Il rapporto tra debito pubblico lordo e Pil nell’area euro è salito all’88,9% alla fine del primo trimestre 2026, contro l’87,7% del trimestre precedente, secondo i dati diffusi da Eurostat il 21 luglio. Nell’UE a 27 il rapporto è passato dall’81,8% all’82,9%. Rispetto a un anno prima, l’incremento è ancora più marcato: dall’87,2% all’88,9% nell’area euro, dall’81,4% all’82,9% nell’Ue.

Per l’Italia il dato conferma una traiettoria di crescita che dura da tempo: il debito è salito al 138,9% del Pil, 1,8 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente, il terzo aumento trimestrale consecutivo più ampio nell’Ue dopo Ungheria e Lituania. In valore assoluto, lo stock è passato da 3.095,9 a 3.158,2 miliardi di euro in tre mesi. Il Paese resta secondo nella graduatoria Ue per rapporto debito/Pil, dietro solo alla Grecia, ma le due traiettorie si muovono in direzioni opposte: mentre l’Italia sale, la Grecia scende.

Il dato più significativo per l’Italia non è tanto il livello assoluto, quanto la direzione di marcia rispetto ad Atene. Il rapporto greco è infatti calato al 143,5% del Pil, in flessione di 2,6 punti nel trimestre e di ben 9,4 punti rispetto a un anno prima, proseguendo un percorso di riduzione del debito che dura da anni.

Il rapporto italiano, al contrario, continua a salire: 1,8 punti in più nel trimestre, 1,7 in più su base annua. Il divario tra i due Paesi, che a inizio 2025 era ancora ampio, si sta quindi assottigliando, ed è su questa dinamica che l’osservatorio di Bruxelles Eunews ha richiamato l’attenzione, segnalando come le proiezioni indichino un possibile sorpasso dell’Italia sulla Grecia già nel 2027 se le due traiettorie dovessero proseguire su questi ritmi.

Francia in aumento, Spagna in calo: il quadro degli altri grandi Paesi

Tra le altre grandi economie dell’area euro, la Francia ha visto il rapporto debito/Pil salire al 117,6%, con un aumento di 1,9 punti nel trimestre e di 4 punti nell’anno, il terzo incremento annuo più marcato nell’Ue dopo Finlandia e Bulgaria. Il Belgio si attesta al 109,1%. In controtendenza la Spagna, scesa al 101,6% del Pil, con una riduzione di 1,7 punti su base annua, la sesta più ampia nell’Unione. La Germania resta su livelli nettamente più contenuti, al 64,4% del Pil, pur in aumento di 2,4 punti nell’anno.

Nel confronto trimestrale, diciassette Stati membri hanno registrato un aumento del rapporto debito/Pil, otto una diminuzione, mentre Lettonia e Repubblica Ceca sono rimaste stabili. Gli incrementi maggiori si sono avuti in Ungheria (+3,1 punti), Lituania (+2,9), Lussemburgo (+2,8), Irlanda (+2,2), Croazia (+2,1) e Austria (+2,0). Le diminuzioni più consistenti, oltre alla Grecia, hanno riguardato Bulgaria (-1,3), Paesi Bassi (-1,0) e Slovenia (-0,9). I rapporti più bassi in assoluto restano quelli di Estonia (25,2%), Danimarca (26,8%), Bulgaria (28,5%) e Lussemburgo (29,2%), Paesi che si confermano ai margini opposti della classifica rispetto a Grecia e Italia.

A livello aggregato, il debito pubblico dell’area euro resta composto in larga maggioranza da titoli di debito (84,3%), seguiti da prestiti (13,2%) e da valuta e depositi (2,5%); la quota di quest’ultima componente in Italia, all’8,8% del Pil, è nettamente superiore alla media dell’area euro (2,3%).

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