La Commissione europea sta prendendo provvedimenti nei confronti di vari Stati membri dell’Unione europea che non hanno adottato integralmente 15 direttive UE, esortandoli ad adottare misure immediate per adeguare le proprie legislazioni ai requisiti dell’Unione. Gli Stati avrebbero dovuto notificare la Commissione in merito alle misure adottate per recepire le direttive dell’Unione nelle loro legislazioni nazionali. Il termine per il recepimento è scaduto di recente e la Commissione concede adesso agli Stati due mesi per rispondere e completare l’adozione delle direttive. Qualora gli Stati non dovessero rispettare tale termine, la Commissione potrebbe emettere un parere motivato,
Le direttive interessate
Le direttive in questione sono diverse. Tra queste, la Commissione ha inviato lettere di messa in mora a 17 stati membri per il mancato recepimento della direttiva 2024/1233, anche detta Direttiva sul Permesso Unico, che rafforza il quadro normativo dell’UE in materia di migrazione lavorativa, agevolando l’ammissione e la permanenza dei lavoratori non appartenenti all’UE. La direttiva stabilisce una procedura di domanda unica per ottenere un titolo che racchiude in un solo documento sia il diritto di soggiornare che quello di lavorare sul territorio di uno Stato membro, riducendo i tempi che gli Stati Membri hanno a disposizione per decidere sulle richieste. Si passa dai 4 mesi previsti dalla vecchia direttiva del 2011 a 90 giorni, consentendo a chi non è cittadino dell’Unione di presentare domanda sia dall’estero sia, per chi ha un permesso di soggiorno valido, dall’interno di uno Stato Membro. La direttiva è volta a rafforzare la tutela contro lo sfruttamento, garantendo il diritto di cambiare datore di lavoro e prevedendo attività di monitoraggio, ispezioni, meccanismi di reclamo, di ricorso legale e sanzioni.
Le misure adottate dalle varie legislazioni nazionali per implementare la direttiva dovevano essere comunicate alla Commissione entro lo scorso 21 maggio.
La messa in mora è stata emanata anche per il mancato recepimento della Direttiva 2024/1346 da parte di 16 paesi, che avrebbero dovuto agire entro il 12 giugno 2026. La direttiva in questione riguarda le condizioni di accoglienza e garantisce che tutti i paesi dell’Unione forniscano condizioni di vita adeguate e comparabili a chi chiede protezione internazionale. Recepire interamente la direttiva è fondamentale, si legge sul sito della Commissione, per “garantire la certezza del diritto e il corretto funzionamento del sistema migratorio e di asilo”. La Direttiva, inoltre, conferisce agli Stati Membri flessibilità nella gestione dei propri sistemi di accoglienza e introduce norme per prevenire e scoraggiare i movimenti secondari non autorizzati, riducendo le disparità tra i sistemi degli Stati Membri.
Anche la Direttiva 2024/1069 non è stata interamente recepita da 14 Stati Membri, tra cui l’Italia, che hanno ricevuto una lettera di messa in mora. Si tratta di norme UE a tutela delle persone da azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP). Le SLAPP sono azioni legali infondate che mirano a mettere a tacere chi opera nell’interesse pubblico, tra questi soggetti possono rientrare giornalisti, difensori dei diritti umani o organizzazioni della società civile. La Direttiva mira a fornire loro gli strumenti per difendersi da rivendicazioni infondate o procedimenti giudiziari abusivi in materia civile, consentendo ai tribunali di respingere le rivendicazioni manifestamente infondate nelle fasi iniziali del procedimento e prevedendo dei rimedi per le persone prese di mira, nonché protezione per dalle sentenze emesse da paesi terzi. Gli Stati avrebbero dovuto comunicare alla Commissione le proprie misure per recepire la direttiva entro il 7 maggio scorso.
Altri 23 Stati membri sono stati notificati per non aver notificato entro il 21 maggio le misure adottate per il completo recepimento della Direttiva (UE) 2024/1203 sui reati ambientali che, a livello globale, rappresentano la quarta attività criminale organizzata per importanza, con perdite annue stimate tra gli 80 e i 230 miliardi di euro. La Direttiva fornisce un elenco aggiornato dei reati ambientali gravi, con sanzioni più severe per le violazioni della normativa ambientale che causano danni ambientali gravi, diffusi e sostanziali.
La messa in mora riguarda poi anche la Direttiva delegata 2025/1801, in merito all’aggiornamento delle procedure di controllo del trasporto su strada di merci pericolose, nuove norme che sostituiscono la lista di controllo uniforme utilizzata. In concreto, introduce una nuova scheda di controllo standard per gli ispettori e riformula la lista delle infrazioni e dei relativi livelli di pericolo. Gli Stati membri avevano tempo fino al 23 giugno 2026 per recepire la direttiva.
La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione tramite invio di una lettera di messa in mora per 18 Stati membri che non hanno recepito integralmente entro il 5 giugno la Direttiva UE 2024/2811, Direttiva sul Listing Act, che mira a rendere i mercati dei capitali pubblici dell’UE più attraenti, in particolare migliorando l’accesso al capitale per le imprese di dimensioni minori, realizzando così i principali obiettivi dell’Unione dei risparmi e degli investimenti. Il Listing Act punta inoltre a sostenere lo sviluppo della ricerca finanziaria e della copertura analitica delle società, sia offrendo maggiore flessibilità alle imprese di investimento sulle modalità di pagamento della ricerca fornita da terzi, sia definendo un perimetro normativo chiaro per la ricerca sponsorizzata dall’emittente (issuer-sponsored research).
