Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky starebbe valutando la sostituzione del comandante in capo delle Forze armate, Oleksandr Syrskyi, con l’attuale comandante delle Forze congiunte, Mykhailo Drapatyi. L’ipotesi, riportata da Bloomberg, arriva in un momento di crescente pressione politica e militare su Kyiv, mentre nelle principali città del Paese proseguono le proteste che chiedono un cambio ai vertici della difesa.
Generale con una lunga esperienza operativa, Syrskyi ha guidato la difesa di Kyiv nelle prime settimane dell’invasione russa del 2022 ed è stato tra gli artefici della controffensiva nella regione di Kharkiv nello stesso anno. La sua leadership è tuttavia finita nel mirino di una parte dell’opinione pubblica, di alcuni militari e di osservatori, che gli contestano una conduzione delle operazioni eccessivamente centralizzata e un elevato impiego di uomini in offensive considerate troppo costose in termini di perdite.
Mykhailo Drapatyi, anch’egli generale, è invece comandante delle Forze congiunte ucraine ed è considerato uno degli ufficiali più apprezzati della nuova generazione di vertici militari. Veterano del conflitto nel Donbass iniziato nel 2014, si è distinto per la conduzione di operazioni meccanizzate e gode della reputazione di comandante pragmatico e vicino alle truppe, qualità che lo hanno reso uno dei principali candidati indicati per un eventuale avvicendamento ai vertici delle Forze armate.
Secondo una delle fonti citate a Bloomberg, Syrskyi potrebbe essere rimosso già nei prossimi giorni e Drapatyi sarebbe il candidato favorito per assumerne l’incarico, anche se una decisione definitiva non sarebbe stata ancora presa. Un’altra fonte sostiene infatti che Zelensky starebbe valutando un elenco di undici possibili candidati, segno della volontà di ponderare attentamente una scelta destinata ad avere importanti ripercussioni sia sul piano operativo sia su quello politico.
L’eventuale avvicendamento si inserisce in una fase particolarmente delicata per l’Ucraina. Le forze russe continuano a mantenere l’iniziativa lungo diversi tratti del fronte orientale, mentre Kyiv deve fare i conti con la necessità di ricostituire le proprie capacità militari e con il perdurare delle difficoltà legate alla disponibilità di uomini, equipaggiamenti e sistemi di difesa aerea.
Il caso Fedorov rischia di indebolire l’Ucraina nel suo momento di massima vulnerabilità
Il 15 luglio, dopo la rimozione dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov nell’ambito di un più ampio rimpasto di governo, nelle principali città ucraine sono nate delle manifestazioni popolari in dissenso con le scelte di Zelensky. I dimostranti chiedono il ritorno di Fedorov al ministero e attribuiscono invece a Syrskyi la responsabilità delle difficoltà incontrate dall’esercito negli ultimi mesi. Secondo diverse ricostruzioni, tra l’ex ministro e il comandante in capo sarebbero emerse tensioni sulla conduzione delle operazioni e sulla gestione delle risorse militari.
Tra i manifestanti figurano anche militari in servizio, veterani e familiari dei soldati, che indicano in Drapatyi la figura più adatta a guidare le Forze armate. Il generale gode infatti di una reputazione consolidata all’interno dell’esercito per la sua esperienza operativa e per il ruolo ricoperto nelle operazioni lungo il fronte meridionale e orientale.
Un eventuale cambio al vertice rappresenterebbe l’ennesima riorganizzazione della leadership militare ucraina dall’inizio dell’invasione russa su larga scala. Nel febbraio 2024 Zelensky aveva già sostituito Valerii Zaluzhnyi con Syrskyi, una decisione che aveva suscitato un acceso dibattito sia all’interno del Paese sia tra gli alleati occidentali, preoccupati di preservare la continuità della catena di comando durante il conflitto.
Per il momento la presidenza ucraina non ha confermato le indiscrezioni. Tuttavia, secondo quanto riportato da Bloomberg e da precedenti informazioni diffuse dal Kyiv Independent, una decisione potrebbe arrivare entro pochi giorni. Se confermata, segnerebbe un nuovo passaggio nella strategia di Zelensky per adattare la guida delle Forze armate a una guerra che, dopo oltre quattro anni, continua a mettere sotto pressione le capacità militari e la stabilità politica dell’Ucraina.

