Gli Stati Uniti hanno ottenuto un importante successo diplomatico nella cosiddetta “Guerra fredda lunare” il 16 luglio, quando la Serbia – partner del progetto sino-russo International Lunar Research Station (ILRS) – ha aderito agli Artemis Accords.
L’ingresso di Belgrado è collegato all’imminente primo dialogo strategico tra Serbia e Stati Uniti e riflette le insolite alleanze che stanno emergendo dalla diplomazia transazionale dell’amministrazione Trump.
Un programma spaziale ancora agli inizi
Il programma spaziale serbo è ancora ai blocchi di partenza. Il Paese è arrivato più vicino alla Luna nel 1969, quando Neil Armstrong visitò Belgrado lasciando in dono una fiala contenente polvere lunare. Da allora, però, la Serbia non ha compiuto passi significativi verso l’esplorazione dello spazio.
Ancora oggi sta lavorando, con notevole ritardo, al lancio del suo primo satellite: un microsatellite destinato a svolgere piccoli esperimenti scientifici e a fotografare il territorio serbo dallo spazio.
La Serbia non metterà piede sulla Luna nel prossimo futuro. Ciononostante, mercoledì 15 luglio, il ministro degli Esteri Marko Đurić ha raggiunto alti funzionari della NASA per firmare ufficialmente gli Artemis Accords, il quadro di cooperazione per l’esplorazione lunare elaborato dagli Stati Uniti e presentato nel 2020.
Gli Artemis Accords disciplinano il Programma Artemis, guidato da Washington e finalizzato a riportare esseri umani sulla Luna. L’adesione rappresenta inoltre una condizione preliminare per i Paesi che intendono partecipare al programma.
Un successo per Washington nella competizione con Cina e Russia
Pur essendo un Paese di dimensioni ridotte e privo di un programma spaziale rilevante, l’adesione della Serbia rappresenta una vittoria diplomatica per gli Stati Uniti nella competizione con Cina e Russia per la leadership nell’esplorazione lunare.
Pechino e Mosca guidano infatti il progetto alternativo della International Lunar Research Station (ILRS), che punta a costruire una base permanente sulla Luna entro il prossimo decennio.
Non aveva quindi sorpreso che nel 2024 la Serbia, storicamente vicina alla Russia, avesse aderito all’iniziativa sino-russa. Con la firma degli Artemis Accords, tuttavia, Belgrado diventa uno dei soli tre Paesi ad aver aderito anche al programma statunitense dopo aver sostenuto il progetto ILRS.
Per Washington si tratta di un importante successo nella competizione geopolitica per definire le regole che disciplineranno le attività nello spazio.
Gli Stati Uniti sono infatti impegnati in una corsa con Cina e Russia per attrarre il maggior numero possibile di partner internazionali nei rispettivi programmi lunari.
I media statali cinesi hanno più volte criticato gli Artemis Accords, descrivendoli come un tentativo americano di affermare il proprio controllo sulla Luna.
Secondo The Diplomat, la televisione di Stato cinese li ha definiti “un passo verso la recinzione dello spazio extra-atmosferico da parte di un’America guidata esclusivamente dal proprio interesse”.
La principale critica di Pechino riguarda il metodo seguito dagli Stati Uniti, che hanno promosso gli Accordi attraverso una serie di intese bilaterali con i singoli Paesi partner invece di negoziare un quadro multilaterale insieme anche a Cina e Russia.
Proprio per questo motivo convincere la Serbia – già parte della coalizione spaziale sino-russa – ad aderire agli Artemis Accords rappresenta un rilevante successo diplomatico per Washington.
Perché Belgrado ha scelto la NASA?
Perché un Paese con forti legami politici ed economici con la Russia ha deciso di presentarsi nella sede della NASA a Washington?
L’adesione agli Artemis Accords potrebbe certamente aprire alcune opportunità per il nascente settore spaziale serbo. Tuttavia, lo sguardo di Belgrado verso lo spazio sembra avere obiettivi molto più terrestri: consolidare i rapporti strategici con gli Stati Uniti.
