Il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, ha dichiarato al Financial Times che il governo statunitense non dovrebbe bloccare l’accesso ai modelli di intelligenza artificiale sviluppati in Cina per provare a guadagnare un vantaggio competitivo nella corsa globale all’AI. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico in un’intervista pubblicata martedì 28 luglio, Zuckerberg ha definito il divieto ai modelli cinesi più avanzati una misura non efficace, sostenendo che le aziende statunitensi dovrebbero piuttosto individuare in modo sistematico i propri punti deboli e le proprie lacune tecnologiche per competere meglio con le società cinesi del settore.
La presa di posizione arriva a distanza di poche ore dall’annuncio, da parte dell’amministrazione Trump, di nuove restrizioni all’importazione di robot cinesi di ultima generazione e di invertitori di potenza connessi, utilizzati per collegare pannelli solari, batterie e altre fonti energetiche alle reti elettriche e alle infrastrutture per i data center. La Federal Communications Commission ha motivato la misura, entrata in vigore immediatamente e applicabile solo ai modelli non ancora autorizzati alla vendita negli Stati Uniti, con il rischio che questi dispositivi possano essere sfruttati per compromettere le infrastrutture critiche americane o per finalità di sorveglianza. L’ambasciata cinese a Washington ha criticato la decisione, invitando gli Stati Uniti a fermare quella che ha definito una campagna diffamatoria nei confronti delle aziende cinesi.
La disputa sui modelli “open weight”
Le dichiarazioni di Zuckerberg si inseriscono in un dibattito più ampio, aperto a Washington, sull’opportunità di limitare la diffusione dei modelli di intelligenza artificiale ad accesso aperto, la cui architettura interna (i cosiddetti “pesi”) viene resa pubblicamente disponibile. Il tema si è intensificato dopo il rilascio, il 16 luglio, del modello open weight Kimi K3 da parte della cinese Moonshot AI, considerato competitivo con i prodotti delle principali aziende statunitensi nonostante costi di sviluppo nettamente inferiori.
Il 24 luglio venticinque aziende e organizzazioni del settore tecnologico, tra cui Meta, Microsoft e Nvidia, hanno sottoscritto una lettera intitolata “Open Weights and American AI Leadership”, nella quale sostengono che la leadership americana nell’intelligenza artificiale non dipenda da un singolo modello di punta, ma dalla capacità del paese di costruire un ecosistema aperto e diffuso in ogni settore produttivo. Secondo quanto riportato da Forbes, nei giorni successivi il numero dei firmatari sarebbe salito a cinquanta, con l’adesione, tra gli altri, di OpenAI e Google, sebbene le ricostruzioni sulla effettiva partecipazione di OpenAI restino discordanti tra le diverse testate. Tra le grandi aziende del settore non risultano invece firmatarie Amazon e Anthropic. Secondo il Financial Times, nell’intervista Zuckerberg ha criticato implicitamente le società, tra cui OpenAI e Anthropic, che spingono per restrizioni più severe sui modelli più avanzati, definendo tale approccio un rischio di concentrazione del controllo sulla tecnologia in poche mani.
Zuckerberg si è detto inoltre contrario a un’ipotesi di divieto all’esportazione di semiconduttori per l’intelligenza artificiale verso la Cina, ribadendo la stessa impostazione: secondo l’amministratore delegato di Meta, riferisce il Financial Times, la priorità dovrebbe essere colmare sistematicamente i divari tecnologici statunitensi piuttosto che erigere barriere. Zuckerberg ha anche aperto, con cautela, all’ipotesi di meccanismi di revisione tra pari per i nuovi modelli di intelligenza artificiale, a condizione che le aziende leader del settore non arrivino a esercitare un’influenza eccessiva sul processo.

