Mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran si sta trasformando in conflitto regionale, mettendo a rischio non solo la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma anche attraverso lo stretto di Bab el Mandeb, principale porta d’accesso per il Mar Rosso e per il Canale di Suez, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, starebbe valutando nuovi dazi commerciali. A rivelarlo è il quotidiano britannico Financial Times, secondo cui l’inquilino della Casa Bianca potrebbe annunciare nuove tariffe su decine di Paesi già questa settimana in vista della scadenza dei dazi del 10% introdotti lo scorso…
Il 20 luglio, Trump ha annunciato l’imposizione di dazi doganali generalizzati contro il Canada, minacciando di riaccendere la guerra commerciale con uno dei più stretti alleati e principali partner economici degli Stati Uniti. I dazi del 50% imposti su alcuni prodotti canadesi, tra cui apparecchiature elettriche e macchinari, sono tra le più elevate che la sua amministrazione abbia mai imposto a qualsiasi Paese. Il presidente Trump ha firmato in totale tre decreti, accusando il Paese di politiche commerciali “discriminatorie”.
Secondo quanto annunciato dalla Casa Bianca, le tariffe entreranno in vigore tra 30 giorni e riguarderanno beni canadesi per un valore di circa 20 miliardi di dollari.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha risposto al nuovo annuncio di Trump, definendo la mossa l’ultima… di una serie di dazi imposti in diretta violazione dell’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA ).
“Questa disputa commerciale ha aumentato i costi per le famiglie, in particolare negli Stati Uniti”, ha dichiarato Carney in un comunicato diffuso sulla piattaforma social X. “Il Canada è pronto a impegnarsi intensamente per affrontare le questioni in sospeso con gli Stati Uniti a reciproco vantaggio dei nostri cittadini”.
L’amministrazione Trump ha già imposto dazi sulle esportazioni canadesi di prodotti come acciaio e alluminio, legname di conifere e legname da costruzione.
Come riferisce la CNN, Trump ha citato la Sezione 338 del Tariff Act del 1930, una legge che consente al presidente di imporre dazi fino al 50% quando un altro Paese discrimina i prodotti americani. Tuttavia, la legge non è mai stata applicata in questo modo.
Sono esclusi dall’ultima serie di dazi diversi prodotti chiave importati dal Canada, tra cui prodotti energetici, minerali critici, pesce e altri beni soggetti a dazi specifici per settore, come automobili e metalli.
Prima del Canada, Trump aveva già colpito le importazioni brasiliane con un’imposta del 25%, sottolineando la sua continua ossessione per l’utilizzo dei dazi doganali contro i partner commerciali.
Si aggrava l’escalation in Medio Oriente
La nuova guerra tariffaria lanciata da Trump giunge in momento critico a livello geopolitico. Il riaccendersi della guerra contro l’Iran lo scorso 7 luglio a seguito del fallimento dei tentativi di accordo mediati dal Pakistan hanno portato ai raid aerei più intensi dall’inizio del conflitto lo scorso 28 febbraio.
Lunedi sera, le Forze armate statunitensi hanno condotto la decima notte consecutiva di attacchi contro l’Iran, nel tentativo di riaprire lo Stretto di Hormuz. I rinnovati bombardamenti sono seguiti alla morte di un altro militare americano e sono giunti dopo che l’Iran ha lanciato attacchi contro gli alleati americani Kuwait, Giordania e Bahrein, sede della Quinta Flotta della Marina statunitense. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato sui social media che gli ultimi attacchi “sono progettati per indebolire ulteriormente le capacità militari iraniane utilizzate per attaccare le navi mercantili” nello stretto.
Lunedì il Pentagono ha identificato due soldati americani uccisi nell’attacco iraniano a una base americana in Giordania, avvenuto venerdì 17 luglio. Il dipartimento della Difesa ha inoltre annunciato il ritrovamento di resti non identificati che potrebbero appartenere a un terzo soldato dato per disperso. In base ai media USA, un quarto militare è rimasto ucciso nel nord dell’Iraq a seguito della “detonazione controllata di un ordigno inesploso proveniente da un drone iraniano abbattuto”. A seguito delle pressioni dell’opinione pubblica, il Pentagono ha rivelato che dalla ripresa dei raid lo scorso 7 luglio, almeno 100 militari USA sarebbero rimasti feriti e nella giornata di martedì il segretario alla Difesa Pete Hegseth comparirà davanti ai membri del Congresso per chiarire la situazione.
Intanto, lunedì è emersa una nuova potenziale minaccia per i mercati energetici mondiali, dopo che i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran hanno annunciato l’intenzione di impedire all’Arabia Saudita di navigare nel Mar Rosso, ad oggi l’unica alternativa per le esportazioni di petrolio bloccate nel Golfo Persico.
Secondo stime di Reuters, la chiusura totale dello stretto di Bab el Mandeb ridurrebbe l’offerta globale di petrolio del 7%, considerato che impedirebbe alla maggior parte delle esportazioni petrolifere saudite di lasciare la regione.
Alla minaccia dei ribelli sciiti yemeniti del gruppo Ansar Allah (meglio noti come Houthi), la coalizione a guida saudita in Yemen ha dichiarato in un comunicato che risponderà con la forza, precisando di aver avviato misure di protezione per le proprie navi in transito nello Stretto di Bab el Mandeb.

