La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente all’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (Eacea) di interrompere il finanziamento comunitario da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia. La decisione, comunicata sabato 11 luglio via social dalla vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, è legata alla riapertura del padiglione russo in occasione della 61esima Esposizione internazionale d’arte, inaugurata lo scorso 9 maggio. La misura ha immediatamente spaccato la politica italiana, con reazioni durissime sia nella maggioranza sia nelle opposizioni, mentre la Fondazione Biennale ha annunciato di voler “far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti”.
Il contributo in questione, pari a 2 milioni di euro nell’arco di un triennio, rientra nel programma Creative Europe MEDIA e sostiene in particolare le attività cinematografiche della Biennale, dal Venice Production Bridge alla formazione professionale nel settore audiovisivo. Secondo quanto dichiarato da Virkkunen, la raccomandazione trasmessa all’Eacea “fa seguito a un’attenta valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura del padiglione russo”. La vicepresidente ha aggiunto che “la cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici” e che tali valori “non sono rispettati nella Russia di oggi”.
La raccomandazione della Commissione non è vincolante: la decisione definitiva spetta all’Eacea, l’organismo tecnico che gestisce concretamente i finanziamenti Ue nei settori dell’istruzione e della cultura e che, secondo quanto già emerso nelle scorse settimane, si sarebbe già espressa a favore del ritiro dei fondi. L’iter era stato avviato lo scorso 10 aprile con una prima lettera di richiesta di chiarimenti alla Fondazione, seguita da una seconda comunicazione il 23 aprile che concedeva trenta giorni di tempo per modificare la decisione o motivarla. Una terza lettera era stata inviata nelle settimane successive, a cui la Biennale sostiene di aver risposto puntualmente entro i termini stabiliti.
Le reazioni della politica italiana
L’annuncio ha innescato una spaccatura trasversale, non riconducibile ai consueti schieramenti tra maggioranza e opposizione. Dal centrodestra la reazione più dura è arrivata dalla Lega. La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha parlato di “una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia”, sostenendo che “l’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici” e che “non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles”.
Sulla stessa linea il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha definito “inaccettabile la censura imposta via social” da Virkkunen, e il suo predecessore Luca Zaia, secondo cui la misura rappresenta “un atto di arroganza istituzionale e di ostilità senza precedenti” nei confronti di “una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo”. Il capodelegazione leghista al Parlamento europeo, Paolo Borchia, ha parlato di “un abuso inaccettabile del potere finanziario da parte di Bruxelles”.
Anche nelle opposizioni le posizioni divergono. Il Movimento 5 Stelle si è schierato a fianco della Biennale: il deputato Gaetano Amato ha chiesto “un impegno serio del Governo per difendere e sostenere una delle più importanti istituzioni culturali del Paese”, mentre il senatore Luca Pirondini ha parlato di “un’intimidazione politica che un Paese come l’Italia non può e non deve accettare”.
Di segno opposto la posizione del Partito Democratico: il senatore Filippo Sensi ha criticato chi “si riscoprirà patriota e difensore della cultura, soprattutto quella di regime andata in scena alla Biennale”, mentre la deputata Irene Manzi ha attribuito la perdita dei fondi a “scelte sbagliate e tentennamenti del governo”.
Il leader di Azione Carlo Calenda ha replicato pubblicamente a Zaia chiedendo se l’Unione debba “contribuire a finanziare eventi che ospitano padiglioni di propaganda russa mentre aiuta l’Ucraina a difendersi dai russi”. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha invece definito la decisione della Commissione “giusta”.
La risposta della Fondazione Biennale
La Fondazione ha reagito con una nota ufficiale, lamentando le modalità con cui è stata resa nota la raccomandazione. “Apprendiamo su X da autorità politiche, e non dalle autorità tecniche preposte, di decisioni assunte in merito al contributo alla Biennale di Venezia dell’European Education and Culture Executive Agency”, si legge nel comunicato. La Biennale precisa di aver “risposto nei termini stabiliti a tutti i punti della terza lettera ricevuta dall’Eacea sul tema” e di attendere ora “una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti”.
L’istituzione ha inoltre sottolineato che i programmi interessati dal contributo europeo proseguono regolarmente, poiché il finanziamento Ue ne copre solo una parte marginale. Il caso sarà comunque all’ordine del giorno del Consiglio di amministrazione della Fondazione, convocato per mercoledì a Ca’ Giustinian: tra le comunicazioni del presidente Pietrangelo Buttafuoco figura un’informativa sulle lettere ricevute dall’Eacea in merito ai finanziamenti legati al Venice Production Bridge e alla Biennale Cinema.
Il contesto: la vicenda del padiglione russo
Il caso risale al 4 marzo, quando Buttafuoco aveva difeso la scelta di riammettere la Russia alla 61esima Esposizione internazionale d’arte, sostenuta dall’argomento secondo cui la Biennale “esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte”. Il padiglione russo, chiuso dal 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, non era mai stato riaperto nemmeno nell’edizione del 2024. La decisione aveva provocato la reazione di 22 Stati membri, i cui ministri della Cultura e degli Esteri avevano firmato una lettera congiunta chiedendo l’esclusione di Mosca dalla rassegna, e aveva portato alle dimissioni in blocco della giuria internazionale della Biennale Arte.
In Italia il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva preso pubblicamente le distanze dalla scelta della Fondazione, pur riconoscendone l’autonomia istituzionale, e aveva disposto l’invio di ispettori ministeriali a Venezia. La relazione degli ispettori aveva evidenziato che la Russia non era stata formalmente invitata e che il padiglione non avrebbe comunque potuto ottenere le autorizzazioni per aprire al pubblico. Il 9 maggio, giorno dell’inaugurazione della Biennale e della Festa dell’Europa, il padiglione è rimasto di fatto chiuso ai visitatori ma con le porte aperte e schermi che trasmettevano una performance video, una soluzione intermedia che non ha placato le polemiche né a Bruxelles né a Roma.

