Da ieri, domenica 2 agosto, l’Ufficio europeo per l’intelligenza artificiale (AI Office) della Commissione, insieme alle autorità nazionali degli Stati membri, ha iniziato a far rispettare le regole dell’AI Act sui modelli di intelligenza artificiale per finalità generali e le nuove norme sulla trasparenza previste dal regolamento. Da oggi i chatbot e gli assistenti virtuali dovranno dichiarare agli utenti di essere sistemi di intelligenza artificiale e non persone in carne e ossa, i contenuti sintetici — immagini, audio, video e testi generati o manipolati dall’IA — dovranno recare un marchio leggibile dalle macchine, e i deepfake dovranno essere etichettati in modo chiaro e riconoscibile.

Si tratta del primo vero passaggio dalla teoria alla pratica per il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, il primo al mondo di questo tipo. Gli obblighi per i modelli per finalità generali — i grandi modelli di base alla radice di chatbot, agenti autonomi e strumenti di sviluppo software — erano già formalmente vincolanti dall’agosto 2025, ma solo da adesso l’AI Office dispone dei poteri di indagine e sanzione per farli rispettare concretamente. Le violazioni degli obblighi di trasparenza possono costare alle aziende fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato globale, a seconda di quale importo sia più alto, mentre per le istituzioni dell’Unione il tetto è fissato a 750 mila euro; le autorità dovranno in ogni caso applicare un principio di proporzionalità nei confronti delle piccole e medie imprese.

L’AI Act era entrato in vigore il 1° agosto 2024, tuttavia la sua applicazione, da allora, è andata avanti per fasi: il binomio vigilanza-trasparenza, il nodo a cui si è arrivati ora, è arrivato in seguito a un periodo di due anni che ha visto il divieto delle pratiche più invasive, come il social scoring e alcune forme di riconoscimento biometrico, e l’entrata in vigore degli obblighi sui modelli per finalità generali nell’agosto 2025. Le disposizioni sui sistemi ad alto rischio — impiegati in settori come sanità, giustizia, infrastrutture critiche e gestione del lavoro — restano invece rinviate al 2 dicembre 2027, per effetto di un accordo raggiunto in primavera nell’ambito del cosiddetto AI Omnibus.

Due pilastri: vigilanza sui modelli e trasparenza per chi usa l’IA

Le regole diventate applicabili questa settimana toccano due ambiti distinti. Il primo riguarda i modelli per finalità generali (Gpai): i loro fornitori dovranno documentare le caratteristiche tecniche dei sistemi, mettere queste informazioni a disposizione delle autorità e degli operatori a valle, adottare una politica sul rispetto del diritto d’autore e pubblicare una sintesi sufficientemente dettagliata dei contenuti usati per l’addestramento. Per i modelli considerati a rischio sistemico gli obblighi saranno più stringenti, e imporranno di valutare e mitigare rischi quali incidenti chimici, biologici, radiologici e nucleari in seguito a perdita di controllo umano, fino alle offensive informatiche e alle manipolazioni su larga scala.

Il secondo ambito, quello dell’articolo 50 del regolamento, riguarda la trasparenza verso il pubblico: chi interagisce con un chatbot o un assistente virtuale deve essere informato di parlare con un sistema di intelligenza artificiale, chi pubblica contenuti generati con l’IA su temi di interesse pubblico senza controllo editoriale umano deve dichiararlo, e chi utilizza sistemi di riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica deve avvisare le persone coinvolte. Per aiutare le imprese a dimostrare la conformità, la Commissione ha pubblicato un Codice di condotta volontario sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA, sottoscritto a fine luglio da circa 190 organizzazioni, tra cui Anthropic, Google, Meta, Microsoft, Mistral e OpenAI, secondo quanto riportato da Ansa.

A vigilare sulla corretta applicazione delle norme sarà affiancato anche uno Scientific Panel di 60 esperti indipendenti, di cui si è già tenuta la prima riunione; l’AI Office ha inoltre nominato come capo consulente scientifico Alessandro Abate, che ha conseguito la laurea all’Università di Padova per poi specializzarsi a Berkeley, con una cattedra oggi a Oxford per il corso di verifica e controllo dei sistemi, secondo quanto riporta Agi. Secondo quanto ricostruito da Ansa, la vicepresidente esecutiva della Commissione per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha dichiarato che l’obiettivo è quello di garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale proceda attraverso un quadro di fiducia e certezza giuridica, evitando di frenare l’innovazione ma cercando, allo stesso tempo, di imporre sempre più responsabilità ai produttori dei modelli più avanzati.

Bruxelles deve ora dimostrare di saper far rispettare le regole

Le prime reazioni istituzionali mostrano cauto ottimismo, ma anche diffidenza sulla reale capacità dell’Unione di rendere effettive le regole appena entrate in applicazione. L’eurodeputato del Partito democratico Brando Benifei, relatore dell’AI Act al Parlamento europeo e presidente del gruppo che ne monitora l’attuazione negli Stati membri, ha accolto con favore l’avvio della vigilanza, avvertendo però che “la Commissione europea deve dimostrare di saper usare questi strumenti fin dai primi casi”. Per Benifei, la trasparenza volontaria non basta: l’AI Office dovrà utilizzare i propri strumenti normativi per accedere ai modelli, condurre valutazioni indipendenti e imporre correzioni quando necessario.

Resta aperta la domanda sulla capacità amministrativa dell’Unione di rendere effettivo un impianto normativo che, al di fuori dei modelli per finalità generali, si appoggia in larga parte sulle ventisette autorità nazionali di vigilanza, con risorse e competenze diseguali da uno Stato membro all’altro. Sul piano industriale prevale la preoccupazione che troppi adempimenti finiscano per frenare la competitività europea nella corsa tecnologica con Stati Uniti e Cina; le associazioni per i diritti digitali temono invece l’opposto, ossia che l’AI Office concentri le proprie energie sui rischi più eclatanti legati ai modelli di frontiera, trascurando questioni più quotidiane come la discriminazione algoritmica o la sorveglianza di massa.

Nei prossimi mesi si capirà se l’AI Office saprà tradurre i nuovi poteri in casi concreti di applicazione. Nel frattempo il calendario del regolamento prosegue: i sistemi già sul mercato prima di ieri avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguare la marcatura dei contenuti sintetici, mentre la prova più impegnativa per il regolamento europeo arriverà solo con l’entrata in vigore, il 2 dicembre 2027, degli obblighi per i sistemi ad alto rischio.

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