheran ha inoltre respinto la proposta omanita di dividere il controllo dello stretto in parti uguali, insistendo sul mantenimento di un controllo effettivo conforme ai diritti che le spettano in quanto Stato rivierasco. L’Oman propone invece un modello di gestione in cui gli Stati rivieraschi trarrebbero entrate da contributi volontari e da tariffe per i servizi prestati, piuttosto che da pedaggi, che secondo Mascate sono vietati dal diritto internazionale per quanto riguarda gli stretti.

Per l’Iran, mantenere il controllo effettivo su Hormuz resta un fondamentale strumento di deterrenza e una leva negoziale nel più ampio confronto regionale. Per gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo, invece, la priorità strategica rimane garantire un transito prevedibile e a basso costo attraverso lo stretto.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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