L’Italia è stata poi ulteriormente notificata dalla Commissione in quanto facente parte dei 21 Paesi che non hanno recepito integralmente, entro il 25 giugno, la Direttiva sulla Targeted Review EMIR (Direttiva 2024/2994). Quest’ultima prevede modifiche mirate alla direttiva sugli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (Direttiva 2009/65), alla direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD) (Direttiva 2013/36) e alla direttiva sulle imprese di investimento (IFD) (Direttiva 2019/2034). L’obiettivo della Direttiva EMIR Targeted Review è uniformare le regole sul rischio di controparte per i contratti derivati scambiati dai fondi comuni (OICVM) e gestiti da una controparte centrale (CCP) autorizzata.
La messa in mora ha poi riguardato la direttiva adottata nel 2024 sulla prestazione energetica nell’edilizia, la Direttiva rifusa 2024/1275, che doveva essere recepita entro il 29 giugno, ad esclusione dell’articolo 17(15) relativo al divieto di incentivi finanziari per l’installazione di caldaie a combustibili fossili, il cui recepimento era invece previsto per il 1° gennaio 2025. In questo caso, sono stati tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea ad essere notificati dalla Commissione.
Gli edifici rappresentano il singolo maggiore consumatore di energia in Europa. Il recepimento e l’attuazione della direttiva EPBD sono fondamentali per incrementare l’attuale bassissimo tasso annuo di riqualificazione energetica nell’UE (1%), ridurre le bollette per cittadini e imprese e la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili importati, nonché per raggiungere un patrimonio edilizio a emissioni zero e completamente decarbonizzato entro il 2050. La direttiva rifusa stabilisce nuovi requisiti in materia di standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali e percorsi per la progressiva riqualificazione degli edifici residenziali, le infrastrutture per la mobilità sostenibile e l’energia solare negli edifici. Prevede inoltre l’istituzione di sportelli unici per la consulenza sulla riqualificazione degli edifici e include disposizioni sui finanziamenti pubblici e privati che renderanno la riqualificazione più accessibile e fattibile.
Altri sette stati membri sono poi stati notificati dalla Commissione per non aver recepito nella propria legislazione nazionale tre direttive delegate dalla Commissione, ovvero la 2025/1802 , la 2025/2363 e la 2025/2364, che modificano la direttiva sulla restrizione delle sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttiva 2011/65/UE – direttiva RoHS). La direttiva RoHS limita l’uso di sostanze pericolose, come il piombo, al fine di tutelare la salute umana e l’ambiente e consente il recupero e il trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in modo ecocompatibile. Essa prevede, a determinate condizioni, deroghe temporanee alle restrizioni sull’uso di diverse sostanze. Le direttive delegate rinnovano le esenzioni relative al piombo nelle saldature ad alta temperatura di fusione, al piombo nei componenti in vetro o ceramica, nonché al piombo come elemento di lega in acciaio, alluminio e rame. Il rinnovo delle esenzioni non indebolisce la tutela dell’ambiente e della salute.
Tre Stati membri – Belgio, Cipro, Ungheria – hanno ricevuto la lettera di messa in mora per non aver recepito integralmente la direttiva di esecuzione 2025/2449 della Commissione relativa all’esame di alcune varietà di specie vegetali agricole e orticole. La 2025/2449 mira ad armonizzare le procedure per l’accettazione di nuove varietà di specie vegetali agricole e orticole, conformemente ai protocolli più recenti stabiliti dall’Ufficio comunitario delle varietà vegetali.
Altre due direttive non interamente recepite entro il 19 giugno da ventidue membri sono state la 2024/1499 del Consiglio e la 2024/1500 del Parlamento e del Consiglio. Si tratta di direttive che si occupano della parità di trattamento e trattano le norme degli organismi per la parità negli Stati membri sostenendo le vittime di discriminazione, conducendo indagini, pubblicando relazioni ed emettendo raccomandazioni su questioni connesse alla discriminazione. Le direttive stabiliscono requisiti minimi a livello UE per la parità degli organismi in una serie di settori chiave. Tra questi la discriminazione basata su religione o credo, disabilità, età e orientamento sessuale in materia di lavoro e discriminazione di genere in materia di sicurezza sociale; l’indipendenza da influenze esterne; risorse umane, tecniche e finanziarie sufficienti; e poteri sufficienti per adempiere al proprio mandato.
Infine, 24 Stati membri, tra cui l’Italia, hanno visto avviate procedure di infrazione contro di loro per il mancato recepimento della direttiva 2024/2749, che modifica diverse direttive UE relative alle procedure di emergenza per la valutazione della conformità, la presunzione di conformità, l’adozione di specifiche comuni e la sorveglianza del mercato a seguito di un’emergenza del mercato interno.
Tale direttiva fa parte del pacchetto IMERA, la legge sulla resilienza e l’emergenza del mercato interno, lo strumento di crisi dell’UE volto a garantire la libera circolazione di beni, servizi e persone essenziali e la disponibilità di forniture critiche in tutta l’UE durante una crisi. Del pacchetto IMERA fa inoltre parte regolamento omnibus 2024/2748.

