In uno sviluppo che evidenzia il rapido disfacimento di Fidesz, il partito che ha dominato a lungo la scena politica ungherese, l’ex ministro degli Esteri Péter Szijjártó si è dimesso dal suo seggio parlamentare per assumere un incarico dirigenziale presso il costruttore cinese di veicoli elettrici BYD.

La decisione, annunciata mercoledì 15 luglio, ha suscitato dure critiche da parte del primo ministro Péter Magyar, che l’ha presentata come la conferma del fatto che Szijjártó abbia sempre privilegiato interessi stranieri rispetto a quelli dell’Ungheria.

Szijjártó, politico di lungo corso e capo della diplomazia ungherese per quasi dodici anni sotto il governo di Viktor Orbán, ha definito l’offerta “un’opportunità di altissimo prestigio” proveniente da una delle principali aziende mondiali del settore. In un messaggio pubblicato su Facebook ha descritto BYD come “una delle più grandi storie di successo dell’industria automobilistica degli ultimi vent’anni” e leader globale nel mercato dei veicoli a nuova energia.

L’ex ministro guiderà il dipartimento per le relazioni esterne e lo sviluppo di nuove attività del gruppo, con un incarico internazionale e al di fuori della struttura manageriale ungherese dell’azienda.

Vuoto politico e accuse di doppia fedeltà

Il primo ministro Magyar non ha perso tempo nel presentare le dimissioni di Szijjártó come l’ennesima prova della rapida disgregazione di Fidesz. “La completa disintegrazione dell’ex partito-Stato, Fidesz, continua a un ritmo sempre più accelerato”, ha dichiarato commentando la notizia.

Magyar ha ricordato che Szijjártó, “che in passato ha rappresentato anche interessi stranieri”, si era battuto affinché lo Stato ungherese concedesse consistenti sussidi pubblici alle attività di BYD nel Paese.

“L’unica differenza è che, d’ora in poi, i contribuenti ungheresi non pagheranno più Péter Szijjártó per svolgere lo stesso lavoro: il suo vero datore di lavoro sarà direttamente BYD”, ha scritto sui social media.

Il premier ha inoltre lasciato intendere che, alla luce di questo nuovo incarico, alcune decisioni assunte da Szijjártó durante il suo mandato appaiano oggi più comprensibili, in particolare quelle riguardanti i grandi investimenti nel settore delle batterie e dell’automotive realizzati da aziende cinesi.

Le sue dichiarazioni arrivano dopo la netta vittoria elettorale ottenuta da Magyar nell’aprile 2026, che ha posto fine al lungo dominio politico di Orbán e precipitato Fidesz in una fase di profonda crisi. Diversi esponenti di primo piano del partito hanno progressivamente preso le distanze dalla leadership e Magyar ha previsto che Fidesz sia ormai avviato verso una “estinzione politica”, mentre i suoi membri abbandonano quella che ha definito “una nave che affonda”.

Il ruolo di Szijjártó nei rapporti con la Cina

Szijjártó, 48 anni, è stato una figura centrale della politica ungherese fin da quando, ventenne, entrò nell’organizzazione di Fidesz a Győr.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto gli incarichi di portavoce nazionale del partito, direttore della comunicazione e numerose posizioni di rilievo nei governi Orbán. Dal 2014 fino alle recenti elezioni è stato ministro degli Esteri e del Commercio, distinguendosi per aver promosso un forte rafforzamento dei rapporti economici con Cina e Russia.

Nel 2023 ha svolto un ruolo decisivo nel convincere BYD a costruire in Ungheria il suo primo stabilimento europeo, al termine di lunghe trattative. Il progetto, presentato come uno dei maggiori investimenti della storia economica ungherese, ha beneficiato di ingenti incentivi statali nell’ambito della strategia governativa volta a trasformare il Paese in un polo europeo per la produzione di veicoli elettrici e batterie.

Questa politica ha consentito all’Ungheria di attrarre consistenti capitali cinesi, compresi numerosi impianti per la produzione di batterie, mentre l’Unione europea cercava di affrontare gli squilibri commerciali con Pechino introducendo dazi sulle auto elettriche cinesi per proteggere l’industria automobilistica europea.

Il governo Orbán ha inoltre promosso progetti infrastrutturali congiunti con la Cina, come il collegamento ferroviario tra Ungheria e Serbia nell’ambito della Belt and Road Initiative. L’impegno di Szijjártó a favore di questa cooperazione ha spesso posto Budapest in contrasto con la linea dell’Unione europea, soprattutto nel contesto delle tensioni sull’eccesso di capacità produttiva cinese e delle minacce di ritorsione avanzate da Pechino.

Durante gli anni di governo di Fidesz, BYD ha operato in Ungheria con ampia libertà. Lo scorso marzo, il sito investigativo Átlátszó ha rivelato che nello stabilimento ungherese dell’azienda le automobili arrivavano dalla Cina già perfettamente funzionanti, venivano smontate e successivamente riassemblate sul posto, così da poter ottenere l’etichetta “Made in EU”.

Dopo la sconfitta elettorale di aprile, Szijjártó aveva mantenuto un profilo molto basso, risultando assente a numerose votazioni parlamentari e limitando le proprie apparizioni pubbliche. Il suo mandato da deputato, iniziato nel 2002, si conclude ora con il passaggio definitivo al settore privato.

BYD ha confermato ai media ungheresi che il nuovo incarico di Szijjártó avrà una dimensione globale e non sarà legato alle attività dell’azienda in Ungheria, dove la produzione del nuovo stabilimento nel sud del Paese dovrebbe iniziare entro la fine dell’anno.

L’episodio evidenzia i profondi cambiamenti in corso nella politica e nell’economia ungheresi. Il governo Magyar eredita infatti un Paese caratterizzato da massicci investimenti cinesi favoriti dal precedente esecutivo, mentre i rapporti tra Unione europea e Cina restano tesi.

Bruxelles continua a dialogare con Pechino nel tentativo di ridurre l’enorme deficit commerciale, ma le scadenze fissate per ottenere risultati concreti sono accolte con crescente scetticismo da parte di numerosi eurodeputati.

L’addio di Szijjártó contribuisce infine a rafforzare la narrazione di una progressiva frammentazione di Fidesz, con figure di primo piano dell’era Orbán che stanno progressivamente abbandonando la politica attiva.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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