Continua a fare discutere la decisione del ministero dell’Ambiente della Bassa Sassonia, su indicazione del governo federale, di approvare la collaborazione del colosso russo del nucleare Rosatom di fornire tecnologia, licenze e attrezzature per la produzione a Lingen di barre di combustibile nucleare esagonali in una joint venture con la società statale Électricité de France (EDF).

Secondo quanto riferiscono i media tedeschi gruppi antinucleari e ambientalisti hanno in programma di tenere una veglia questa sera davanti alla fabbrica di barre combustibili di Lingen. Per gli organizzatori della protesta il coinvolgimento di una società nucleare russa rappresenta un rischio per la sicurezza.

La cooperazione con il colosso russo per la realizzazione dell’impianto è stata a lungo controversa; gli esperti di sicurezza avevano messo in guardia, tra le altre cose, da possibili attività di spionaggio e sabotaggio da parte della Russia. Per gli attivisti antinucleari, lo “scenario peggiore” si è ora avverato, come si evince dal loro appello alla veglia. Chiedono quindi che la cooperazione venga interrotta e che l’impianto di arricchimento dell’uranio venga chiuso per motivi di sicurezza.

Il progetto prevede che la tecnologia necessaria venga fornita da TVEL, controllata di Rosatom, mentre il partner industriale è Advanced Nuclear Fuels GmbH (ANF), filiale di Framatome, a sua volta controllata all’80% dal gruppo pubblico francese EDF. L’obiettivo è produrre combustibile destinato ai reattori VVER di progettazione sovietica ancora operativi in Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia, Ungheria e Finlandia.

Secondo Framatome, l’ampliamento delle attività di Lingen permetterebbe di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti per questi Paesi. I critici sottolineano però che le barre, pur essendo prodotte sul territorio tedesco, continuerebbero a dipendere dalla tecnologia, dal know-how e dalle licenze di una società controllata dal Cremlino.

“Il combustibile potrà essere prodotto in Germania, ma si baserà sulla tecnologia russa, sul know-how produttivo e sugli accordi di licenza con la controllata di Rosatom, TVEL”, ha dichiarato al portale europeo Euractiv.com Diana Sushkova, esperta del think tank ucraino DIXI Group. Secondo l’analista, il progetto aprirebbe una “porta sul retro” alla tecnologia nucleare russa, consentendo a prodotti formalmente contrassegnati come “Made in EU” di rimanere dipendenti da licenze e tecnologie controllate da Mosca.

La vicenda ha riaperto il dibattito sulla dipendenza energetica europea dalla Russia. Nel 2024 Mosca ha ricavato circa 700 milioni di euro dalle esportazioni di uranio arricchito, utilizzato per la produzione di combustibile nucleare. Secondo gli oppositori del progetto, il rischio è che nel settore atomico si ripetano gli stessi errori commessi dalla Germania con il gas naturale russo prima dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina.

L’autorizzazione ha intanto innescato uno scaricabarile tra il governo regionale della Bassa Sassonia e quello federale. Il ministro regionale dell’Ambiente, Christian Meyer, esponente dei Verdi, ha definito la decisione “fondamentalmente sbagliata”, lasciando intendere che le valutazioni trasmesse da Berlino non avessero lasciato al Land sufficienti margini giuridici per respingere la richiesta.

Il governo federale ha invece sostenuto che il ministero della Bassa Sassonia abbia agito in modo “indipendente”. Hannover ha replicato ricordando che il ministero federale aveva concluso che non esistevano motivi legali sufficienti per impedire la realizzazione del progetto.

Finora Rosatom e le sue controllate si sono dimostrate particolarmente difficili da colpire. Anche il 21esimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, recentemente approvato dai Paesi UE dopo profonde revisioni e che interessa settori come quello bancario e dei fertilizzanti, non introduce un divieto organico sulle forniture nucleari russe.

A rendere più complesso un accordo è la dipendenza di diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale dai reattori VVER e dal relativo combustibile.

Secondo fonti citate da Euractiv.com, la Francia, con il sostegno di Stati membri come l’Ungheria, avrebbe frenato l’introduzione di sanzioni contro Rosatom e la sua rete di controllate. Parigi respinge tuttavia questa ricostruzione.

Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen aveva promesso l’introduzione di “nuove restrizioni sull’uranio arricchito russo e su altri materiali nucleari”. Tra le opzioni discusse a Bruxelles figura anche l’imposizione di dazi elevati sui prodotti nucleari russi, una misura che, a differenza delle sanzioni, non richiederebbe l’approvazione unanime dei governi dell’Unione. Nessuna proposta è stata però ancora pubblicata.

, , , , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *