Bruxelles ha nominato un’altra Rappresentante Speciale dell’Unione Europea (RSE) per la regione africana del Sahel, dopo che la nomina dell’ex-ministra degli Esteri slovena Tanja Fajon è stata bloccata dal Paese della ministra, che rischia ora un procedimento giudiziario da parte del proprio governo, guidato da Janez Janša.

Fajon, socialdemocratica che ha ricoperto la carica di ministra degli Esteri fino a giugno, era la favorita per tale ruolo e, tuttavia, le è stato negato l’incarico in seguito a una campagna diffamatoria contro di lei da parte del governo di destra sloveno, secondo quanto riportato da Euractiv. Il ruolo di RSE per il Sahel è stato affidato, lo scorso 23 luglio, alla diplomatica danese Birgitte Nygaard Markussen, che assumerà l’incarico il primo settembre 2026 per un mandato iniziale di 12 mesi, fino al 31 agosto 2027.

Il nuovo ministro degli Esteri sloveno Tone Kajzer, avrebbe sollevato dubbi sulla legittimità della procedura durante un incontro bilaterale con Kallas il 12 luglio, affermando che procedure simili devono essere trasparenti e condotte nel rispetto delle norme, al fine di garantire la piena integrità del processo. Kajzer ha poi scritto una lettera a Kallas, alla presidenza irlandese del Consiglio e ad altri ministri degli esteri dell’UE nella quale ha sottolineato che Fajon non godeva dell’appoggio di Lubiana. Euractiv, che ha visionato la lettera, riporta che Kajzer avrebbe ritenuto che la procedura di selezione interna della Slovenia fosse stata “compromessa”. Rispondendo martedì 28 luglio alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, il portavoce della Commissione per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, ha dichiarato  che la selezione per l’incarico di inviato per il Sahel si è svolta “secondo la procedura prevista”.

Tuttavia, Janša ha affermato che Fajon non è mai stata formalmente nominata ed è stata proposta “da una segretaria che rispondeva direttamente a lei”. La segretaria Barbara Žvokelj, riporta il Servizio Pubblico Sloveno RTV SLO, non aveva l’autorità di nominare ufficialmente la sua superiore come RSE per il Sahel, scavalcando il governo. Il governo sloveno ha dunque sporto denuncia penale, evidenziando che “il governo è l’unico organo che rappresenta lo Stato e svolge per suo conto i diritti fondanti e le funzioni relative al personale” e che “la candidatura non è stata discussa né dal governo né dalla commissione governativa per il personale e gli affari amministrativi e la commissione competente dell’Assemblea nazionale non ne è stata informata”. RTV SLO sottolinea inoltre che la denuncia contiene anche accuse secondo cui tutte le procedure e le comunicazioni relative alla candidatura si sarebbero svolte direttamente tra Tanja Fajon e Barbara Žvokelj via e-mail, senza utilizzare i consueti canali diplomatici e senza coinvolgere le missioni diplomatiche e consolari della Repubblica di Slovenia.

“Questa non è la prima nomina a Bruxelles che Janez Janša ha tentato di ostacolare. Nel 2024 aveva provato, senza successo, a impedire a Marta Kos di diventare commissaria europea della Slovenia” evidenzia Euractiv.

Tanja Fajon ha risposto con un post sul suo profilo Facebook, affermando che la procedura per la sua candidatura si è svolta in modo legale e professionale, in conformità con la prassi consolidata del ministero, che sarà inoltre dimostrata dinanzi alle autorità competenti. La presidente slovena di centrosinistra, Nataša Pirc Musar, ha criticato la decisione su X, dichiarandosi delusa e sostenendo che la scelta sia una “grave sconfitta per il Paese” in quanto porta a una sottorappresentazione della Slovenia nei ruoli internazionali.

Alcune critiche sono state rivolte anche a Kaja Kallas, accusata di non aver lottato abbastanza per difendere la sua autorità. Faris Kočan, professore associato di relazioni internazionali all’Università di Lubiana, ha dichiarato a Euractiv che Kallas avrebbe dovuto difendere Fajon durante il processo senza cedere, facendo notare che il predecessore di Kallas, Josep Borrell, resistette alle pressioni di Roma quando Giorgia Meloni, la prima ministra italiana, si oppose alla nomina di Luigi Di Maio, ex ministro degli esteri che aveva ricoperto tale incarico in un precedente governo, a rappresentante speciale dell’UE per il Golfo nel 2023.

Bruxelles, sottolinea POLITICO, ha ribadito che la procedura si è svolta secondo le regole e il portavoce della Commissione, Guillaume Mercier, ha dichiarato che l’Unione “non commenta i casi nazionali in corso”.

I rappresentanti speciali dell’Unione europea promuovono le politiche e gli interessi dell’UE in determinate regioni e Paesi, nonché le questioni di particolare interesse per l’UE. Il Consiglio dell’UE e il Consiglio europeo riportano che il Rappresentante Speciale dell’UE per il Sahel ha il compito di sostenere l’Alto Rappresentante e contribuire a promuovere una pace duratura, la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo sostenibile in Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger e nell’intera regione, guidando il dialogo politico dell’Unione con i partner nel Sahel e contribuendo alla coerenza, al coordinamento e alla visibilità dell’impegno politico, di sicurezza e di sviluppo dell’UE.

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