La Serbia ha infatti annunciato la firma degli Accordi lo stesso giorno in cui Washington ha ufficializzato l’avvio di un atteso dialogo strategico bilaterale.
La prima sessione si terrà appena due giorni dopo la firma e rappresenta un importante passo avanti nelle relazioni tra i due Paesi e nelle ambizioni diplomatiche serbe. Sebbene il dialogo fosse stato concordato in linea di principio già lo scorso anno, finora non era stata fissata alcuna data.
Resta quindi da capire se l’adesione agli Artemis Accords sia stata semplicemente un gesto di buona volontà da parte della Serbia oppure una richiesta esplicita avanzata dagli Stati Uniti come condizione per avviare il dialogo strategico.
Energia prima dello spazio
Questa insolita vittoria diplomatica potrebbe tradursi in importanti benefici economici e politici per la Serbia.
Il ministro degli Esteri Đurić ha citato l’esempio dell’Ungheria, sostenendo che Budapest abbia compiuto un “salto quantico” nella propria economia dopo aver ottenuto lo status di partner strategico degli Stati Uniti.
Anche il presidente Aleksandar Vučić potrebbe aver puntato su un rafforzamento dei rapporti con Washington per consolidare la propria posizione politica, messa sotto pressione dalle diffuse proteste interne.
L’interesse principale della Serbia riguarda però il settore energetico, non quello spaziale. L’energia sarà infatti il tema centrale del dialogo strategico.
La questione più delicata riguarda il futuro della Naftna Industrija Srbije (NIS), la principale compagnia petrolifera e del gas del Paese, attualmente controllata in maggioranza da società russe.
L’amministrazione Trump ha finora concesso deroghe alle sanzioni nei confronti della NIS, ma sta esercitando forti pressioni affinché Belgrado favorisca la cessione della quota russa al gruppo ungherese MOL.
Secondo l’autore, l’operazione avrebbe favorito un alleato personale di Donald Trump, l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, prima della sua uscita dal potere, oltre alla stessa MOL, che recentemente ha accettato di acquistare 500 milioni di tonnellate di petrolio statunitense.
Una nuova diplomazia americana
I prossimi colloqui strategici rappresentano anche un cambiamento nell’approccio degli Stati Uniti verso la Serbia.
Tradizionalmente Washington privilegiava una diplomazia fondata sui valori, subordinando un rafforzamento dei rapporti economici ai progressi in materia di diritti umani e democrazia.
Oggi, secondo l’autore, questo modello sarebbe stato sostituito da una relazione maggiormente basata sui rapporti personali con l’amministrazione Trump e sul sostegno agli interessi economici della famiglia Trump.
Il presidente Vučić ha coltivato negli ultimi anni i rapporti con la famiglia Trump, intervenendo anche sul sito conservatore statunitense Breitbart per elogiare il presidente americano e sostenendo un progetto – poi fallito – per la costruzione di un hotel da 500 milioni di dollari a Belgrado.
Questa settimana, secondo Sklar, tali relazioni hanno iniziato a produrre risultati concreti.
Una vittoria soprattutto politica
L’enfasi dell’amministrazione Trump sulla diplomazia transazionale consente oggi agli Stati di mantenere contemporaneamente relazioni con schieramenti geopolitici tradizionalmente contrapposti.
La Serbia continua infatti a coltivare stretti rapporti con la Russia mentre amplia la propria cooperazione con gli Stati Uniti. Questa nuova partnership probabilmente avrà un impatto limitato sul piccolo settore spaziale serbo.
La disponibilità di Belgrado ad aderire agli Artemis Accords rappresenta però un’importante vittoria diplomatica per Washington nella nuova corsa alla Luna.
Gli Stati Uniti continuano infatti ad ampliare la rete di Paesi aderenti agli Artemis Accords nel tentativo di superare Cina e Russia nella nuova competizione spaziale.
Negli ultimi mesi Pechino ha ottenuto importanti progressi tecnologici, tra cui il successo nei test di un razzo riutilizzabile.
Gli sviluppi sulla Terra, tuttavia, suggeriscono che nella competizione geopolitica per la nuova corsa allo spazio gli Stati Uniti mantengono ancora un vantaggio significativo.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

