Il Parlamento ungherese ha approvato l’istituzione del nuovo Ufficio nazionale per il recupero e la tutela del patrimonio pubblico (NVH), dando attuazione a una delle principali promesse elettorali del primo ministro Péter Magyar: indagare sui presunti casi di corruzione e recuperare i beni pubblici che sarebbero stati sottratti durante i sedici anni di governo di Viktor Orbán.

La legge è stata approvata con 143 voti favorevoli e 47 contrari, provenienti in gran parte dai deputati del partito di Orbán, Fidesz. “Senza fare luce sugli abusi sistemici sviluppatisi negli ultimi decenni non sarà possibile garantire un’amministrazione statale trasparente e responsabile, necessaria per ricostruire la fiducia dei cittadini”, ha scritto il vice primo ministro Bálint Ruff nella relazione illustrativa del provvedimento.

“Secondo questa legge, l’accertamento delle passate dispersioni del patrimonio pubblico rappresenta un presupposto indispensabile per la ricostruzione democratica”, ha aggiunto.

Secondo il governo, negli ultimi vent’anni circa 30.000 miliardi di fiorini (circa 83 miliardi di euro) di beni pubblici sarebbero stati trasferiti illegalmente nelle mani di soggetti privati.

Poteri investigativi senza precedenti

A differenza di analoghe autorità anticorruzione presenti in altri Paesi europei, il nuovo ufficio ungherese riunirà competenze normalmente distribuite tra procura, polizia, investigatori finanziari e autorità civili. L’NVH potrà avviare indagini sul patrimonio pubblico anche in assenza di un sospetto preliminare di reato.

L’agenzia avrà inoltre la facoltà di assumere il controllo di indagini per corruzione già avviate da altre autorità, esaminare informazioni bancarie riservate, registri ufficiali e documentazione finanziaria, oltre a richiedere la collaborazione della polizia, della procura e dell’Amministrazione nazionale delle imposte e delle dogane.

In base ai risultati delle proprie indagini, potrà promuovere procedimenti penali, intentare cause civili per il recupero dei beni dello Stato e avviare procedure di tutela del patrimonio pubblico.

Tra i poteri più incisivi figurano la possibilità di imporre sanzioni fino a 5 miliardi di fiorini (circa 14 milioni di dollari) a chi ostacoli le indagini e quella di porre temporaneamente sotto amministrazione statale le imprese sospettate di aver fatto un uso illecito di beni pubblici.

L’ufficio risponderà direttamente al Parlamento e non al governo. Il presidente e i quattro vicepresidenti dovranno essere eletti entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge. Tre dei quattro vicepresidenti saranno magistrati della procura, mentre i vertici dell’agenzia beneficeranno dell’immunità e di una speciale protezione di polizia.

Una promessa mantenuta

La creazione dell’NVH costituiva uno dei punti centrali del programma elettorale del partito Tisza guidato da Péter Magyar durante la campagna per le elezioni del 2026.

Magyar aveva presentato per la prima volta il progetto nel luglio 2025, sostenendo che durante l’era Orbán migliaia di miliardi di fiorini fossero stati dirottati verso interessi privati. In quell’occasione aveva promesso che il nuovo organismo avrebbe indagato sui principali casi di corruzione, riesaminato i contratti di concessione e verificato la gestione del patrimonio pubblico da parte dei governi precedenti.

Dopo la vittoria elettorale di Tisza nell’aprile 2026, il governo ha presentato il disegno di legge il 10 luglio. Pochi minuti dopo l’approvazione parlamentare, Magyar ha scritto su Facebook che il Parlamento aveva dato il via libera all’istituzione dell’ufficio nonostante l’opposizione di Fidesz.

Nel frattempo il governo ha già iniziato ad attuare il proprio programma anticorruzione. Di recente ha trasmesso alla polizia un fascicolo relativo a un presunto uso improprio di fondi pubblici collegato all’acquisto di software per la formazione durante la precedente amministrazione.

Magyar ha inoltre annunciato l’intenzione di ampliare la base imponibile dell’imposta sulle società abolendo quelle che ha definito le imposte “selettive” introdotte durante il governo Orbán.

L’istituzione dell’NVH rappresenta una delle più rilevanti riforme istituzionali adottate dal nuovo esecutivo ungherese dopo la vittoria di Tisza su Fidesz nelle elezioni dell’aprile 2026.

L’esecutivo ha posto al centro del proprio programma la lotta alla corruzione, il recupero dei beni pubblici presumibilmente sottratti allo Stato e una maggiore trasparenza dei conti pubblici, promettendo inoltre di riesaminare numerosi grandi contratti statali e di indagare su casi di particolare rilievo riconducibili ai governi precedenti.

Il paradosso dell’Autorità per l’integrità

Il panorama ungherese della lotta alla corruzione presenta tuttavia un evidente paradosso. Mentre il governo Magyar istituisce una nuova e potente agenzia per il recupero dei beni pubblici, il presidente dell’attuale Autorità per l’integrità, Ferenc Pál Biró, rimane formalmente in carica nonostante sia imputato in un procedimento penale.

Nel giugno scorso la Procura generale centrale ha contestato a Biró i reati di abuso d’ufficio, cattiva gestione di fondi pubblici e altri illeciti. Il 5 giugno i pubblici ministeri hanno depositato l’atto d’accusa presso il Tribunale distrettuale centrale di Budapest, sostenendo che una serie di decisioni e spese illegittime abbiano provocato all’Autorità un danno superiore a 140 milioni di fiorini (circa 350.000 euro).

L’Autorità per l’integrità era stata istituita nel 2022 nell’ambito degli sforzi dell’Ungheria per rispondere alle preoccupazioni della Commissione europea riguardo alla corruzione e alla tutela dei fondi dell’Unione europea. L’organismo rappresentava uno dei principali strumenti attraverso cui Budapest cercava di ricostruire il rapporto di fiducia con Bruxelles dopo anni di tensioni sul rispetto dello Stato di diritto.

Secondo la procura, una delle accuse più gravi riguarda l’utilizzo delle auto di servizio. Gli investigatori sostengono che, pur disponendo già di un’autovettura ufficiale con autista, Biró avrebbe continuato a noleggiare un SUV di lusso a spese dell’Autorità, consentendo alla moglie di utilizzarlo esclusivamente per fini privati. L’accusa afferma inoltre che il veicolo sarebbe stato rifornito con denaro pubblico, generando costi inutili per circa 21 milioni di fiorini.

Biró ha respinto tutte le accuse. Ha dichiarato che l’Autorità dispone in leasing di circa venti veicoli e che i dirigenti possono autorizzarne l’utilizzo anche ai propri familiari. Ha inoltre sostenuto che il SUV fosse l’auto assegnata a lui personalmente e che la moglie lo abbia utilizzato soltanto per le normali esigenze della vita familiare.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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