Andrea Pirlo non sarà il prossimo commissario tecnico della nazionale italiana di calcio. È stato lo stesso allenatore ad annunciarlo attraverso alcune storie pubblicate sul proprio profilo Instagram, nelle quali ha ringraziato per gli attestati di stima ricevuti il direttore tecnico della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) Paolo Maldini e l’advisor Leonardo e ha spiegato il proprio rammarico per una decisione condizionata da una questione estranea all’ambito sportivo: il suo legame commerciale con un’agenzia di scommesse russa.
La vicenda chiude una delle settimane più controverse nella storia recente della nazionale. Dopo giorni di discussioni che hanno coinvolto anche esponenti di primo piano della politica italiana, è stato il presidente della FIGC Giovanni Malagò a mettere di fatto la parola fine alle possibilità di Pirlo. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Malagò avrebbe chiarito come l’ex centrocampista non potesse essere scelto come commissario tecnico “non per una questione tecnica, ma di opportunità”. Una posizione che avrebbe provocato forti malumori in Maldini e Leonardo, che ora starebbero meditando dimissioni.
I due ex calciatori, ormai da anni impegnati nel ruolo di dirigenti sportivi, erano stati incaricati di individuare il nuovo allenatore della nazionale dopo le deludenti esperienze di Luciano Spalletti e di Gennaro Gattuso, terminate con il fallimento dell’obiettivo più importante: la qualificazione ai Mondiali. L’Italia maschile non ha preso parte alla competizione per la terza edizione consecutiva, un’assenza senza precedenti nel calcio azzurro.
La ricerca del nuovo commissario tecnico era partita da nomi di primissimo livello internazionale. Maldini e Leonardo avevano inizialmente valutato profili come Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, due degli allenatori più vincenti della storia del calcio mondiale. Di fronte alla difficoltà di arrivare a entrambi, la scelta si era progressivamente spostata su Andrea Pirlo, uomo simbolo della nazionale campione del mondo nel 2006 e allenatore con esperienza internazionale maturata alla guida di Juventus, Fatih Karagümrük, Sampdoria e United FC.
Poco dopo che Pirlo aveva manifestato la propria disponibilità, sono emersi gli elementi che hanno complicato la candidatura. L’ex giocatore di Milan e Juventus è infatti dal 2025 “global ambassador” di Fonbet, agenzia di scommesse sportive russa di proprietà dell’imprenditore Sergey Lomakin, figura che diversi osservatori hanno accostato all’élite economica russa.
Insieme all’ex compagno di nazionale Marco Materazzi, nel mese di maggio Pirlo si era recato in Russia per un evento benefico organizzato da Fonbet. La presenza dei due aveva già allora suscitato critiche, soprattutto alla luce del contesto internazionale segnato dall’invasione russa in Ucraina. Pirlo e Materazzi avevano replicato sottolineando di non essere presenti per ragioni politiche, ma “solo per lo sport e per i bambini”.
La questione dei rapporti con la Russia è stata l’elemento che più ha pesato sulla decisione finale della FIGC. Lo stesso Pirlo ha voluto chiarire che la collaborazione professionale con Fonbet è nata nell’ambito del suo percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti e ha natura esclusivamente commerciale. “Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”, ha scritto su Instagram l’allenatore.
Esponenti della politica italiana non hanno mancato di intervenire nel dibattito. Il senatore del Partito Democratico (PD | S&D) Filippo Sensi ha commentato in modo netto su X: “Non può essere Pirlo il nuovo commissario tecnico. Avanti un altro”. Di posizione opposta il presidente del Senato Ignazio La Russa (FdI | ECR), che si è detto perplesso sulla possibilità di scartare l’ex centrocampista, e il leader di Futuro Nazionale (FN | ESN) Roberto Vannacci, che ha paragonato il caso Pirlo a quello di Pietrangelo Buttafuoco, presidente de La Biennale di Venezia, finito al centro delle polemiche dopo la decisione di consentire la riapertura del padiglione russo per l’esposizione di maggio.
“Cultura, arte e sport devono restare fuori dalla politica e dalle relazioni internazionali”, ha dichiarato Vannacci. “Per assegnare incarichi, anche a Pirlo, va considerata la competenza e certo non gli affari con agenzie varie”.
Nel dibattito pubblico, tuttavia, è rimasto in secondo piano un altro aspetto: la natura stessa dell’attività dell’azienda legata a Pirlo. Al di là della questione politica, il rapporto con un operatore di scommesse avrebbe rappresentato un elemento delicato per la FIGC, essendo il gioco d’azzardo uno dei temi più controversi nel calcio italiano negli ultimi tempi.
Già nel 2011, l’operazione “Last Bet” della Procura di Cremona aveva fatto emergere irregolarità in circa 90 partite tra Serie A, Serie B e Serie C, con il coinvolgimento di tesserati accusati, e poi condannati, per aver alterato alcuni incontri per favorire vincite nelle scommesse sportive. Più recentemente, alcuni calciatori italiani di primo piano sono stati coinvolti in un nuovo scandalo legato al betting, che ha portato alla squalifica del centrocampista della nazionale Sandro Tonali, considerato da molti proprio l’erede sportivo di Andrea Pirlo.
La FIGC è impegnata da tempo in campagne di sensibilizzazione contro la dipendenza dal gioco e i rischi legati alle scommesse. In questo contesto, affidare la guida della nazionale a una figura pubblicamente associata a un operatore del settore avrebbe potuto rappresentare un problema di immagine e opportunità, anche qualora il rapporto tra Pirlo e la società russa si fosse interrotto prima della nuova esperienza lavorativa.
Malagò ha dunque chiuso il dialogo con Pirlo, ma continua a mantenere aperto il confronto con Maldini e Leonardo nel tentativo di trovare una soluzione alla crisi. Il tempo però stringe e l’Italia resta senza commissario tecnico.
La soluzione più naturale sembra essere Roberto Mancini, che è anche il candidato preferito di Malagò. Mancini aveva guidato la nazionale dal 2018 al 2023, vincendo un Europeo, prima di interrompere il progetto dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 2022 e dopo mesi segnati da tensioni con l’ambiente federale.
All’epoca la FIGC era guidata da Gabriele Gravina e da una struttura dirigenziale nella quale erano entrate numerose figure scelte direttamente dalla federazione, come l’ex capitano azzurro Gianluigi Buffon.

