Euroclear, la principale infrastruttura europea per la custodia e il regolamento delle transazioni finanziarie, ha avviato un’azione legale davanti a un tribunale commerciale di Bruxelles contro la Banca di Russia, segnando un nuovo sviluppo nella disputa internazionale sugli asset russi congelati in Europa dopo l’invasione dell’Ucraina.
La causa belga contesta una sentenza emessa a maggio dal Tribunale arbitrale di Mosca, che aveva condannato Euroclear al pagamento di circa 200 miliardi di euro di risarcimenti, accogliendo le richieste della Banca di Russia. Secondo la decisione russa, l’istituto con sede in Belgio avrebbe agito illegalmente in relazione al congelamento degli asset russi e alle discussioni in corso nell’Unione europea sull’eventuale utilizzo dei rendimenti o dei capitali immobilizzati.
Euroclear respinge integralmente la sentenza, sostenendo che il tribunale di Mosca non abbia alcuna giurisdizione sul caso e che il procedimento sia stato condotto in violazione dei principi fondamentali del giusto processo. L’istituto ha definito la decisione “ingiusta e fittizia”, sottolineando anche la natura a porte chiuse del procedimento e la mancanza di un contraddittorio effettivo. Per la società belga, l’unico foro competente resta quello di Bruxelles, dove si concentra la sua attività operativa e regolatoria.
La controversia si inserisce in un contesto più ampio di crescente tensione giuridica ed economica tra Mosca e le capitali occidentali. Dopo l’inizio della guerra su larga scala in Ucraina, l’Unione europea ha adottato un vasto regime sanzionatorio che ha portato al congelamento di asset della Banca di Russia e di altri soggetti statali russi nei sistemi finanziari occidentali.
Secondo le stime più diffuse, i Paesi occidentali hanno immobilizzato circa 260 miliardi di euro in asset russi, di cui circa 193 miliardi sono custoditi proprio da Euroclear in Belgio. Questa concentrazione rende l’istituto uno degli attori più esposti alle conseguenze legali e politiche del regime sanzionatorio europeo.
La posta in gioco va oltre il singolo contenzioso tra Euroclear e la banca centrale russa. Il caso potrebbe infatti avere implicazioni rilevanti per la futura gestione degli asset congelati, inclusa la possibilità di utilizzarne i rendimenti o, in scenari più avanzati, il capitale per sostenere la ricostruzione o il finanziamento di Ucraina. All’interno dell’Unione, il dibattito resta aperto tra Stati membri più favorevoli a una soluzione prudente e altri che spingono per un utilizzo più diretto delle risorse.
La Commissione europea aveva infatti sondato la possibilità di sostenere l’Ucraina attraverso l’utilizzo degli asset russi congelati. La proposta non ha trovato consenso al Consiglio europeo, dove Bart De Wever, primo ministro belga, si è opposto temendo ritorsioni future da parte di Mosca. Non è un caso che sia stato proprio il Belgio il primo Paese a fare muro, avendo appunto Euroclear sede a Bruxelles. Finora solo 3,8 miliardi di euro provenienti dagli asset hanno fatto parte della strategia europea di sostegno all’Ucraina, su iniziativa di singoli Stati.
L’opzione avanzata da Bruxelles pare però avere trovato favore oltre oceano. Il 18 giugno, un gruppo bipartisan di senatori degli Stati Uniti ha infatti presentato una proposta legislativa analoga a quella della Commissione, che consentirebbe di impiegare asset russi congelati sotto giurisdizione di Washington per finanziare l’acquisto di equipaggiamento militare destinato a Kyiv, ampliando così gli strumenti già disponibili nell’ambito delle sanzioni.
In questo contesto, la posizione di Euroclear assume un valore sistemico. L’istituto, infatti, non è solo un intermediario tecnico, ma un nodo centrale dell’architettura finanziaria europea, e qualsiasi decisione giudiziaria potrebbe influenzare la stabilità del sistema di custodia dei titoli sovrani.
La società belga insiste sul fatto che la controversia debba essere risolta esclusivamente nei tribunali europei, mentre la Banca di Russia continua a contestare la legittimità del congelamento degli asset e delle eventuali misure di utilizzo da parte dei governi occidentali.
Un’udienza preliminare nel procedimento belga si è già svolta il 25 giugno e ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime settimane. Gli osservatori sottolineano che la causa potrebbe diventare un precedente significativo nella gestione dei conflitti tra sanzioni economiche, diritto internazionale e giurisdizioni concorrenti, in un contesto geopolitico sempre più frammentato.

